Spalletti è ora di cambiare. Kolo Muani e Woltemade non risolveranno il problema del gol
Vincenzo Marangio
Da Cagliari a Cagliari per non cambiare nulla. E sia chiara una cosa, qui fare paragoni con la Juventus di Tudor e Motta sarebbe sbagliato, perché se è vero che quella di Spalletti è in ritardo (come punteggio in classifica) rispetto a quelle precedenti, è altrettanto lampante che questa squadra un'identità ce l'ha ed è riconoscibile. Prima si faceva fatica a recitare a memoria una formazione, ora invece delle certezze, giuste o sbagliate che siano, ci sono, segnale che Spalletti è un allenatore che quantomeno si prende delle responsabilità, ha scelto una direzione e la segue. E questo è già tanto. Adesso, però, sarebbe sbagliato chiudersi nelle convinzioni. Avere un'idea e difenderla è giusta, ma se non funziona deve essere corretta. Come? Non sono io l'allenatore, per vostra fortuna, ma da osservatore esterno un'idea me la sono fatta.
Se il dominio non porta al risultato, soprattutto per l'incapacità degli attaccanti di trovare il gol (ne parliamo dopo), ma spinge a prestare il fianco a ripartenze avversarie spesso letali, allora bisogna lavorare sulle alternativa, in pratica bisogna trovare un piano B. Bisogna trovare un modo alternativo per stanare le difese ad oltranza di chi, logicamente, affronando la Juventus cerca di chiudere ogni spazio e provare il più classico dei contropiede per fare scacco matto. Senza attaccanti in grado di tradurre in gol l'enorme mole di lavoro della squadra, allora bisogna essere bravi anche ad aspettare, attrarre le avversarie di turno e trovare linee di passaggio che non siano sempre necessariamente palla a Conceicao e vediamo che si inventa. Bisogna cercare di più gli strappi interni o le verticalizzazioni oppure, pensando ad un cambio modulo, proporre una seconda fissa accanto a Kolo Muani, che sia Nico o che sia Woltemade.
E arrivamo al capitolo attaccanti. Si comincia a parlare di alternative da cercare e trovare sul mercato, ovviamente serve un attaccante puro da affiancare a Kolo Muani e non un'ennesima seconda punta con la speranza di trasformare Kolo Muani in prima punta. L'alternativa è lavorare con il "materiale" a disposizione. Ma la domanda è una: si può allenare l'istinto di un giocatore? Perché, soprattutto dall'ultima gara a Cagliari, sia Kolo Muani che Woltemade hanno dato la sensazione di non fidarsi delle proprie doti da bomber (che evidentemente non hanno), uno, il francese, con un pallone da calciare solo con violenza in porta rinuncia al tiro e fa velo per nessuno; l'altro, il tedesco, con il pallone appena ricevuto in area di rigore, invece di avvicinarsi e tirare sceglie il colpo di tacco fuori area per lasciare il compito a chiunque altro. Questa è mancanza d'istinto, di fiducia, di cattiveria. Praticamente tutto quello che non può e non deve mancare in un attaccante e che è difficilmente allenabile. Ma se resta l'unica soluzione, auguri a Spalletti...


