Reazioni sbagliate, il finto perbenismo dei soliti noti e la spallata all'Atalanta: la Juve è viva!
Il minuto di raccoglimento per Sandro Mazzola, con una parte della curva che ha scelto di voltare le spalle al campo, è un fatto che fa discutere. È stato un gesto sbagliato, evitabile, che non collima con la storia della Juventus e al modo di essere che da sempre dovrebbe contraddistinguere il mondo bianconero. Su questo punto è necessario essere chiari: il rispetto per il momento del ricordo deve restare un valore universale, a prescindere dal colore della maglia o dalle rivalità storiche. Voltare le spalle non è stato il modo corretto di esprimere il proprio dissenso.
Tuttavia, constatato l'errore della reazione, è giunto il momento di dire basta alle lezioni di morale da parte di chi, per decenni, ha utilizzato il dramma come megafono di scherno. C'è un'ipocrisia di fondo, strisciante e insopportabile, da parte di chi oggi si scopre paladino della sensibilità sportiva, ma per anni ha inneggiato ai morti dell’Heysel, ha speculato con cinismo sulla vicenda umana di Gianluca Pessotto o ha celebrato la scomparsa dell'Avvocato Gianni Agnelli con cori, quelli si, vergognosi. Da quelle parti non sono arrivati silenzi o gesti dimostrativi, ma insulti veri e propri.
Purtroppo, negli stadi italiani oggi non si respira più rivalità. Si respira odio. E il gesto, seppur sbagliato, di quella parte di tifoseria juventina non nasce da un attacco diretto alla persona – che nei fatti non è mai stata offesa o insultata – ma si configura come una reazione. Una scelta di totale distacco, figlia di una narrazione mediatica e ambientale perennemente dura, tossica e condannevole nei confronti di tutto ciò che orbita intorno alla Juventus. Quando si viene descritti costantemente come il nemico pubblico, come il male da combattere e da estirpare, la risposta di una parte della tifoseria rischia di diventare un muro contro muro che cancella il buon senso.
Voltando pagina, il campo ha emesso un verdetto opposto per importanza e maturità. La Juventus ha superato di slancio l'esame Atalanta, dimostrando con i fatti che il grave scivolone di Reggio Emilia è stato pienamente assorbito. Non era una partita facile, né psicologicamente né tecnicamente. È qui che si vede la forza del gruppo: bravo Spalletti a reagire con lucidità dopo il passo falso, e brava la squadra a seguirlo senza esitazioni dal primo all'ultimo minuto. La risposta del gruppo è il segnale più bello: la Juventus c'è, ha fame ed è pronta a correre. Avanti così.


