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tmw / juventus / Editoriale
Il biglietto che è valso una stagione.TUTTOmercatoWEB.com
Le emozioni vere esistono
© foto di www.imagephotoagency.it
domenica 22 maggio 2022, 12:04Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

Il biglietto che è valso una stagione.

“Possiamo ancora vedere la luce di stelle che non esistono più da secoli. Così ancora ti riempie e folgora il ricordo di qualcuno che hai amato per poi vederlo andar via.” (Khalil Gibran)

La stagione è ufficialmente terminata, come del resto era cominciata: male. Ora è il tempo di ricostruire, la prima giornata del prossimo campionato è già vicina.

Per una volta, ma dovremmo farlo più spesso, non entriamo oggi nella lavagna tattica, non gironzoliamo per le stanze dei bottoni, tanto diciamo la verità, ci capiremmo ben poco di quanto è successo quest'anno.

Oggi, ora che gli animi sono più rasserenati da certezze belle e brutte ormai acquisite, spalanchiamo la porta, tuffiamoci nella tavolozza dai mille colori delle nostre emozioni, e ringraziamo chi quei colori li ha resi vivi e brillanti nei nostri cuori. Congedato il campionato, lo spettacolo più bello, quello il cui biglietto è valso l’intera stagione, ce lo ha offerto l’ultima partita disputata all’Allianz contro la Lazio. Il prezzo di quel tagliando è di inestimabile valore, non tanto per aver assistito all’ennesima rocambolesca prestazione calcistica terminata con un grigio pareggio, quanto per le emozioni che ci hanno donato in maniera diversa gli addii di Giorgio Chiellini, il capitano guerriero di mille battaglie e di Paulo Dybala, il genio, ragazzo dalla faccia d’angelo bagnata da un pianto singhiozzante a dirotto, al centro dell’arena, solo, in compagnia di quell’attimo di infinita solitudine, che etimologicamente è una vera e propria dolorosa separazione. Separazione dalla sua Juventus, da ciò che è stato e da ciò che sarebbe potuto essere. Quella solitudine che ci prende e che ci fa soffrire, quella sorta di apnea che si prova nel sentirsi soli, ma in mezzo a molti. Non è la nostalgia di un amico lontano, di una madre perduta, di un figlio partito, o del paese natio abbandonato. Consiste proprio nell’avere accanto coloro che amiamo e che a loro volta ci amano, eppure provare lo stesso smarrimento del solista: il teatro è pieno, gli occhi sono incollati e le orecchie ben aperte, ma su quel palco lui è solo, al più con un pianoforte o un violino.

Già, Dybala il solista, colui che ha regalato con la sua timida maschera gemme indimenticabili, contro Atletico Madrid, Barcellona, Tottenham, e Inter, Milan, Lazio. Paolino era lì lunedi, in una calda serata di maggio, con un pallone sotto al braccio, gli occhi inondati dalle lacrime rivolti a tutti e a nessuno, al cielo stellato e al nulla, al passato di gioie e rimpianti, al futuro di paure e incertezze. Nessuno può leggere nel suo pensiero, né capire la sua infelicità oppure qualcosa dal significato speciale da condividere. Possiamo solo emozionarci, e guardare anche noi le stelle salate. Tantomeno è concessa la magia di sentirci dire esattamente ciò che vogliamo sentirci dire: ognuno di noi parla lingue interiori diverse, è questa la sconcertante libertà del linguaggio umano. Il vocabolario è identico per tutti, ma ciascuno dà forma e voce, o silenzio, a irripetibile modo suo. Le nostre sensazioni ci porteranno a verità soggettive, ma nessuna farà comprendere appieno lo stato d’animo di quel bambino di ventotto anni che piangeva solo in mezzo al mondo. Tocca a noi comunque fare il primo passo verso l’altro, comprendere il suo modo di dirci, che in qualche maniera ci è vicino nella sua solitudine.

Grazie Paulo, anche per quest’ultima emozione. E grazie anche a te, vecchio e saggio Giorgio, prode capitano e valoroso decorato soldato, tu che non ti sei mai risparmiato con quel numero perfetto che con onore hai portato fiero sulle spalle, anche nel giorno in cui lasci per sempre la difesa bianconera scoperta, alzi come non mai, con il tuo sorriso e le tue parole, a difesa della Vecchia Signora un muro cementato di serenità e speranza sul futuro vittorioso della tua Juventus.

Grazie ragazzi, alla vostra maniera, come cantava Frank Sinatra nella splendida My way, alla vostra maniera avete vissuto questi anni in bianconero, e siete entrati nella nostra vita, rimanendoci per sempre, ricolorando con nuove sfumature ogni nostro ricordo.