Parliamoci chiaro: la vittoria dell'Europeo è stata l'eccezione
Non vinciamo la Champions League dal 2010. L'ultima Coppa UEFA la portò in Italia Alberto Malesani, a Parma, nel 1999. Di Europa League nemmeno a parlarne. Negli ultimi dodici anni non solo abbiamo portato in semifinale di Champions molte meno squadre di Liga, Premier League e Bundesliga, ma abbiamo fatto peggio anche della Ligue 1. Non abbiamo preso parte all'ultima Coppa del Mondo, non andiamo oltre il girone di qualificazione dal 2006, quando vincemmo. Fu quella una estate di festa ma anche l'inizio del declino, un declino che dopo tanti anni ancora non si è interrotto.
Siamo capaci di grandi exploit, di esaltarci quando nessuno ci dà credito. Quando i tifosi inglesi cantano 'It's coming home' ci consegnano proprio la spinta di cui abbiamo bisogno e andiamo oltre. Nessuno come noi in quei momenti... Ma cosa siamo nella normalità? Qual è il nostro livello quando non c'è quella bolgia euforica che ci permette di vivere notti indimenticabili a Berlino come a Londra?
Siamo purtroppo la periferia del calcio che conta. E anche se ci convinciamo di altro, ogni anno l'Europa ci presenta il conto. Non reggiamo il confronto, non viaggiamo alla stessa velocità. Sia chiaro: la Nord Macedonia era battibilissima, al Barbera abbiamo regalato la partita perché noi siamo così. Siamo quelli che battono l'Inghilterra a Wembley e poi buttano il primo posto a Firenze contro la Bulgaria. Grandi picchi, grandi crolli. Da 15 anni, però, il problema è la normalità: siamo soprattutto sempre più lontani dal vertice, abbiamo un campionato che per competitività somiglia all'Eredivisie più che alla Premier League. Siamo coloro che hanno voglia di riformare solo a parole. Diciamo di voler cambiare tutto, ma in realtà non cambiamo mai nulla. Altro che gattopardismo, peggio: l'immobilismo più totale. Fermi come quell'Immobile che stasera, ancora una volta, è stato tra i peggiori in campo.






