L'insostenibile pesantezza di una Juve ancora bollata come mediocre
E sono due, le settimane di lavoro che la Juve si mette alle spalle così come il numero di amichevoli già giocate senza picchi di esaltazione di massa. Nessuno pretendeva qualcosa di sostanzioso e di molto diverso, ma qualche leggero miglioramento – personale e collettivo - assolutamente sì. Questa sarà anche la settimana del ritorno degli ultimi pezzi pregiati assenti per gli impegni ai mondiali e poi il puzzle sarà quasi lo stesso di un anno fa. Quasi, perché la rosa non sarà ancora quella definitiva, ma neppure troppo diversa. Il mercato è difficile, e se ne sta rendendo conto anche l'esperto team bianconero che ad oggi è riuscito a depennare il solo nome del belga Openda, finito in prestito secco al Lione e senza troppe garanzie di restarci fra un anno. Si fa quello che si riesce e non quello che si vorrebbe. La situazione è talmente chiara ascoltando le dichiarazioni di mister Spalletti e ancor di più osservando la sua mimica che quasi mai inganna. Non può essere soddisfatto, ma non può neppure lamentarsi per una situazione in cui ci si è finiti dentro anche per la mancata qualificazione di qualche mese fa. Prendere o lasciare, caro mister e senza troppe pretese. Sicuri che gli errori non si ripeteranno e che la società, appena potrà, accontenterà le sue giuste richieste.
Opzioni – Nessuno sa, tantomeno il sottoscritto, che cosa potrà capitare questa settimana. E aggiungerei che non lo sanno con certezza neanche i diretti interessati. Non è un mistero quanto richiesto dal mister non più tardi di sette mesi fa. Così come è stato preciso, a fine campionato, nell'individuare le cause della sbandata. I tentativi di migliorare la rosa cominciano da lontano e confluiscono nella necessità di non sforare i limiti di spesa imposti dal fair play finanziario. Spalletti si augurava di avere già a disposizione un portiere di caratura internazionale, un play in grado di raddoppiare i giri del centrocampo e innanzitutto quel fatidico attaccante mancato per gran parte del campionato scorso. Insomma, sperava di rafforzare 'ossatura della squadra.
Situazione – Il fatto di volerli non è bastato per averli subito. Le trattative si sono tutte arenate per lo stesso motivo: l'impossibilità di assecondare o almeno avvicinarsi, a torto o a ragione, alle richieste/pretese delle società venditrici. Da mesi circolano insistenti i nomi e le cifre per Martinez, Lucumi, Kessie e Kolo Muani a cui si sono aggiunti i ritorni di fiamma o speranza per Vlahovic, Pellegrino e Vicario. Nessuno di questi ha imboccato una corsia privilegiata, proprio per i freni messi da Carnevali che non si è mai spinto oltre le reali possibilità consentitegli. In parole povere, o in soldoni, citofoni e telefoni sono sempre attivi, ma i tempi e le cifre li dettano gli altri. Tra una settimana comincia la fase due della preparazione e sarebbe comunque auspicabile partire per l'Australia con qualche certezza in più – almeno portiere e attaccante – per non vedere mugugnare Spalletti. Resta poi il capitolo delle cessioni, tante, forse troppe, dove la mano la si potrà forzare a distanza interrompendo i rapporti con Arthur, prestando alla Fiorentina Joao Mario e aspettando che il vento cambi per convincere David e qualcun altro. Senza ammainare la bandiera e lasciando spazi di ottimismo nel farsi trovare molto più che pronti, allenati e competitivi e soprattutto molto prima dell'inizio del campionato.


