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ESCLUSIVA TJ - Delpiano: "In ritiro davo del lei a Scirea: mi disse di chiamarlo semplicemente Gae. Quanti consigli da Brio e Cabrini! Juventus palestra di vita. Su Pirlo..."

autore
Luca Cavallero
per Tuttojuve.com
venerdì 21 agosto 2020, 17:00Primo piano
autore Luca Cavallero
21.08.2020 17:00Primo piano
Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com

Iniziare con un sogno nel cassetto: quello di poter calcare lo stesso terreno di gioco e allenarsi in pianta stabile con tutti quanti i propri idoli.

Uno dei pochi riuscito a coronarlo è Alessio Delpiano, ex difensore (attualmente allenatore), con un trascorso importante nelle giovanili della Juventus, tra le fila della quale è riuscito ad affacciarsi con la prima squadra (biennio 1988-1989).

Il tecnico originario di Settimo Torinese, è stato intervistato in esclusiva da TuttoJuve.com.

Proviamo a riavvolgere il nastro a quell'estate 1988: convocazione per il ritiro con la prima squadra, al fianco di tutti quanti i tuoi più grandi idoli.

"Per me era un sogno che diventava realtà: quasi da non crederci. Feci il ritiro in Svizzera, allenandomi insieme a quel gruppo di straordinari campioni: da Gaetano Scirea, ad Antonio Cabrini, sino a Sergio Brio. Professionisti esemplari, ma anche persone straordinarie fuori dal campo. Ho un sacco di aneddoti".

Uno in particolare?

"Ne potrei raccontare davvero tantissimi. Diciamo che per me era davvero un sogno ad occhi aperti, quasi incredibile. A Scirea non mi osavo dare del tu, mi rivolgevo a lui chiamandolo: "Signor Scirea", dandogli del lei. Lui mi rimproverò dicendo di chiamarlo Gae, sennò si sentiva vecchio!".

Quindi sei stato accolto come uno di loro.

"Assolutamente: non ti facevano sentire affatto fuori posto. Brio mi prendeva da parte e mi dava un sacco di consigli. Cabrini era uno dei più simpatici: per rispetto gli lustravo le scarpe, ma finiva sempre per regalarmele. Mi presero tutti subito in simpatia: non avevo la macchina e alcuni compagni, a turno, mi davano un passaggio fino a Torino Porta Susa per andare al centro di allenamento. La mia prima autoradio me la regalò proprio Cabrini".

Sei riuscito a mantenere il rapporto con loro nel tempo?

"Con alcuni sì. Per esempio con Cabrini ci reincontrammo a distanza di anni a Milano Marittima, in vacanza e scherzammo sui tempi che furono".

Ti sei affacciato con la prima squadra anche per qualche allenamento sporadico con Giovanni Trapattoni: era un allenatore esigente anche con voi giovani?

"Assolutamente: ci trattava alla pari degli altri. Con me poi spese molto tempo e mi migliorò molto: mi spiegò tanti piccoli dettagli relativi al posizionamento del corpo e alla postura: tutte piccole cose che, però, fanno la differenza".

Da ex calciatore cresciuto nel vivaio della Juve che ha fatto tutta la trafila sino ad approdare in prima squadra quanto rimpiange di non aver potuto beneficiare di una tappa di transito, che invece c'è attualmente, come l'Under 23?

"Scontato dire tanto. Una volta venivi buttato nella mischia subito e non avevi tante chance. Quella tappa intermedia ti consente di continuare a seguire un determinato percorso di crescita che si fa sì più complicato perchè giochi in Lega Pro, ma allo stesso tempo resti in quella società in cui sei cresciuto calcisticamente".

Passando all'attualità, come giudichi - da collega - l'approdo di Pirlo sulla panchina della Juve?

"Non comincia la sua carriera da una tappa semplice, ma dalla panchina della Juventus, dove ti chiedono di fare risultato subito: quando sei in quella società sai che l'obiettivo lo raggiungi solo se hai vinto, altrimenti hai fallito. Questo Pirlo lo sa bene: da calciatore ha affrontato un sacco di partite importanti e ha giocato in top club come Milan e Juve, per cui sa che cosa significa sentire la pressione. A mio parere entrambe le parti sono consapevoli della sfida che li attende e ci sono tutti quanti i presupposti per fare molto bene".

per Tuttojuve.com

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