Juve U23, difficoltà, compromessi, coraggio e crescita: cosa ha detto il 2018 del progetto bianconero
Edoardo Siddi
La Juventus, nel 2018, tanto per cambiare, ha scritto la storia. Penna in mano, senza dividerla con nessuno, ha tracciato record, prime volte e rivoluzioni. Ed è sempre stata in prima linea per abbracciare i cambiamenti e la modernità, trasformandosi spesso in un apripista per tutto il calcio italiano. È stato così anche per il progetto seconde squadre, fortemente voluto non solo dalla Juve, che però si è trovata da sola al momento di passare dalle parole ai fatti. Poco male, la paura non appartiene al DNA bianconero, e così è nata la Juve U23, seconda squadra inserita nel girone A della Serie C. Ma com'è andata la prima parte di stagione dei bianconeri guidati da Zironelli?
DIFFICOLTA' - I primi passi sono stati difficili. Il gruppo era chiamato a muoversi in un sentiero mai tracciato da nessuno e i passi falsi non sono mancati. Avvio altalenante, poi un periodo buio, con sei gare senza vittoria e cinque sconfitte consecutive che hanno fatto precipitare la squadra in zona playout e spinto il mondo a mettere in discussione la bontà del progetto. La società, però, ha fatto quadrato intorno a Zironelli, ha dato fiducia a lui e a un gruppo ancora in fase di costruzione e Del Prete e compagni sono riusciti a rialzare la testa. Senza calcio spettacolo, senza fronzoli, ma tornando a navigare in acque tranquille. Dopo il successo sull'Alessandria, i bianconeri sono ora undicesimi in classifica, alle porte della zona playoff.
BILANCIO - Per svoltare è stato necessario che anche mister Mauro Zironelli scendesse a compromessi. Calcio meno propositivo e squadra più compatta, maggiormente calata nella categoria, pronta a soffrire quando necessario. La chiusura di 2018, quindi, lascia ben sperare perché vede un gruppo in grado di fronteggiare le sfide che lo attendono e testimonia anche la crescita dei ragazzi, che hanno compreso l'ambiente, riorganizzato le idee, imparato a competere con chi ha più esperienza. Uno degli obiettivi era questo. Trasformare ragazzi abituati alla Primavera o indeboliti da lunghi periodi di inattività in giocatori pronti a giocare in Serie C. Presto per sancire il compimento della missione, ma la strada è quella giusta.
TALENTI - L'argomento che interessa di più i tifosi, però, è la crescita dei talenti. C'è qualcuno da Juve? Chi sono i più pronti per un eventuale salto di categoria? Matheus Pereira ('98) aveva rubato l'occhio nella prima fase, ma il ritorno di un po' della vecchia indolenza e le nuove soluzioni tattiche di Zironelli, unite a un infortunio, ne hanno rallentato l'ascesa. Chi è cresciuto tanto è invece Kastanos ('98), più maturo, più al servizio della squadra. Tanto che in B più di qualcuno pensa a lui già per gennaio. Comincia a farsi scoprire anche Stephy Mavididi ('98), uno dei più pagati (e per questo tra i più chiacchierati). Come prima punta nel tridente ha faticato, da esterno o in coppia, con spazi da divorare, è stato più efficace. Crescono anche i talenti targati Primavera: Del Favero ('98), Muratore ('98) e Beruatto ('98) imparano dagli errori e sembrano già altri giocatori rispetto all'inizio. Discorso a parte lo merita Idrissa Toure ('98), centrocampista arrivato dal Werder Brema in estate. Fisicamente e per qualità forse il più pronto al salto di categoria, ma Zironelli sta lavorando per equilibrarlo tatticamente e inculcargli la continuità.


