Fagioli e il periodo di squalifica: "Grato alla Juve e Allegri per essermi stati vicini"
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Gaetano Mocciaro
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Oggi alle 12:15Serie A
autore Gaetano Mocciaro
10.10.2026 12:15Serie A
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Nel corso dell'intervista rilasciata a Sportweek, il centrocampista della Fiorentina, Nicolò Fagioli, è tornato sul momento difficile vissuto con la squalifica per le scommesse sul calcio. Queste le sue parole: "È stato strano perché già sei mesi prima sapevo che sarei stato squalificato e nonostante ciò ho continuato a giocare. Sono grato alla Juventus e ad Allegri che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: te la senti? E io tutte le volte rispondevo: sì, voglio giocare. Dei sette mesi in cui sono rimasto fermo il primo è stato veramente il più difficile perché non ero abituato a stare lontano dal terreno di gioco. Nei successivi sei, invece, sono stato bene, almeno per i primi tempi. Sai, un calciatore è sempre immerso in questo frullatore quotidiano fatto di allenamento-partita-allenamento. Io ho potuto staccare la testa e mi divertivo a vedere i miei compagni giocare. Mi ha aiutato potermi allenare in settimana con la squadra tranne che nei giorni immediatamente precedenti alla partita, quando correvo o facevo palestra da solo. Insomma, è stato ovviamente un periodo complicato, in cui però sono riuscito a trovare qualcosa di positivo.
Qual era il tuo primo pensiero prima di andare a dormire e qual è invece oggi?
"Allora l'ultimo pensiero era di tornare presto in campo. Prima della squalifica speravo che mi dessero il meno possibile, dopo pregavo di rientrare in fretta. Ora l'ultimo pensiero la sera è cosa mi aspetta il giorno dopo, cosa ho sbagliato nella giornata appena finita, in che cosa posso migliorare".
Fagioli poi ha ammesso di dover ancora crescere tanto, soprattutto come uomo:
"Nella testa resto un ragazzino, mi piace tanto divertirmi, stare con la famiglia, la ragazza, gli amici. Non mi piacciono la noia e rimanere da solo. Ma mi rendo conto che devo diventare più responsabile verso me stesso e le altre persone. E in campo uguale: in allenamento e in partita voglio essere un punto di riferimento per allenatore, società e compagni. Anche fuori dal campo".
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