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Ventura: "Dal mio Italia-Svezia non è cambiato nulla. Deve intervenire il governo, non solo quello federale"TUTTO mercato WEB
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Oggi alle 10:30Serie A
di Tommaso Bonan

Ventura: "Dal mio Italia-Svezia non è cambiato nulla. Deve intervenire il governo, non solo quello federale"

"Non è tutta colpa dei ct, è evidente. Ha le sue responsabilità, ma non è un problema di presidente federale o di allenatore, bensì di cultura, di sistema. Facciamo sempre finta di niente. Dopo il 2006, siamo usciti subito sia nel 2010 che nel 2014. Poi non ci siamo qualificati per tre Mondiali di fila. L'ultimo Europeo è stato bruttissimo. C'è stata solo la parentesi dell'Europeo vinto, la classica eccezione che conferma la regola. Ogni volta ci ritroviamo a parlare, a spiegare. Le criticità sono strutturali, deve intervenire il governo, non solo quello federale. Ognuno ha la propria ricetta. Un conto è dirlo e un conto è poi farlo. Da Italia-Svezia del 2017 non è cambiato nulla". Così, al microfono di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, l'ex ct della Nazionale Gian Piero Ventura, sulla panchina azzurra nel 2017 contro la Svezia quando l'Italia mancò la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, la prima di tre assenze consecutive. "Leggevo in questi giorni che Roberto Baggio aveva proposto 900 pagine di idee, lo feci anch'io. Avevo presentato un report, ritenevo che ci fosse la necessità di comportamenti diversi. I palazzi si costruiscono dalle fondamenta, non dall'attico. Un tempo, i giovani giocavano 4-5 ore al giorno, tutti i giorni. Giocavano per strada o negli oratori. Se questi spazi non ci sono più perché la società è cambiata, bisogna crearne di nuovi. Servono centri federali per dare possibilità in tutta Italia di poter sviluppare questa tematica. Nei centri vanno messi allenatori-educatori capaci e pagati, che non hanno l'obiettivo di vincere il torneino, ma di creare e di far crescere. Dopo aver creato e cresciuto, non deve esserci la dispersione: il passaggio dalla primavera alla prima squadra è troppo grande in Italia". Chi dopo Gattuso? "Credo che sia l'ultimo dei problemi. Qualsiasi sia il ct, se non viene messo nelle condizioni di lavorare al meglio, opererà sempre in questo contesto di difficoltà. Nel 2006 abbiamo vinto perché avevamo una generazione di fenomeni. Oggi questa generazione non c'è. Bisogna prima creare i presupposti affinché un ct possa incidere radicalmente". Il tema giovani: "Mi viene in mente l'esempio di Vergara: ha fatto 7-8 partite molto buone, è stato già paragonato a Sivori. È nel Napoli da sempre, ma non avrebbe giocato neanche un minuto se non ci fossero stati tutti gli infortuni che ha avuto il Napoli quest'anno. Lo stesso Pisilli è da tempo che si conosce, poteva avere molto più minuti sulle spalle e sulle gambe. In Italia funziona così, mentre in Spagna non ci si stupisce nel vedere un 2008 o un 2010 titolare in Champions o in Liga. In Germania hanno investito 200-300 milioni per costruire campi, centri di formazione. Leggevo che hanno investito anche su alcuni centri che lavorano sulla gestione dello stress e sull'ansia da prestazione". Fisicità a discapito della tecnica: "Una volta si viveva solo ed esclusivamente di tecnica. Oggi spesso nei settori giovanili l'ambizione dell'allenatore non è quello di crescere un talento, ma raggiungere un obiettivo per poter poi uscire dal settore giovanile e fare strada in maniera individuale. Serve cambiare atteggiamento, il modo di proporre e di proporsi". Che consiglio darebbe a Gattuso? "È chiaro che in questo momento sarà dispiaciuto, ci sono passato anch'io, ti senti responsabile per non aver raggiunto l'obiettivo. L'importante è che, in cuor suo, sappia di aver fatto il massimo. Gli consiglio di ripartire serenamente a rifare il lavoro che ha sempre fatto. Con la convinzione che questo con la Nazionale è stato un brutto incidente di percorso, ma che può accadere nel mondo del calcio". La gogna mediatica dopo Italia-Svezia: "Siamo stati eliminati dalla Svezia, poi arrivati quinta al Mondiale. L'attacco fu personale, bisognava trovare un capro espiatorio. Ma ormai fa parte del passato. Certamente ha inciso sulla mia scelta di staccare. Fu una violenza in alcuni casi anche gratuita". Ventura primo allenatore del Napoli di De Laurentiis in Serie C: "Esperienza unica, i tifosi del Napoli ancora lo ricordano: non avevamo neanche i palloni, il primo pallone lo portà un giocatore da casa. Faccio i complimenti a De Laurentiis: Quando l'ho conosciuto pensava che lo spettacolo fosse portare gli attori negli spogliatoi, nel giro di 4-5 anni ha capito perfettamente il meccanismo calcio. Basta guardare i risultati economici, è diventato uno dei dei numeri uno nel suo campo". Dipendesse da lei, se la riprenderebbe una patata bollente come quella della Nazionale? "Assolutamente no. Non l'avrei voluta prendere neanche quando l'ho presa. Dopo pochissimo tempo, mi resi conto che avevo fatto la scelta sbagliata ed era un momento in cui di scelte ne potevo fare diverse, anche molto interessanti . Ma è inutile piangersi addosso. Non c'erano i presupposti allora, non ci sono oggi. Chiunque siederà sulla panchina azzurra, incontrerà difficoltà oggettive".