Juve, la convalescenza passa da una vittoria sofferta in Europa
Savi Carlone
La convalescenza bianconera passa da una romantica notte olandese, quella della sfida tra i fratelli Koopmeiners in cui quello bianconero timbra il vantaggio e allora ti rendi conto che c’è davvero qualcosa di speciale: Gatti dietro giganteggia ovunque e insuperabile; Koop e le leve di Sarr in mezzo sono costruzione, distruzione e finalizzazione insieme; davanti Woltemade si trova a proprio agio nel gestire l’intero reparto anche in versione di assist man e Kolo Muani è dilagante come un Aristoteles da film. Quando proprio il francese segna il raddoppio, il sapore del the caldo nell’intervallo è decisamente verde.
Succede, però, che una convalescenza possa avere dietro l’angolo lo spettro della ricaduta. Nella girandola di cambi buoni a ridare autostima e minuti un po’ a tutti, l’effetto che arriva a dieci minuti dalla fine porta il miglior biglietto da visita nel nome del giocatore avversario che, su amnesia di Kelly, accorcia le distanze: Meerdink, infatti, suona tutt’altro che incoraggiante.
Vittima delle proprie paure e con la medicina dei due gol quasi svanita, la Juve si ritrova la piccola, piccolissima squadretta in grado di perdere con chiunque e qualunque partita. A un passo da traguardo, ancora Meerdink propizia il pari trovando un paratone di Vicario: la Juve è salvata dalla bandierina che ravvisa il fuorigioco del compagno che segna. Con un’apnea che neanche al Camp Nou, il recupero è uno psicodramma a difesa del fortino.
I tre fischi che sanciscono i tre punti sono il viatico migliore per Firenze: sarà curioso misurare il borsino della titolarità che avrà raccolto Luciano Spalletti, insieme alla vittoria. Perché convalescenza possa diventare presto guarigione, serve fare le scelte più giuste possibili. Tutti.


