A Udine sarà una vera finale, da ora in campo solo chi è in fiducia
Quella contro l'Udinese non è una partita, è la partita. Inutile girarci attorno. Non ho mai amato il vecchio adagio tutto di natura calcistica "da ora in avanti sono tutte finali" ma di fatto è l'espressione che rende meglio l'idea, e, in tal senso, la finalissima è proprio la gara contro l'Udinese. Un'occasione irripetibile, un'avversaria ostica ma assolutamente non imbattibile nel turno di campionato che propone lo scontro diretto tra Como e Roma. La possibilità di recuperare punti su una delle due o, nella migliore delle ipotesi, su entrambe riprendendosi il quarto posto in solitaria è reale ed estremamente ghiotta. Giusta, intanto, la scelta di Spalletti di concedere tre giorni di riposo alla squadra, un modo sano per recuperare energie mentali e spirituali, la testa in questo rush finale farà tutta la differenza e avrà predominio sui piedi e sui muscoli anzi, sarà letteralmente benzina nelle gambe dei giocatori e allora è lì che bisogna lavorare. Recupero e motivazioni. E dopo i tre giorni di riposo sarà determinante per Spalletti guardare i suoi ragazzi dritti negli occhi e capire chi è dentro con la testa più che con le gambe. Non si possono rischiare cali, non è concesso vivere di insicurezze da superare sul campo. Sul rettangolo di gioco deve necessariamente scendere in campo esclusivamente chi ha la determinazione e la forza mentale giusta.
In tal senso, le scelte più complicate da fare riguardano i ruoli chiave: il portiere e l'attaccante. Chi scegliere tra Perin e Di Gregorio? Se ci si affida alla qualità assoluta, la scelta è l'ex Monza, ma se Spalletti ha puntato nelle ultime tre partite su Perin è perché ha capito che sta più in fiducia rispetto al Digre e questo è già un indizio da non abbandonare. Per quanto riguarda l'attacco, il dubbio amletico è: dare l'ennesima occasione a David o rapportarsi con l'evidenza dei fatti che nelle ultime partite la Juventus ha trovato i gol guarda caso quando è uscito il canadese dal campo? Sono già tre le volte, e quindi gli indizi, con il Galatasaray, contro la Roma e con il Pisa. Forse sarebbe più opportuno partire con Boga (o McKennie), Yildiz falso nove, e Conceicao e giocarsi, magari, la carta Vlahovic per una porzione di gara. David e Openda sono ormai le due conclamate delusioni di questa stagione. Poi, per carità, tutto può succedere ma sarà fondamentale non commettere errori nella scelta della formazione titolare, come si farebbe per una finale.






