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Bruno Beatrice, "l'indiano" della Fiorentina e un caso mai risolto
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Ci sono giocatori che hanno lasciato il segno nel mondo del pallone per le proprie gesta sul campo, ma anche per la generosità lasciata sul rettangolo di gioco, nonostante magari non una qualità eccelsa. Ma anche delle storie che, purtroppo, hanno ben poco a che fare con il gioco. Come quella di Bruno Beatrice, l'indiano come veniva chiamato ai tempi della Fiorentina, morto però di leucemia e protagonista di una vicenda incredibile, ancora oggi irrisolta.
Cresciuto nelle giovanili dell'Inter, Beatrice esordì come professionista nella Solbiatese, per poi giocare in Serie A nella Ternana, nella Fiorentina dal 1973 al 1976 e nel Cesena, collezionando complessivamente 126 presenze e 3 reti nella massima serie e 127 presenze e 2 reti in Serie B, aggiudicandosi la Coppa Italia 1974-1975 con la Fiorentina. La sua ultima squadra fu il Montevarchi, poi, appesi gli scarpini al chiodo, la tragedia. Nel 1985 Beatrice si ammalò di leucemia linfoblastica acuta e morì due anni dopo a soli 39 anni. Nel 2005 la procura di Firenze, su richiesta della vedova Gabriella Bernardini Beatrice, aprì un'indagine sulla morte del calciatore. L'ipotesi è che questa potesse essere stata determinata da un errato trattamento terapeutico al quale era stato sottoposto, come la radioterapia a base di raggi X anni prima per curare la pubalgia cronica. Un caso, quello di Beatrice, che poi si allargò ad altri ex compagni, che nel tempo si ammalarono e purtroppo morirono.
A raccontare la sua storia è stato il figlio Alessandro a Storie Di Calcio, trasmissione di TMW Radio: "Mi hanno raccontato di un babbo molto generoso e silenzioso, non era un estroverso come me. I ricordi che ho di lui sono pochi, perché se n'è andato a 39 anni e io lo vidi ad Arezzo l'ultima volta su un letto di ospedale, quando avevo 8 anni. Io e mia sorella abbiamo passato due anni vedendolo a Careggi dietro una porta che nascondeva la sagoma, perché era una camera asettica la sua. Nel 1976 viene sottoposto a raggi per curare la pubalgia, noi siamo venuti a conoscenza col passare del tempo che Bruno aveva fatto i raggi già nell'inverno del '75. Poi l'allenatore di allora, Carlo Mazzone, voleva avere Bruno perché la rosa di allora era composta da 14 ragazzi e ne aveva bisogno. Quindi Beatrice doveva andare in campo a tutti i costi. Volevano vincere la seconda Coppa Italia di fila, perché la Fiorentina non era in un momento bello. Per questo fu sottoposto a terapie. Negli anni poi si sono trovati ulteriori elementi, con la terapia che non era fatta solo con macchinari appositi ma anche di radiodiagnostica, aumentando l'amperaggio e la durata. In pratica gli fu distrutto il midollo, cosa che lpo ha portato nel 1985 a scoprire la leucemia, che poi lo ha ucciso".
E ha aggiunto: "Il litigio con Mazzone? La mia mamma me lo ha sempre detto, ma fu trovato anche dai NAS. Erano in ritiro e si arrabbiò perché Mazzone lo voleva tenere alla Fiorentina, quando ricevette una telefonata da un giornalista alla reception che gli diceva che era stato ceduto al Cesena, dove non voleva andare, si sentì profondamente deluso. Fu venduto perché un cavallo da corsa che ha problemi io lo rimetto in corsa e poi lo do via al miglior offerente. Loro sapevano di dare via un cavallo zoppo, gli acquirenti no".
Una vicenda terribile, che è andata avanti ma non con l'esito sperato: "Le indagini portarono alla identificazione di possibili responsabili, perché poi non c'è stato il giudizio finale per la prescrizione, avvenuta nel 2009, da parte della Procura di Firenze. Con la documentazione raccolta, siamo andati avanti con la causa civile. Siamo arrivati a dei punti di svolta, in cui sono emersi elementi importanti ma anche in questo caso i poteri hanno fatto sì che qualcosa fermasse l'ingranaggio della giustizia. Come è possibile però chiedere giustizia in questo Stato, visti i costi da sostenere per queste cause? Ma io non mi sono arreso. Io e mia sorella abbiamo sempre chiesto di sapere la verità e dare giustizia a mio padre. Oggi farei pagare tutti i protagonisti di questa vicenda. I calciatori? Sono tutti amici finchè non chiedi di parlare di lui. Per quanto riguarda gli altri casi, non posso dire che c'è correlazione con quello che facevano o prendevano, ma rimangono dei dubbi importanti. E ci sono ex calciatori che oggi cominciano ad avere paura. Due soli, Ferruccio Mazzola e Carlo Petrini sono quelli che hanno gridato, prima di lasciare questa vita, lo schifo che c'era allora nel calcio".
E ha concluso dicendo: "Siamo tifosi della Fiorentina, il sentimento c'è eccome, mia figlia si chiama anche Viola. Non sono mai stato invitato se non una volta da Joe Barone, quando abbiamo consegnato al Viola Park la maglia di Bruno con la coccarda della Coppa Italia. Ho provato spesso con i Della Valle ma nulla, avevo rapporti con Pradè e Ferrari, anche con Joe Barone. Moreno Roggi ci è sempre stato vicino".
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