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Per vincere l'Inter di Conte è condannata ad essere una squadra operaia. Per questo motivo Darmian si sta rivelando più adatto di Hakimi, per questo motivo Eriksen verrà ceduto a gennaioTUTTOmercatoWEB.com
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domenica 29 novembre 2020 09:04Editoriale
di Raimondo De Magistris

Per vincere l'Inter di Conte è condannata ad essere una squadra operaia. Per questo motivo Darmian si...

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
Per tornare a vincere, l'Inter è tornata a giocare come nella passata stagione. Per ritrovare solidità difensiva, l'Inter ha abbandonato qualsiasi pretesa di squadra spettacolare ed è tornata a vestire i panni della provinciale. Nel senso più nobile del termine. Al Mapei Stadium la squadra di Antonio Conte non ha subito gol ed è solo la seconda volta in questo campionato. Un'anomalia a differenza di quanto accadeva un anno fa: non è un caso.

Molto bene in fase di non possesso Lautaro e Sanchez, impeccabile soprattutto il centrocampo che ha fatto la differenza: senza trequartista, con Vidal e Gagliardini interni e Barella davanti alla difesa. La squadra di Conte ha rinunciato a qualsiasi velleità di dominio e il dato del possesso palla in questo senso è emblematico: ha stravinto il Sassuolo, col 61%, ma poi sul campo ha stravinto l'Inter. E' un dato che ha un grande valore perché ricorrente: l'Inter di Conte vince molte più partite quando non ha il controllo del pallone, quando lascia il controllo del match agli avversari e sfrutta i suoi errori. Come accaduto ieri.

Cosa serve per farlo? Serve giocare con un'aggressività che s'è finalmente vista per tutti i 90 minuti e spesso quest'anno era mancata. Serve un centrocampo di grande sostanza, di incontristi più che inventori. Il terzo gol è arrivato dall'asse Darmian-Gagliardini, forse i due elementi che esprimono meglio questo spirito nerazzurro. Perché entrambi nell'Inter ideale non sarebbero mai in campo e invece Conte per ritrovare punti e certezze gli sta dando grande credito e anche oggi li ha schierati dal primo minuto, preferendoli ad Hakimi ed Eriksen.

Già, Hakimi ed Eriksen in panchina per tornare a vincere. Sembra un paradosso, perché sono per distacco i due acquisti più importanti fatti dall'Inter nell'ultimo anno. Ma se ci pensate non è così: perché le squadre di Conte sono sempre state l'esaltazione dei gregari. Perché è con Conte che calciatori come Padoin e Giaccherini hanno trovato la loro gloria a discapito di giocatori tecnicamente più dotati.
Ritorno al passato, quindi. Che porterà inevitabilmente all'accantonamento di una rivoluzione che Conte ha abbozzato in questo avvio di stagione con risultati deludenti. Senza cambiare modulo, ma col trequartista e una linea difensiva a 40 metri da Handanovic, l'Inter provata da Conte nella prima parte di stagione è sembrata una brutta copia dell'Atalanta di Gasperini: vulnerabile, in costante difficoltà appena gli avversari superavano la prima linea di pressing perché alle prese con costanti uno contro uno. Il culmine di questa involuzione s'è vista nella prima ora col Torino, in cui certamente è mancato furore agonistico ma soprattutto equilibrio. Ai granata bastava trovare il giusto spazio in verticale per ritrovarsi tre contro tre perché i centrocampisti con troppi metri da coprire erano sempre in ritardo.

E allora Hakimi in panchina per far spazio a un Darmian che dà molta più copertura ed equilibrio. Gagliardini nell'undici titolare al posto di un Eriksen che s'è accomodato per l'ennesima volta in panchina ed è stato pubblicamente scaricato dalla società. Nel pre-partita Giuseppe Marotta è stato piuttosto chiaro: andrà via perché incompatibile tatticamente al tecnico nerazzurro. A quell'Antonio Conte che da tecnico è l'esaltazione della corsa e del sacrificio, a quel Conte che porta in cielo i Giaccherini e negli abissi gli Eriksen nel nome di un 3-5-2 che non è solo un modulo. E' l'unica strada per raggiungere il suo calcio migliore, è LA via per vincere i campionati. E pazienza se per strada viene sacrificata la Champions, una competizione dove lasciare il controllo del gioco agli avversari vuol dire, a un certo punto, consegnarsi agli avversari.
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