Malagò e la panchina della Nazionale. Tra Pirlo e Mancini apre a una terza via
Giovanni Malagò, presidente della FIGC, ha concesso un'intervista a Sky e fra i temi trattati c'è ovviamente quello del futuro commissario tecnico della Nazionale:
“Voglio puntualizzare una cosa. Io ho impiegato due settimane per portare a bordo Maldini e Leonardo: essendo persone molto serie e molto interessate al progetto, hanno voluto entrare nel dettaglio, nella specificità di quello che avessi in mente, di come sono strutturate le cose, di chi lavora e di chi potrebbe lavorare nell’ambito del settore tecnico. Avete visto che hanno già fatto un blitz a Coverciano: in queste due settimane, nelle quali ho fatto 7-8 call e videoconferenze, abbiamo parlato di tantissime cose. Quella di cui abbiamo parlato meno è stata quella economica e contrattuale. Nel calcio, invece, il problema principale è sempre quello economico-contrattuale. Noi abbiamo messo questo come ultimo aspetto, per avvalorare la qualità e la serietà dell’interlocuzione con loro due. In questo quadro, abbiamo declinato il concetto della condivisione delle scelte: quella apicale è ovviamente quella del commissario tecnico. Ma non è certo l’unica: ci sono diverse altre figure, dal team manager al collante con la squadra, al coordinamento con le componenti, in tutti i settori. Per fare dei cambiamenti bisogna sapere di cosa si parla: io stesso cerco di apprendere e conoscere come stanno le cose, poi, se ho idee diverse, devo sottoporle al consiglio federale. Sull’allenatore non c’è alcun tipo di scontro. La parola condivisione, però, parte da un’idea che deve essere al 100% d’accordo tra le parti: ammesso e non concesso che questa idea ci sia, poi va declinata a livello pratico. Cioè come è accaduto con Maldini e Leonardo: siamo a dieci giorni, stiamo parlando con un soggetto che magari è stato individuato ma con cui stiamo definendo. Ci sono carte che non posso girare, come non ho potuto farlo con Maldini e Leonardo. Spero di essere stato chiaro”.
Certo.
“Se posso aggiungere una cosa, per cultura, è che mi sembra che tutti siano contenti dell’impostazione Maldini e Leonardo. Se domattina l’azionista di Sky chiama il direttore generale con delega al calcio e gli propone Mario Rossi, e quello non è convinto da Mario Rossi, si chiede che cosa sia venuto a fare. Ci si confronta, sulle idee, sul contratto, sull’opportunità di puntare su Mario Rossi”.
La shortlist è limitata a Mancini e Pirlo o ci sono altri nomi possibili?
“Ci possono essere altri nomi possibili. Ci tengo a dire delle cose: c’è una riflessione su cui non esprimo giudizi. Uno dice: prendiamo un mammasantissima, senza fare nomi. Intanto c’è da capire se è disponibile o interessato. Diamo per buono che lo sia, c’è da capire che pretesa abbia e se sia conciliabile con i nostri bilanci. Senza esprimere giudizi, io per il 2026 ho la quota lasciata sul riparto dell’ingaggio di Gattuso, che credo sappiate qual è (800 mila euro annui, ndr), che era stato generoso nell’accettare l’offerta. Siamo lontanissimi dal mammasantissima. Poi magari sente che Malagò è disposto ad aiutare, che la Lega è disposta ad aiutare, che ci possono essere sponsor. Ma questo vale per il 2027: devi prima impegnarti e poi trovare le risorse. C’è poi anche una questione: ieri, in finale, e non voglio dire che sto pensando a qualcuno, c’erano due allenatori, come Scaloni e De La Fuente. Uno era un buon giocatore, ma non ha fatto la storia del calcio e i giornalisti argentini dicono che sia finito lì dopo che alcuni allenatori prestigiosissimi avevano declinato, perché la nazionale argentina due Mondiali addietro era una polveriera. Messi, nel 2019, aveva lasciato… Scaloni, senza questo pedigree pazzesco, ha fatto dell’incredibile: ha vinto un Mondiale, ne ha perso uno a cui è arrivato per miracolo, nel frattempo ha mortificato le altre nazionali sudamericane con la Copa America. De La Fuente, invece, eredita da dei mostri sacri, tra cui Luis Enrique, la panchina della Spagna, arrivando dalla filiera giovanile della Federazione, tanto che ci sono alcuni giocatori, come Unai Simón, che si porta dietro dal 2019. Dobbiamo riorganizzare il sistema e la metodologia, per far sì che gli italiani giochino il più possibile, meglio e siano valorizzati. Io mi fermo qui: non c’è niente di peggio che tutti vogliano fare tutto. Credo che sia importante rispettare le idee che ho condiviso con Maldini e Leonardo, ma che per primo ho espresso quando sono stato eletto presidente. Anche perché il consiglio federale è rimasto inalterato, le persone che lavorano in federazione sono le stesse: se non cambiano cultura e mentalità, come può cambiare il risultato?”.
C’è un modo per rendere di nuovo conveniente la creazione del talento italiano?
“Sarò breve. Questo tema rappresenta il 60-70% dei discorsi che ho fatto con Paolo Maldini e Leonardo, ed è di questo che parliamo con chi riteniamo possa essere una soluzione. Se uno non è convinto, può anche essere il più bravo, ma serve realismo: ci si deve qualificare a tutti i costi, e siamo d’accordo. Ma dubito ci possa bastare: io sono ambizioso, come lo sono Maldini e Leonardo. Noi dobbiamo alzare moltissimo il livello con delle politiche mirate, che non hanno nulla a che fare con chi si siede sulla panchina della Nazionale”.






