Fiorentina, il dg Ferrari: "Lavoriamo per riportare un trofeo. Spiego il cambio di Grosso"
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Daniele Najjar
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Oggi alle 20:26Serie A
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03.10.2026 20:26Serie A
Il direttore generale della Fiorentina, Alessandro Ferrari, ha parlato - intervistato da Fabiana Della Valle - dall’Auditorium di Santa Chiara di Trento nel corso del Festival dello Sport dedicato ai 100 anni del club viola. Ecco di seguito le sue parole raccolte dà TuttoMercatoWeb.com.
Il momento più emozionante del centenario?
"Ce ne sono stati davvero tanti, abbiamo iniziato a ricordarlo da luglio e andremo avanti fino a dicembre, partendo da quando siamo stati in piazza con i tifosi, Catherine e Giuseppe Commisso sono stati travolti dall'entusiasmo dei tifosi. Hanno parlato di continuità e di un sogno che Rocco Commisso ha iniziato".
Com'è stata la serata del Franchi?
"È stato bellissimo invitare tanta gente che ha lavorato alla Fiorentina e che magari mancava da 20-30 anni. Rui Costa? Ci siamo scritti per un paio di giorni e poi mi ha scritto: 'Domani vengo'. Mi ha ringraziato dicendo: 'Non hai idea di quanta voglia abbia di tornare a Firenze e rivedere i tifosi. È importante capire i valori di questi cento anni di storia. Giuseppe Commisso ha voluto che fosse un momento di ritrovo per tutti, cercheremo di fare in modo di non deludere nessuno".
Quanto sarebbe stato felice Rocco nella serata del Franchi?
"Ci è mancato tantissimo, sarebbe stata la persona più felice del mondo e ci sarebbe stato di grande aiuto perché prendeva decisioni con molta decisione e facilità. Moglie e figlio hanno deciso di continuare il suo sogno. Il centenario è stato festeggiato cercando di non dimenticare nessuno e lui ne sarebbe stato felice".
Quanto è importante avere una società così seria alle spalle?
"Avere una società così seria alle spalle ti mette nelle condizioni di poter fare del tuo meglio. Abbiamo speso tanto quest'anno, il presidente ci ha dato fiducia e ora dobbiamo ripagare la sua fiducia. Rocco assieme a moglie e figlio si era accorto che mancavano le strutture, gli uffici erano sparsi, i campi erano al limite. Assieme a Joe Barone hanno trovato questi terreni e ne hanno fatto una specie di campus americano. È un bel posto, tutti quelli che arrivano dicono che è bellissimo. Oggi c'è un centro sportivo dove i ragazzi possono crescere non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello umano".
Quanto ci avete messo a costruire il Viola Park?
"Solo due anni, mi viene da piangere perché le infrastrutture in Italia hanno tempi diversi. Si possono fare determinate cose. Speriamo di trovare ora una buona soluzione per lo stadio per accelerare e completare uno stadio per i giocatori e per i tifosi, perché vengano a vedere una partita e non un cantiere".
Quanto erano importanti i giovani per Rocco Commisso?
"Ragazzi e ragazze sono sempre stati nel suo cuore, passava il tempo al Viola Park, faceva sedere i ragazzi sulle ginocchia e gli chiedeva tutto, da come mangiavano a come dormivano, se mancasse loro qualcosa. Tutte quelle attenzioni che aveva le ha trasmesse a noi che proviamo oggi a portarle avanti".
Come vi confrontate con la società?
"Abbiamo sempre parlato insieme delle possibilità per far superare le difficoltà alla Fiorentina nei momenti difficili, è stato così quando abbiamo deciso di cambiare Vanoli, come poi nel prendere Fabio Paratici. Ci si confronta sempre cercando di valutare assieme pro e contro di ogni persona da prendere per la Fiorentina. Vanoli aveva già fatto bene qui, ha una carica pazzesca ed è qui con noi. Paratici ha fatto esperienze italiane e internazionali importanti. Siamo una squadra che vuole arrivare lontano".
Quali sono i criteri con cui scegliete i giocatori?
"Mette le basi per partire con fondamenta solide. Il mix è fra giovani e giovani internazionali che possano crescere ulteriormente da noi, che si possano trovare bene l'uno con l'altro. Paratici arriva da un'esperienza fuori dall'Italia e abbiamo avuto la possibilità di andare a vedere anche profili più lontano. L'età, le prospettive e la funzionalità nel nostro gruppo sono ciò che cerchiamo. Mettiamo le basi per i prossimi anni".
Alla piazza manca un trofeo.
"Manca tanto anche a noi. Siamo andati vicini ai trofei con tre finali, ma i trofei li vince una squadra sola ed è complicato per questo. Vogliamo però sognare e far sognare i nostri tifosi. È un qualcosa cui pensiamo, ma non deve essere un'ossessione. Deve essere qualcosa che abbiamo in mente, sappiamo quanti anni sono passati, possiamo solo immaginare cosa significherebbe per la tifoseria vincere un trofeo. Ci sono tanti competitor, stiamo provando a fare qualcosa di bello".
L'Europa è un altro obiettivo?
"L'Europa è sempre l'Europa, che sia Champions, Europa League o Conference ti dà la possibilità di confrontarti con altre realtà e di fare esperienze diverse ai giocatori. I posti sono pochissimi e dobbiamo fare una scalata enorme per quello che è stato l'anno scorso. Come abbiamo il sogno di vincere abbiamo anche quello di tornare in Europa".
Uno shock perdere 3 partite? Per quello non avete aspettato con Grosso?
"Sono decisioni che bisognava prendere, prendendosi delle responsabilità, abbiamo cercato una linea che potesse dare fiducia ai ragazzi ed all'ambiente. L'anno scorso siamo giunti a questa decisione verso novembre quando molto era già compromesso. Quest'anno pensiamo di poter fare un campionato diverso e non vogliamo avere nessun alibi per quello che possiamo fare. Nel calcio queste cose succedono, ci sono tempi giusti o sbagliati, ma purtroppo succedono".
Bove cosa vi ha lasciato?
"Un ragazzo eccezionale, ho ancora la lettera che mi ha lasciato quando è andato via, ci ha fatto prendere uno spavento enorme. Per fortuna è andato tutto bene, lui è un ragazzo lucido e serio, per fortuna ora ha ritrovato il campo, la vita che voleva, perché voleva fare il calciatore. Da noi sarà sempre il benvenuto".
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