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tmw / juventus / Editoriale
Il nodo alla cravatta di Allegri nel venerdì nero della JuveTUTTO mercato WEB
lunedì 20 maggio 2024, 18:54Editoriale
di Antonio Paolino
per Bianconeranews.it

Il nodo alla cravatta di Allegri nel venerdì nero della Juve

Venerdì diciassette maggio verrà ricordato come il giorno dell'esonero di Allegri, per la seconda volta, dopo il successo in coppa Italia

Alla Juve non si riesce neppure più a festeggiare un evento o un trofeo senza che qualcosa/qualcuno vada a macchiare l'immagine di quanto accaduto. Dagli ultimi scudetti non festeggiati a dovere, passando per l'acquisto di Ronaldo tenuto sotto traccia quasi come la sua fuga tre anni dopo, fino ad arrivare all'ultima coppa Italia – la quindicesima – conquistata in campo e rovinata fuori con quelli che rimarranno alla storia come i «comportamenti non in linea» di Allegri, fino a quel momento il tecnico aziendalista del club.

Venerdì 17 - Un po' per esorcizzarlo per le prossime volte, un po' per scherzarci sopra, l'unico venerdì 17 di questo 2024 bisestile ha fatto sentire il suo influsso con l'esonero del mister. Il secondo in appena cinque anni, ma con modalità completamente diverse anche se con il medesimo effetto. Nel 2019 arrivarono le pseudo “coccole” di Agnelli dopo l'eliminazione con l'Ajax e prima del licenziamento, accettato senza sbottare ma anche senza sconti sull'ingaggio. Poi due anni, tra covid e tentativi falliti di far cambiar pelle alla squadra, in cui non si è avuto il coraggio di difendere scelte discutibili e progressiste, prima di riaffidarsi ancora a Max per un salto in avanti e, alla luce dei fatti, anche qualcuno indietro. A seguire questi ultimi tre anni in cui i problemi societari hanno comunque frenato il rilancio e dove l'allenatore è stato lasciato troppo solo a covare rabbia. Lo sfogo, duro e amaro dopo la conquista dell'unico trofeo del triennio, spiega – e parzialmente giustifica – quanto avesse dentro. Allegri avrà pur mostrato tutti i suoi limiti tecnici, ma in queste condizioni sarebbe stato difficile per chiunque far meglio. Ce lo ricorderemo come l'allenatore che ha sbottato dopo aver vinto, inveendo contro l'arbitro, il designatore, il direttore di Tuttosport e tenendosi a distanza dai suoi capi, fatti diventare pubblicamente “nemici”. Ma ha saputo alzare la voce, mostrandosi (quasi) nudo in tutta la sua juventinità. E chi era a Roma sa che emozioni ci ha fatto provare.

Montero – Sarà Montero, che più di qualsiasi altro in questo momento incarna un'anima bianconera, a sedersi sulla panchina nelle due ultime partite di questa stagione. E la storia lo ricorderà, anche se per una brevissima parentesi, come il cinquantesimo allenatore del club. Bologna e Monza, dove il risultato conta poco, saranno le tappe per provare a far rivedere come si “pigna” in campo quando si veste la maglia a strisce. E poi farà posto al nuovo allenatore, il cui nome non è del tutto scontato. Su @radiobianconera ve lo ripeto da tempo, pur consapevole che Motta ha un leggero vantaggio su altri fin qui tenuti ben nascosti da Giuntoli (tipo De Zerbi o Palladino).

Thiago Motta - «Non ho deciso niente, non ho firmato niente». La dichiarazione dell'attuale allenatore del Bologna non poteva che essere questa alla luce di un contratto ancora in essere e che lascia aperte ipotesi e dubbi sul suo futuro. La Juve lo ha contattato per il dopo Allegri, in tempi più che sospetti anche per lo stesso Max, ma non ha la certezza di poter chiudere l'operazione a proprio favore. Bisognerà aspettare Bologna-Juve di questa sera. E poi, fra una settimana al massimo, inizierà il nuovo corso per il cinquantunesimo allenatore della Juve. E c'è da augurarsi che sia davvero un nuovo inizio in cui le idee, dentro la società e tra i tifosi, tornino a convergere nella stessa direzione.