IL TERZO TEMPO - Il 12 marzo ci si gioca la stagione: Allegri ora trasformi l'attendismo in coraggio. Higuain può diventare una grana estiva per Paratici
Luigi Risucci
Era la partita più attesa dell’anno ed è stata, sinora, la più cocente delusione dell’era Allegri. Più delle finali di Berlino e Cardiff, perché in questa stagione la Juventus ha un CR7 in più nel motore ed ha improntato la campagna acquisti sull’obiettivo Champion’s League. Inutile nascondersi: sin dall’amichevole estiva a Villar Perosa, la società è stata chiara e perentoria sulla priorità dell’obiettivo europeo. Gli acquisti di Bonucci, Ronaldo, Can e Cancelo il chiaro segnale di come la squadra volesse potenziarsi a livello offensivo e di esperienza internazionale, prendendo giocatori in grado di pesare nelle grandi sfide continentali. Così, fino ad ora, non è stato. Già tre sconfitte in sette partite europee, con il fuoriclasse di Madeira che ha raccolto la miseria di un gol ed un’espulsione tra girone ed andata degli ottavi di finale. La partita del Wanda Metropolitano è stata una sconfitta pesante, perché ha abbracciato l’aspetto tattico e quello caratteriale, oltre ad aver messo in bilico la buona riuscita dell’intera stagione. Tatticamente è stata la vittoria del Cholismo sull’attendismo e la pacatezza di Allegri. I Colchoneros rintanati e compatti nella propria metà campo, pronti alle ripartenze, con i bianconeri a condurre il gioco senza mai trovare gli spazi tra le linee in grado di mettere in difficoltà la rocciosa difesa spagnola. A livello di personalità e mentalità, la batosta è stata ben più dolorosa. Simeone, per rompere l’equilibrio, ha messo dentro Morata, Correa e Lemar, rimpinguando la batteria offensiva senza intaccare i suoi dogmi difensivi. Aveva esaurito i cambi a mezzora dal fischio finale, seppure il pareggio a reti bianche non sarebbe stato esattamente un disastro, lasciandogli comunque due risultati su tre per il ritorno. Allegri ha atteso troppo, inserendo Emre Can a 15 minuti dal termine, per poi giocarsi la tecnica di Bernardeschi e Cancelo a partita già compromessa. Un eccesso di attendismo ed una mancanza di spregiudicatezza che sono costate care. Più volte mi sono esposto a favore del tecnico livornese, magistrale gestore delle forze e dei cambi, eccezionale lettore dei momenti decisivi delle sfide, in particolare in quelle europee. Max ha ingiustamente subito critiche poco costruttive da parte degli addetti ai lavori e di una corposa frangia di tifoseria, forse nostalgica dell’era Conte. Allegri stavolta, ha pagato la mancanza di coraggio ed è mancato, clamorosamente, nelle letture delle situazioni, nonostante non fossero mancate le avvisaglie: dalla grande parata del polacco su Griezmann, al gol (benevolmente) annullato dal fischietto tedesco a Morata. Erano i chiari segnali che qualcosa non stesse andando per il verso giusto, che la partita fosse in procinto di svoltare a favore degli spagnoli e che la squadra necessitasse di forze ed idee nuove. A tutto ciò si è aggiunta la serata storta di alcuni singoli: Alex Sandro (ammonito e squalificato per il ritorno) non ha mai impensierito Juanfran, condizionando tutto il rendimento della catena mancina, Pjanic, probabilmente condizionato dalla febbre, non è mai sembrato in grado di reggere il campo, Mandzukic, non il solito guerriero, è sembrato un peso per l’attacco ed ha seminato il panico in difesa. Si è sentita, proprio a centrocampo, l’assenza di Khedira, spesso bistrattato dai tifosi più “esteti”, ma in grado di offrire esperienza ed equilibrio in mediana.
Per il tedesco, intervento al cuore riuscito (analogo a quello cui si sottopose Lichtsteiner) e rientro in campo tra un mese circa; mancherà anche a Torino e non è una buona notizia. Allegri avrà venti giorni per studiare le soluzioni utili a scardinare una difesa apparsa ermetica, arcigna, che nell’era Simeone ha numeri da record: in 204 partite casalinghe ha subito appena 120 gol, con ben 124 match conclusi a porta inviolata dall’ottimo Oblak. Come detto, mancheranno Alex Sandro e Khedira, con il sicuro rientro nei titolari di Cancelo e lo spostamento di De Sciglio a sinistra. Per il resto, impossibile fare pronostici: la necessità di segnare almeno due gol potrebbe spingere Allegri ad inventarsi qualcosa di diverso dalla cintola in su. La parola d’ordine sarà coraggio, perché mostrando il medesimo atteggiamento visto a Madrid, le speranze rasenterebbero lo zero assoluto. Possibilità reali di rimonta? Ce ne sono, e ballano intorno al 25%. Il 2-0 è quanto di peggio possa regalare una partita d’andata e la storia parla chiaro: mai la Juventus ha ribaltato una sconfitta simile; mai l’Atletico in Champions è stato eliminato dopo aver vinto 2-0. Inoltre, la Juventus ha costruito quasi sempre le proprie qualificazioni, giocando partite epiche in trasferta (a Wembley, all’Allianz Arena e l’anno scorso fino al recupero al Bernabeu). Il 12 marzo l’impresa rasenterà l’impossibile, ma il motto che padroneggia nella storia dei bianconeri dovrà spostare l’ago della bilancia fino all’ultimo secondo di gioco dello Stadium. La partita di Madrid dello scorso anno, a parte l’infausto rigore procurato da Benatia, sarà il modello da seguire, con la giusta buona dose di fortuna al seguito. Dopo quella sfida, a seconda del risultato, partiranno i processi o lo sprint finale della stagione. Per ora meglio tenersi concentrati ed appesi a quel filo di speranza, piuttosto che pensare ai possibili e probabili scenari rivoluzionari che seguirebbero un’eliminazione. Anche la FIFA, sul fronte mercato potrebbe inguaiare i bianconeri. È di oggi la notizia del blocco del mercato del Chelsea fino a giugno 2020. Con i Blues, la Juventus ha in ballo l’affare Higuain che dovrebbe portare, in caso di riscatto, altri 36 milioni nelle casse bianconere. I londinesi potrebbero aggirare il blocco esercitando il riscatto, visto che non potranno acquistare altri attaccanti per le successive sessioni. In caso contrario si dovrebbe piazzare il Pipita altrove, cercando di racimolare la cifra di cui sopra: altra missione difficile per Paratici, che sta invece lavorando in maniera straordinaria sul mercato interno, dove ha raccolto un tesoretto importantissimo, con le cessioni dei vari Cerri, Audero, Sturaro e compagnia bella. Nel frattempo, il campionato regalerà le trasferte di Bologna e Napoli, prima dell’anticipo casalingo con l’Udinese di venerdì 8 marzo. Si potrebbe scrivere la parola fine sul discorso scudetto, ma senza il miracolo contro l’Atletico sarebbe archiviata l’intera stagione. Finire a marzo, con una rosa sconfinata a disposizione, farebbe scivolare l’ambiente in un dramma sportivo che la vittoria dell’ennesimo scudetto non potrebbe lenire, neppure minimamente.


