La Roma crolla ma Mourinho promette amore eterno. E Renato Sanches è un mezzo caso
Un pomeriggio folle, una sconfitta che pesa più del dovuto. Il 2-0 incassato a Bologna da una Roma scarica sia mentalmente che fisicamente ha messo in evidenza i soliti fantasmi del passato, quei limiti che spesso la squadra di José Mourinho ha palesato nella gestione del portoghese. La reazione nel secondo tempo non c'è minimamente stata, tolto qualche sussulto i capitolini hanno faticato a compiere pure le scelte più facili: Ndicka è stato sverniciato da Ndoye, la difesa ha traballato in più di un'occasione, l'attacco s'è visto soltanto quando Belotti ha deciso di ingaggiare (e perdere) la sua personalissima battaglia con Ravaglia.
Mezzo caso
E forse quel cambio di Renato Sanches dopo appena 18 minuti insieme alle parole di Mourinho in conferenza stampa - non a Dazn dove ha inizialmente smorzato i toni per poi rincarare la dose lontano dalle telecamere - fanno capire quali sono i profili da rivedere già nel mercato di gennaio. Grandi nomi ma pochissima resa, a differenza di una squadra ben messa in campo e con una cattiveria agonistica diametralmente opposta.
Amore eterno?
A far discutere - in un senso o nell'altro - sono comunque le parole di José Mourinho al termine dell'ennesima disfatta esterna: "Il compito che mi è stato affidato è quello di lavorare al mio massimo ogni giorno. La proprietà è sovrana. Io quello che voglio mettere in chiaro è che ci sono tante cose che mi avvicinano a questo club e a questo popolo... Non voglio che la gente pensi che la mia frustrazione sia più forte della vicinanza che io sento per la Roma. Se succederà, la mia partenza a fine stagione non sarà una mia scelta". La palla passa ora alla dirigenza, con un futuro tutto da decifrare.






