Questa Inter non vuole vincere lo scudetto. Impresentabile a Firenze
Che la sosta possa rigenerare le vostre menti.
C'è un momento della stagione, come quello che stiamo vivendo, in cui per una squadra lanciata a vincere le scudetto le parole finiscono e bisogna dimostrare tutto solo con l'atteggiamento, la fame e la mentalità. Adesso è il momento di aggredire il campionato ma continuando a presentarsi in campo con questo spirito molle, si rischia seriamente di farsi scippare il titolo con uno schiocco di dita.
Nella trasferta di Firenze l'Inter è stata impresentabile. E dire che la partita si era messa subito sui binari giusti: gol dopo appena un minuto, firma di Pio Esposito, e sensazione di una squadra pronta a imporre il proprio ritmo. Sembrava l'inizio di una serata autoritaria, di quelle che le grandi squadre sanno costruire e portare a casa con personalità. E invece no. Quella scintilla iniziale si è spenta troppo in fretta, lasciando spazio a un'Inter svuotata, lenta, quasi indifferente allo sviluppo della gara. Dopo il vantaggio, i nerazzurri hanno progressivamente abbassato intensità e attenzione, come se bastasse gestire. Ma a questo punto della stagione, gestire è un lusso che non ti puoi permettere. Non quando ogni punto pesa come un macigno. Perché ora il Milan è a -6.
Opposta ai nerazzurri in campo c’era una Fiorentina che ha fatto esattamente ciò che l'Inter doveva fare. Ha combattuto su ogni pallone, ha messo in campo voglia, carisma, cattiveria agonistica. Tutto quello che a Barella e compagnia è mancato. I viola hanno interpretato la partita come una battaglia, mentre i nerazzurri l'hanno vissuta come una pratica da sbrigare. E qui sta il nodo centrale. Pensare di andare a Firenze e giochicchiare è un errore grave, quasi imperdonabile.
L'Inter ha aggredito la partita per appena quindici minuti. Poi si è fermata. Ha lasciato campo, ha perso duelli, ha smesso di alzare il ritmo. Una squadra che vuole vincere lo scudetto deve giocare 94 minuti con il coltello tra i denti, non un quarto d'ora. Deve trasmettere la sensazione di poter colpire in ogni momento, di non concedere respiro all'avversario. A Firenze è accaduto l'opposto. Il pareggio della Fiorentina non è un episodio, non è un caso. E' il risultato naturale di ciò che si è visto in campo. È un premio meritato per chi ha creduto di più nella partita, per chi ha avuto più fame. E quando arrivi a marzo con ancora tutto in gioco, la fame fa la differenza più della qualità.
Questa squadra, così com'è scesa in campo a Firenze, è indecente per chi punta al titolo. Non per mancanza di qualità, ma per assenza di spirito. Se l'Inter non cambia atteggiamento immediatamente, se non ritrova quella ferocia che serve per chiudere le stagioni vincenti, il rischio è concreto. E a quel punto non ci saranno recriminazioni che tengano. Solo il rimpianto di non aver dato tutto quando era il momento di farlo.
Che la sosta possa rinfrescarvi le idee,
Italia ora portaci al Mondiale.






