Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventobresciacasertanacesenafrosinonelatinalivornonocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / inter / Editoriale
L’Inter in testa ma c’è troppa paura di ripetere gli errori del passatoTUTTO mercato WEB
Oggi alle 07:00Editoriale
di Lapo De Carlo
per Linterista.it

L’Inter in testa ma c’è troppa paura di ripetere gli errori del passato

Parlare di calcio è da tempo un esercizio complicato. L’Inter è attualmente in testa alla classifica e questo implica che la squadra goda di un ulteriore credito. Le eventuali perplessità vengono messe da parte e l’ambiente si carica con entusiasmo.
Quest’anno è invece in atto una contrapposizione tra tutti quelli che seguono l’Inter e, presumibilmente la amano. Le critiche sono in corso fin da prima che iniziasse la stagione e stanno proseguendo, prescindendo dai risultati, per un concorso di elementi tristemente unico.

La somma delle vicende accadute negli ultimi anni, nonostante momenti entusiasmanti, ha avuto alcuni epiloghi che hanno corroso la fiducia e portato molti più elementi di preoccupazione di quanto non fosse in passato, a prescindere dall’attuale situazione in classifica.
Il mantra di una parte del tifo nerazzurro “siamo primi, la squadra è forte, gioca bene, Chivu è bravo, di cosa vi lamentate”, si contrappone in modo infastidito al brontolio perpetuo dell’altra parte che esprime invece critiche feroci a tutti, quando si verificano fatti che confermano le preoccupazioni.
In effetti, in una situazione normale, la capolista che viene fermata in casa dopo una bella partita con la terza in classifica, non dovrebbe irritare più di tanto i tifosi.
Qui invece si legge e si sente di tutto, con un frastuono insolito che ribadisce il rancore di quei tifosi che non hanno ancora elaborato il lutto sportivo per la scorsa stagione, e riflette ancora su quello scudetto perso da molti giocatori ancora presenti, anche col Milan.
Perciò se l’Inter non vince più gli scontri diretti con Napoli, Milan e Juventus, conferma l’ipotesi che la squadra non sia ancora matura.
Quello che annoia è l’estrema polarizzazione del tema, con argomentazioni che scivolano nell’estremo e riducono tutto ad una banale questione emotiva.
E’ la noiosissima fase in cui, per esprimere un’opinione, devi far riferimento agli opposti che esagerano le critiche portandole all’estremo. Ecco perciò gli inevitabili: “sembra che abbiamo perso 3-0 col Napoli” o “sembra che la squadra sia settima” che vanno in conflitto con le tesi negative esasperate.
Personalmente sono predisposto alla critica verso questa Inter, dopo il pari col Napoli. Mi limito a dire che non riuscire mai a vincere certe partite ha certamente una spiegazione.
Non è casuale.
Il fatto che l’Inter prenda sempre gol nel finale è un dato statistico inoppugnabile.
Annotare che il centrocampo nerazzurro è orfano di un giocatore fisico e strutturato, anche uno non particolarmente dotato tecnicamente, com’era ad esempio Muntari, e possa entrare nel finale e dare robustezza, è una valutazione che non metterà d’accordo tutti ma è calcisticamente interessante.
Notare che il Napoli aveva diverse assenze, aumenta i dubbi.

A margine va detto che il calendario folle che tra Champions League e possibili play off, più la Coppa Italia, da ora aggiungerà elementi di incertezza per Inter, Napoli e Juventus, ora squadra più seria di prima, da cui il Milan sarà invece dispensato.
Criticare l’Inter non è un reato ma estremizzare i concetti è ottuso e difenderla dal fuoco amico è un esercizio di eccessi.
Non serve difenderla dicendo che è prima, visto che ha già perso recentemente due scudetti pur essendo in testa alla classifica. Non serve nemmeno criticarla sparando mitragliate su chiunque, da Barella a Lautaro, da Luis Henrique a Thuram, da Akanji a Bisseck.
C’è un’abitudine all’eccesso di difesa e di accusa da appiattire qualunque argomentazione.
Viene però in mente la teoria della rana bollita, una metafora che descrive come gli esseri umani non reagiscano a cambiamenti negativi se avvengono lentamente e gradualmente, fino a quando non è troppo tardi per salvarsi, a differenza di una rana che salterebbe subito fuori se gettata direttamente in acqua bollente, ma che rimane se l'acqua viene scaldata progressivamente, morendo al suo interno. E’ una metafora utilizzata per illustrare l'assuefazione a situazioni dannose e sottolinea l'importanza di riconoscere i piccoli peggioramenti per agire prima che la situazione diventi insostenibile. Se si imparasse a parlare dei problemi senza esasperarli da una parte e mettere a tacere con accuse di “intertristismo” dall’altra sarebbe tutto più intelligente.
Così è solo una guerra di pregiudizi.