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Dal culto delle stelle al trionfo del gruppo: la lezione del PSG e di Luis EnriqueTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 12:42Serie A
di Michele Pavese

Dal culto delle stelle al trionfo del gruppo: la lezione del PSG e di Luis Enrique

A volte un'immagine racconta più di mille parole. Al termine della sfida vinta per 2-0 contro il Liverpool, Ousmane Dembélé ha provato a consegnare il premio di "Man of the Match" - ricevuto grazie alla doppietta realizzata - al suo allenatore. Un gesto istintivo, quasi simbolico; la risposta di Luis Enrique, però, è stata ancora più significativa: un rifiuto netto, accompagnato da parole che spiegano meglio di qualsiasi analisi il senso della sua rivoluzione: "Scherzava! Non posso accettare questo trofeo. Lo merita lui, lo merita la squadra. Per ricevere questo riconoscimento, serve tutto il collettivo". Dentro questa frase c’è tutto il Paris Saint-Germain di oggi. Una squadra che non si riconosce più nei singoli, che ha abbandonato quella filosofia e che ha nella forza del gruppo il suo vero segreto. Un cambio di paradigma radicale, costruito con decisioni forti e, all’inizio, anche impopolari. L'ex allenatore di Barcellona e Roma ha smontato il PSG delle stelle per costruirne uno nuovo; via i simboli di un’epoca come Lionel Messi, Neymar e Marco Verratti, e nessun trattamento speciale neanche per chi sembrava intoccabile: Kylian Mbappé e Gianluigi Donnarumma hanno salutato senza che il club si piegasse alle logiche del mercato. Una scelta chiara: prima la squadra, poi tutto il resto. Il risultato? Paradossalmente, proprio senza Mbappé è arrivata la tanto attesa prima Champions League. Un trionfo netto, quasi manifesto ideologico, con il 5-0 in finale contro l’Inter a certificare la superiorità di un sistema di gioco diventato ormai riconoscibile e irresistibile. E la rivoluzione non si è fermata nemmeno dopo l’addio di Donnarumma: il PSG ha trovato nuove certezze, con Matvei Safonov che si è preso la porta con personalità, molto più del deludente Chevalier, diventando rapidamente un punto di riferimento. I risultati, ancora una volta, non sono cambiati. Oggi il PSG è una squadra che corre, pressa, attacca e difende come un blocco unico. Una squadra in cui i protagonisti cambiano, ma il livello resta altissimo. In cui il talento non è scomparso, ma è stato messo al servizio di un’idea più grande. Una squadra che non spende più come in passato (o quasi) e che ieri ha eliminato senza troppa fatica un club che ha investito quasi 500 milioni in estate per fare peggio della scorsa stagione. L’episodio tra Dembélé e Luis Enrique, allora, non è solo un momento curioso: è la fotografia perfetta di un progetto. Il riconoscimento individuale rifiutato in nome del collettivo, il talento che si inchina al sistema, l’allenatore che restituisce il merito ai suoi giocatori. E così il PSG vola in semifinale per la terza volta consecutiva, con la concreta possibilità di concedere il bis.