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Genoa, punto d'oro e grandi progressi, Sheva bravo a cambiare mentalitàTUTTOmercatoWEB.com
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lunedì 29 novembre 2021, 11:20Copertina
di Pierluigi Gambino
per Genoanews1893.it

Genoa, punto d'oro e grandi progressi, Sheva bravo a cambiare mentalità

L'Udinese non vale la Roma, ed è risaputo, ma tra il Genoa del turno infrasettimanale e quello ammirato a Udine c'è un abisso. Mai i rossoblù avevano giocato con quest'autorità, con una padronanza del campo, con un'organizzazione di questo livello. Sheva non ha cambiato gli uomini – in campo sono scesi gli stessi di quattro giorni fa, eccettuato Bianchi per Pandev – ma lo spirito, le posizioni in campo, persino la tenuta atletica. Il Grifone visto al Friuli  ha lanciato finalmente un messaggio in controtendenza: appena torneranno un po' di titolari sul fronte d'attacco, strappare risultati utili in partite considerate perse in partenza non sarà più un'utopia.

Era basilare tornare a casa con un punto. Missione compiuta a capo di una prestazione difensiva sopra le righe, con un Masiello fresco e scattante come un ventenne, ma anche con due altre guardie scelte come Biraschi e Vasquez, ritemprati dalla nuova cura. Importante e puntuale anche l'apporto in fase di filtro garantito da un centrocampo disposto al sacrificio. D'altronde, una regola fissa nel calcio è che le salvezze si conquistano beccando meno gol possibile piuttosto che realizzandone una caterva.

E' nel reparto mediano, tuttavia, che si sono notati i progressi più evidenti soprattutto sotto l'aspetto dinamico e dell'applicazione. Appena riconquistata palla – e qui sta la vera novità di giornata – era tutto un proporsi per dettare il passaggio al compagno. Una fase di gioco alla quale l'ucraino ha messo immediatamente mano, con risultati eccellenti: tanto che nella zona nevralgica il Grifone non ha perso la sfida. Davvero un notevole passo avanti al confronto dell'ultimo match, caratterizzato da improvvisazione, lentezza, scarsa disponibilità.

Due solo i calciatori che non hanno risposto ai richiami di Sheva. Uno è Sabelli, confermatosi involuto in ogni porzione di campo: non impeccabile in copertura e pasticcione quando si trattava di costruire. Il suo rimpiazzo, Ghiglione, ha fatto meglio, giungendo anche a sfiorare il gol con una bordata rintuzzata a fatica dal portiere. Probabile che il cambio sia avvenuto troppo tardi.

La seconda delusione – ben più prevedibile – è giunta da Bianchi, che ha ribadito certi limiti già squadernati in altre esibizioni. Battersi si batte, non si risparmia mai nel rincorrere gli avversari, ma da un attaccante si pretende ben altra concretezza, e i suoi disagi non si possono solo spiegare con la strabordante fisicità delle guardie scelte bianconere. Non è un azzardo scrivere che, se fosse stato disponibile Destro (su Caicedo, ormai, è preferibile stendere un velo pietoso), il Genoa si sarebbe giocato cospicue chances di vittoria.

Da promuovere è invece l'altro attaccante, Ekuban che, impegnato nel suo ruolo naturale, seconda punta, ha interpretato la gara alla grande procurandosi pure con una giocata da campione l'occasione di sbancare lo stadio Friuli: purtroppo nella conclusione uscita di un metro ha concorso la sua limitata propensione al gol.

A Shevchenko, piombato in un ambiente così depresso, non si poteva chiedere di più: è riuscito a rianimare una squadra in stato comatoso, conferendole un'altra mentalità, e anche la scelta dei cambi in corso d'opera risulta azzeccata: un particolare non di poco conto.

La classifica resta deficitaria, ma questo turno di campionato ha offerto diversi spunti di ottimismo: il pari (verdetto ideale) tra le cenerentole Cagliari e Salernitana, il ko dello Spezia e quello del Venezia, che appare il solo team da assorbire, tra qualche settimana, nel calderone. La stessa Udinese, all'esame finestra del confronto diretto, non è sembrata (al di là dello strapotere in fatto di muscoli e centimetri) squadra con la salvezza già in tasca.

Niente male neppure la sconfitta del Milan, prossimo antagonista: la contesa infrasettimanale resta tremenda ma non più impossibile come pareva qualche giorno fa.

                                   PIERLUIGI GAMBINO

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