Allenatore inadeguato a chi? Tre storie di riscatto nelle prime sette giornate di Serie A. Ma anche tre 'fine carriera' da salvare: le strane parabole dei tecnici di Serie A
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Raimondo De Magistris
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20.10.2026 00:00Editoriale
In estate Juric, Alvini e Gattuso sembrava dovessero avere vita breve sulle rispettive panchine. E invece dopo sette giornate di Serie A...
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Com'è strana la vita degli allenatori. Alzi la mano chi lo scorso 29 giugno alla scelta del Monza di affidare la panchina a Ivan Juric dopo una promozione ottenuta in modo brillante con Paolo Bianco non ha storto un po' il naso. Tanti, quasi tutti. E come poteva essere altrimenti? Il manager croato era reduce da due anni di fallimenti pieni, pareva ormai un tecnico a fine corsa e invece ecco la chiamata di Mauro Baldissoni. Quella brianzola sembrava ai nastri di partenza la peggiore squadra del campionato, costruita in fretta e furia nelle ultime ore di mercato. Ha affrontato le prime due giornate senza buona parte di una rosa che ha fatto capolino dalle parti di Monzello solo agli albori di settembre. E infatti ecco subito due sconfitte.
Sembrava l'incipit perfetto per raccontare la storia del fanalino di coda di questo campionato e invece guardate oggi? Sette punti in sette partite, senza dubbio una salvezza ancora tutta da costruire, ma questo Monza gioca davvero bene. Interpreta al meglio delle sue possibilità proprio il calcio che vuole Juric. "Questa è una squadra che sta ottenendo meno rispetto a quanto meriterebbe", ha detto Pisacane alla vigilia della sfida in Brianza. E proprio il suo Cagliari ieri ha dovuto fare i conti con un Monza che per una volta non ha sprecato le occasioni create. Che per la prima volta in stagione ha overperformato.
Alvini e Gattuso, chi l'avrebbe mai detto?
Quello di Juric alla vigilia del campionato era per i bookmakers uno degli esonerati più scontati e invece oggi il croato è più saldo che mai sulla panchina biancorossa. Ma sapete chi c'era alle sue spalle con una quota solo leggermente più alta? Massimiliano Alvini, l'allenatore di un Frosinone oggi sesto in classifica. Che oggi ha in rosa il capocannoniere della Serie A Antonio Raimondo. Una storia di riscatto ma anche di bel gioco, la storia di un allenatore che non ha mai pensato di essere un predestinato e proprio per questo ha saputo reinventarsi quando poteva accontentarsi. Ha alzato l'asticella quando la Serie A sembrava per lui un treno già passato. E poi c'è Gennaro Gattuso, l'allenatore della Lazio capolista. Il tecnico di una squadra che il 16 agosto veniva eliminato dalla Coppa Italia per mano del Mantova. Anche questa sembrava una storia già scritta: società contestata, mercato bloccato, un allenatore che negli ultimi anni aveva accumulato solo finali amari. Reduce dalla più cocente delusione della sua carriera da allenatore. C'erano tutte le premesse per una stagione disastrosa e invece guardate adesso la Lazio? Il calcio è strano, imprevedibile. A volte scrive storie che la ragione non può immaginare.Cosa accomuna Spalletti, Allegri e Sarri
C'è poi l'altra faccia della medaglia. Ci sono quattro allenatori a cui è già stato il benservito e tecnici in crisi nonostante curriculum degni dei professori di Harvard. "Qui alla Juventus mi gioco la fine della carriera", ha detto Spalletti dopo il pareggio contro il Cagliari. Parole poi ritrattate, ma quanto è vero? E' chiaro che a certi livelli questo è un treno che per il manager di Certaldo non passa più soprattutto se le cose dovessero finire male. E per ora non stanno andando di certo bene, anzi. Lo Spalletti che ha vinto il terzo Scudetto col Napoli dopo aver vinto il tricolore non s'è più ritrovato: per rapporti, atteggiamenti e risultati questo è molto più simile a quello che ha fallito da CT. E cosa dire di Massimiliano Allegri? Le sue ultime 19 partite raccontano di undici sconfitte, le prestazioni delle sue squadre sono a tratti deprimenti. De Laurentiis sperava di bissare la stessa staffetta operata dalla Juventus nel 2014, ma non ha fatto i conti col passare del tempo e con due squadre molto diverse. S'è lasciato persuadere da rassicurazioni poco fondate e ha puntato su un allenatore che non sta facendo nulla per smentire chi lo considera a fine ciclo. Non se la passa bene nemmeno Maurizio Sarri. Tra gli allenatori delle big è quello con più attenuanti, ma anche quello messo peggio in classifica. Quattro sconfitte nelle prime sette giornate di Serie A e una transizione a un calcio diverso da quello di Gasperini ancora tutta da definire. L'ultima mezz'ora vista contro il Milan ha lanciato segnali incoraggianti, ma oggi l'Atalanta non è più la squadra di dieci anni fa che poteva far passare anche cinque sconfitte consecutive senza mettere in discussione la figura dell'allenatore. E' a tutti gli effetti una big del nostro campionato e, come tale, vuole risultati e li chiede con una certa celerità. A Sarri il compito di invertire subito la rotta. Di tutelare l'Atalanta e sé stesso: c'è un 'fine carriera' da onorare al meglio dopo tanti anni vissuti sulla cresta dell'onda. Quell'onda su cui Spalletti, Allegri e Sarri surfavano magnificamente fino a qualche anno fa, ma che oggi sta facendo barcollare tante certezze: per tutti e tre il rischio di cadere per poi girare definitivamente le spalle all'oceano è oggi più concreto che mai.Altre notizie
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