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Ferrea Juventus, guardando avanti e senza più strizzare l’occhio a quel quarto posticino!TUTTO mercato WEB
domenica 3 dicembre 2023, 21:59Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

Ferrea Juventus, guardando avanti e senza più strizzare l’occhio a quel quarto posticino!

Parte dell’essere ottimisti è fatto dal tenere la testa verso il sole e muovere i piedi in avanti. (Nelson Mandela)

Quale aggettivo più appropriato si può dare alla Juventus di oggi se non quello preso in prestito dal simbolo della città di Monza: “FERREA”, come la sua Corona!

Monza nel suo trecentesco Duomo custodisce uno dei simboli della storia occidentale: la Corona Ferrea della regina Teodolinda. Usata per secoli per l'incoronazione dei Re d'Italia, vuole la tradizione che al suo interno vi sia conservato uno dei chiodi utilizzati per la crocifissione di Cristo. La reliquia fu ritrovata da sant’Elena nel 326 durante un viaggio in Palestina, intrapreso proprio per riportare alla luce la Croce seppellita sul Golgota: qui trovò due santi chiodi. Una volta tornata a Roma, ne fece montare uno sull’elmo del figlio, l’imperatore Costantino, affinché Dio lo proteggesse in battaglia, l’altro fu saldato sul morso del suo cavallo, quale emblema di condottiero dell’Impero. Il chiodo inserito sull’elmo, due secoli dopo, fu donato da papa Gregorio I alla regina Teodolinda, che lo fece incastonare nella CORONA FERREA e così il manufatto, investitura reale, si collegava direttamente sia al divino che all'Impero romano. Nei secoli, furono molti i regnanti che scelsero la Corona Ferrea per l’incoronazione. Probabilmente Carlo Magno, certamente fu sulla testa di Napoleone Bonaparte, il quale nel cingerla esclamò: Dio me l’ha data, guai a chi la tocca! Come i visitatori della storica città lombarda hanno la gioia e l’onore di poterla ammirare, così gli spettatori di Monza-Juventus hanno potuto comprendere che la Juventus è ritornata per vincere sul serio, pronta sin da questa stagione a togliersi molte soddisfazioni, facendo paura alle rivali per la ritrovata solida fortezza e freddezza.

I bianconeri di Monza hanno riportato alla memoria vittorie dal sapore leggendario perché tutte arrivate in “zona Cesarini”, quando gli avversari in campo e in poltrona, già davano per spacciata la Vecchia Signora. Era il 30 novembre del 2014 quando - dopo un fraseggio ricamato da Bonucci, Evra, Morata e Vidal - il Maestro Pirlo punì il Toro al 93°, inesorabilmente con destro potente e chirurgico. Roba da urlo, roba da Pirlo. Il Torino fu matato e il risultato finale inchiodato sul 2 a 1. Era il 31 ottobre del 2015 quando Cuadrado - su assist di Alex Sandro, tornato in gran spolvero l’altra sera dopo un lunghissimo periodo grigio - al 93° sanciva la vittoria sempre per due reti a una e contro i cugini granata. In entrambi i finali di stagione la Juventus fu scudettata. Due squadre sicuramente diverse da quella di oggi, goleador d’altra tecnica e lignaggio, ma stessa rinata voglia di non morire mai, fino alla fine, con un purosangue Rabiot devastante. Anche i Gatti possono ruggire, semmai con un minuto di ritardo, ma gli artigli fanno ugualmente molto male. Al 94° la classe operaia dei Felini & Company manda in paradiso la vecchia signora, per restarci il più a lungo possibile.

Ora però, tenendo strette la proverbiale calma allegriana e la sempreverde scaramanzia sportiva, cerchiamo di guardare meno lo specchietto retrovisore, perchè chi è primo in classifica ha il diritto e il dovere di guardare l’orizzonte innanzi a sé. Henry David Thoreau, filosofo connazionale di McKennie e Weah esclamerebbe ad Allegri e soci… “non guardare mai indietro, a meno che tu non abbia intenzione di andare in quella direzione”. E allora Ferrea Juventus tieni il viso rivolto verso il sole e le ombre cadranno dietro di te, oscurando le avversarie alle tue spalle!

Monza ti ha incoronato prima in classifica, fa’ in modo che nessuno faccia vacillare il primato. «Guai!», sentenzierebbe qualcuno che di gloria e vittorie se ne intendeva. A proposito, se nelle conferenze stampa bisogna dire a tutti i costi se si guarda avanti allo scudetto tricolore o indietro verso il ricercato, tranquillo ma incolore e poco epico quarto posto, se fossi l’interrogato risponderei così al professore di turno: “Evito di guardare avanti e indietro, ma mi sforzo di continuare a guardare in alto”!

Roberto De Frede