Una leggenda dell'Inter e del calcio italiano: la storia di Sandro Mazzola
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La radio di Tuttomercatoweb.com ha dedicato una puntata speciale di Storie di Calcio al grande Sandro Mazzola, scomparso il 19 settembre 2026. Un mito del calcio italiano, classe '42, che ha legato la sua carriera all'Inter e alla Nazionale. Considerato uno dei migliori calciatori italiani di sempre, è stato inserito per 9 volte tra i candidati alla vittoria del Pallone d'oro, arrivando a ricoprire nel 1971 la 2ª posizione, subito dietro a Johan Cruijff. Con la maglia nerazzurra ha disputato 570 partite tra il 1961 e il 1977, segnando 162 reti e vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali; dal 1970 al 1977 ha ricoperto il ruolo di capitano del club nerazzurro, succedendo a Mario Corso. Ha vestito la maglia azzurra dal 1963 al 1974, ed è stato campione d'Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970.
A ricordarlo è stato Franco Ordine: "Molti non se lo ricorderanno, ma nei primi anni della sua attività, prima di quell'esordio storico contro la Juve con la maglia dell'Inter, lui è sempre stato il figlio di Valentino. Perché era talmente grande e ingombrante la figura del padre, capitano del Torino e della Nazionale, scomparso a Superga, che era inevitabile che questo ragazzino, esile, tutt'altro che vicino al profilo di Valentino, fosse considerato 'il figlio di...'. Quale è stata la grandezza di Sandro? Che da figlio di Valentino è diventato Sandrino e poi Mazzola. Si è riappropriato del proprio cognome. Benito Lorenzi, altra figura storica del calcio, aveva adottato la famiglia Mazzola, perché amico e collega del padre. E quando lui iniziò a giocare nella Primavera dell'Inter, lui ha avuto una particolare attenzione per Sandro. E quando poi divenne lui dirigente dell'Inter, restituì l'amicizia e la generosità a Lorenzi".
Ordine che poi ha raccontato il Mazzola calciatore: "Fu il primo prototipo di calciatore moderno degli anni Sessanta. Furono anni scanditi di giocatori di grande classe ma che andavano a due all'ora e col fisico appesantito. E dal punto di vista difensivo il calcio italiano proponeva un gioco con giocatori molto duri. In quel tipo di calcio, la presenza di questo ragazzo, velocissimo, capace di fare dribbling in velocità che non riuscivano a tutti e una conclusione a rete, fecero di lui il primo calciatore moderno della vecchia era del calcio italiano. Tutti hanno parlato dei due gol fatti nella finale con il Real Madrid, ma uno dei gol più spettacolari ed esaltanti della sua carriera è stato fatto a Budapest nella seminale, in cui scartò 4-5 giocatori e poi fece gol. Una caratteristica questa che si portò dietro. Il peso di papà Valentino? Il suo grande cruccio era quello di non avere ricordo, era troppo piccolo quando morì il padre. E lui si attaccava molto ai colleghi che giocarono col padre. Quando nel '64 vinse la Coppa Campioni, Puskas a fine partita si avvicinò a Mazzola e gli donò la maglia. Perché gli disse che era degno di indossare la maglia col numero del padre".
Una storia, quella di Sandro Mazzola, legata anche a Gianni Rivera: "Il dualismo era molto alimentato dai media. Tra i due c'era una sorta di complicità e anche una rivalità che non era tossica, ma una rivalità molto elevata. Quando in un famoso albergo di Milano in pomeriggio si ritrovarono seduti attorno al tavolo lui, Rivera ed altri personaggi, nascque il sindacato dei calciatori. E divenne di rilievo perché c'erano loro due a formarlo. Questo tipo di legame resiste poi fino a quando i due hanno smesso di giocare e sono diventati dirigenti".
A ricordarlo anche il giornalista Gian Luca Rossi: "Una leggenda della prima Inter-EuroMondiale. Mi lega a lui tanto, non da giocatore ma come dirigente, perché ha camminato sempre al fianco dell'Inter. Soprattutto nella prima Inter di Moratti. Andava molto orgoglioso del suo grande segreto, l'aver preso Ronaldo nel '97. E lo raccontava spiegando che ebbe un colloquio con lui, che rimase talmente colpito da Sandro e per questo scelse l'Inter. Persona ironica, mai divisiva, stimato da tutti. Mi ricordo nella stagione '98-'99, terribile per l'Inter, con 4 allenatori cambiati, Mazzola venne a cercare noi giornalisti, perché non si sottraeva mai alla critica".
A parlarne anche un conduttore radiofonico, tifoso dell'Inter come Ciccio Valenti: "Zio, perché lui e Facchetti per un bambino di quell'epoca erano due di famiglia. Sarà sempre nel cuore dei tifosi dell'Inter". E un altro giornalista come Christian Recalcati: "Una persona gentile, sempre disponibile. Non faceva mai pesare di essere Sandro Mazzola. Lui è stato l'Inter, un grandissimo che è e sarà per sempre nel cuore dei tifosi".
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