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Si sta definitivamente chiudendo un'era e questo Mondiale sta decretando una volta di più chi è stato il migliore. In Serie A una nuova stagione è alle porte e ci sarà un'assoluta novità nella corsa ScudettoTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

Si sta definitivamente chiudendo un'era e questo Mondiale sta decretando una volta di più chi è stato il migliore. In Serie A una nuova stagione è alle porte e ci sarà un'assoluta novità nella corsa Scudetto

Quando Neymar ormai nove anni fa salutava il Barcellona per trasferirsi al Paris Saint-Germain lo faceva soprattutto per smarcarsi dall'ombra di Leo Messi. Il 10 brasiliano che il 3 agosto 2017 diventava il protagonista del trasferimento più oneroso del calcio con la sua clausola da 222 milioni di euro andò a Parigi per imporsi in quella realtà come il miglior giocatore al mondo. Non più come la terza stella di un campionato che per anni s'è nutrito del dualismo tra Messi e Cristiano Ronaldo, ma con l'obiettivo di imporsi come il vero numero uno di un calcio mondiale che già da diversi anni s'era innamorato delle sue giocate. Delle sue qualità. Il PSG rappresentava per Neymar il suo vero banco di prova, lo metteva a nudo e dinanzi alle sue responsabilità. E proprio il PSG confermò che O'Ney il numero uno di quella generazione non lo sarebbe stato mai: un incredibile talento, ma Messi da tutti i punti di vista è sempre rimasto un passo avanti. E Cristiano Ronaldo ha continuato a mostrare una disciplina, un'attitudine al lavoro, nemmeno mai avvicinate da Neymar. A cui probabilmente il brasiliano non ha mai nemmeno mirato. Neymar due sere fa ha salutato il Brasile. L'ha fatto al termine della gara persa 2-1 contro la Norvegia, l'ha fatto dopo un rigore trasformato allo scadere che aveva il sapore del congedo più che dell'ultima speranza. Ha vestito la casacca verdeoro 130 volte, ha segnato più di Pelé ma della sua generazione nella storia dei pentacampeao resterà poco o nulla. Neymar non c'era per infortunio nell'ultima Copa America vinta dal Brasile, né era presente quando nel 2014 i verdeoro perdevano in casa 7-1 contro la Germania. Gli è sempre mancato un grande centravanti alla Ronaldo a cui offrire le sue giocate più belle, gli è mancata la capacità di farsi scivolare il mondo addosso quando tutti gli occhi erano su di lui. Nonostante tutto, il Brasile negli ultimi 15 anni s'è sempre e comunque affidato a lui. Il popolo brasiliano l'ha eletto come suo rappresentante più autentico, ha gioito anche quando a fine maggio Carlo Ancelotti l'ha inserito nella lista dei convocati a furor di popolo. Tante aspettative che quasi sempre sono state disattese, di certo non solo per colpa di Neymar. Ieri invece sera s'è conclusa anche l'avventura Mondiale di Cristiano Ronaldo. A 41 anni, dopo aver fatto il suo esordio nell'edizione del 2006, CR7 dice addio col rimpianto di non aver mai trascinato il Portogallo fino alla fine della competizione. Dopo non esser riuscito nemmeno nell'impresa di Eusebio che nel 1966 spinse i lusitani fino al terzo posto. Con CR7 i portoghesi sono al massimo arrivati quarti, ormai vent'anni fa, poi solo tante aspettative per una nazione che in maniera vana ha sperato per sei volte nel mese perfetto di Cristiano Ronaldo. Quello dagli undici metri contro la Croazia di qualche giorno fa è stato l'unico gol realizzato dal campione di Funchal oltre la fase a gironi di un Mondiale e forse questo dato - più di qualunque altro - spiega quanto poco CR7 abbia scritto la storia della Coppa del Mondo. Apre il dibattuto sul ruolo di Cristiano Ronaldo in Nord America e in Qatar, se a conti fatti per il Portogallo negli ultimi anni sia stato più un peso o una risorsa. Un dibattito che nelle prossime settimane appassionerà soprattutto la stampa portoghese. L'ultimo grande rappresentante di una generazione che entrerà definitivamente nella storia dopo questa Coppa del Mondo è Leo Messi. L'argentino giocherà stasera, dalle 18 contro l'Egitto. Scenderà in campo per una sfida valida per gli ottavi di finale dopo aver letteralmente trascinato l'albiceleste fino a questo punto della competizione coi suoi sette gol. Dopo aver portato l'Argentina sul tetto del mondo quattro anni fa in Qatar. A 39 anni già compiuti Messi è ancora il leader indiscusso e indiscutibile di questa nazionale, si sta confermando l'arma in più di una squadra che ha l'ambizione e il sogno di bissare il successo del 2022. Non sarà facile, però anche l'impatto su questa Coppa del Mondo sta sottolineando una volta di più chi tra Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar - i tre migliori giocatori degli ultimi 20 anni - sia stato il migliore di una fantastica generazione di campioni. A proposito di cicli e generazioni, occhio a cosa può accadere il prossimo anno in Serie A perché anche le prime schermaglie di calciomercato in vista della stagione che verrà stanno confermando la rapida ascesa del Como. La grande aspirazione di una realtà che da settembre per la prima volta si affaccerà in Champions League, ma che vuole costruire una squadra capace di dire la sua anche nella corsa Scudetto. L'ambizione è enorme e le risorse economiche per assecondarla non mancano, il progetto ha un chiaro condottiero e Cesc Fabregas ha tutto per scrivere una pagina unica nella storia del nostro calcio. E' arrivata la conferma di Nico Paz, c'è la possibilità e la credibilità per insidiare le big anche nella corsa ai più importanti obiettivi di mercato. Al Como mancano ancora un laterale, un grande leader al centro della difesa e un centravanti da 15 gol: occhio, perché se la società lariana indovinerà questi tre tasselli per la prima volta il prossimo anno potrebbe esserci una novità assoluta tra le contendenti per lo Scudetto.