Indice di liquidità, decreto crescita e seconde squadre: il botta e risposta fra Gravina e Casini
Un "motore che perde colpi". Così Gabriele Gravina, in occasione dell'evento del Foglio Sportivo, definisce il calcio italiano. "Non voglio sembrare una voce fuori dal coro - ha proseguito il presidente della FIGC nel corso del suo intervento - c’è stata una disfatta, è vero, ma calcio italiano non è solo Nazionale maggiore che resta un punto di riferimento, però tre nazionali giovanili si sono qualificate nelle fasi finali dei tornei". Il tema di liquidità è l'ultimo argomento di scontro e confronto con la Serie A: "Se rimaniamo ancorati a vincoli, perdiamo di vista i veri obiettivi. Non c’è motivo di discordia, è stato un confronto lungo e approfondito".
Botta e risposta con Casini. Presente al fianco di Gravina, Lorenzo Casini, presidente di Lega Serie A, risponde così: "Non posso essere d’accordo sullo 0,5 indicato dal Consiglio federale. La Serie A aveva chiesto di ritardare l’inserimento dell’indice come elemento per l’iscrizione ai campionato. Faccio solo una battuta, il Manchester United a settembre aveva indice a 0,5, forse si poteva arrivare a 0,4". Tra le cose da migliorare per il calcio italiano, sostiene il numero uno di via Rosellini, le regole sulle seconde squadre, considerate troppo limitanti.
E il decreto crescita? "È un problema nelle modalità con cui viene utilizzato", prosegue Gravina, in questo vicino - almeno nelle dichiarazioni - alla posizione di Casini, per il quale il "problema non è l'uso ma l'abuso". Le resistenze, ricorda il numero uno federale, sono però legate alla politica. Sul tema, da registrare anche l'intervento di Umberto Calcagno, presidente AIC e vicepresidente FIGC: "È un danno per il calcio italiano".






