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Baldini: “I giocatori ci sono, il problema del calcio sono i dirigenti. I lestofanti? Fui interrogato dalla Procura”

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Ivan Cardia
Oggi alle 19:38Serie A
autore Ivan Cardia
07.10.2026 19:38Serie A
www.imagephotoagency.it
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“I giocatori ci sono. Il problema del calcio non è avere i giovani o i talenti che sono spariti”. Silvio Baldini, commissario tecnico dell’Italia Under 21, parla così a Sky Sport: “Abbiamo una buona qualità, il problema è che non ci sono i dirigenti all’altezza per poter fare le cose per bene. Non è che tutte le volte dobbiamo fare polemiche: i giocatori li vedete, come si esprimono. La Nazionale maggiore ha messo dentro i giovani e subito si è respirata un’altra aria. Poi, se questi ragazzi non giocano, è normale che non possano migliorare e progredire. Il problema sta lì: le società di calcio dovrebbero investire molto di più, che vuol dire farli giocare, non mandarli in prestito”. Cos’è il calcio? “È soprattutto sentimento. Il calcio è emozione: io dico sempre ai calciatori che sono degli artisti, come i pittori o i poeti, riescono a emozionare milioni di persone. Non devono fare questo mestiere pensando solo alla ricchezza e alla popolarità. Bisogna trasmettere gioia, felicità, realizzazione”. Come va la collaborazione con Roberto Mancini? “È basata sui fatti, è professionale: mi hanno lasciato i giovani più importanti, perché avevamo le partite più importanti. Questa è collaborazione. Poi c’è una persona speciale come Claudio Ranieri: ha esperienza, nel calcio ha vissuto diversi campionati, dalla Francia all’Inghilterra alla Spagna. Ha vinto la Premier League con il Leicester, una cosa fuori dal comune: tira lui le fila tra Nazionale maggiore e Under 21, è stato con noi a Pescara e per tutto il ritiro prepartita. Ha detto cose bellissime, che hanno stimolato tutti: ci ha dato la serenità e la carica necessarie per una partita importante come quella con la Polonia. È un personaggio chiave per traghettare i calciatori da sotto a sopra, sempre in sintonia con Mancini”. L’idea di usare lo stesso sistema di gioco può aiutare? “No, secondo me è sbagliata. Non si possono fare tutte le squadre con lo stampino: bisogna produrre giocatori bravi, che poi in prima squadra si adatteranno al gioco. Non è la tattica che fa la differenza, ma il talento: vanno lasciati divertire e giocare, togliendo loro responsabilità. È un’idea che per me non sa di niente”. Sta costruendo una Nazionale tutta all’attacco? “In partita ci sono diverse fasi: quando non hai la palla, per forza ti devi difendere, se alto o basso dipende dall’avversario. Il problema è cosa fai quando hai la palla: non devi perdere tempo a fare i giochini. Lo spirito dev’essere quello di voler fare gol e creare emozioni, da artisti”. I giocatori più pronti per la Nazionale maggiore? “Tanti sono prontissimi. Sono ragazzi in gamba, che possono dare la spinta necessaria al calcio italiano: credo che con Mancini avranno la possibilità di esprimersi, perché è uno che i giovani li lancia”. Liberali? “Sì, ma sono tutti pronti. Non posso dirne 3-4: ce ne sono almeno 11-12 che sono pronti. Non ce la faccio a elencare qualcuno: per me sono tutti figli, tutti quelli dell’Under 21 sono bravi”. Si guarda troppo al fisico? “Assolutamente sì, altrimenti Messi non avrebbe giocato a pallone. Non tocco Maradona, ma anche Pele era 170 centimetri: nel calcio contano le capacità tecniche. Il fisico anche, ma fino a un certo punto: l’importante è avere tecnica da mettere al servizio dei compagni”. Alcune sue dichiarazioni hanno fatto discutere… “Quando sono rientrato dalle due partite con la Nazionale maggiore, il martedì pensavo che mi arrivasse un’e-mail per farmi i complimenti. Invece era la Procura Federale che voleva sentirmi: volevano sapere chi fossero i lestofanti a cui ho fatto riferimento. Io non voglio insistere su certe polemiche, a volte non approfondisco più di tanto. Non voglio andare oltre, per non avere altri tipi di problemi, però io gli risposi che li conosceva e lui sì, era un ex finanziere (Chine, ndr). Gli dissi che doveva cercare dove le spese erano superiori alle entrate: lì erano i lestofanti. Io ricordo che, quando iniziai ad allenare, c’era Marchetti: nessuno diceva che era una persona onesta, e infatti ha smesso presto. Io faccio certi discorsi, poi però penso solo a voler stare con i giovani e pensare al calcio. Vorrei un attimo isolarmi da queste vicende e considerazioni”. Cosa c’era nelle sue lacrime? “Io sono arrivato in ritiro e non ero la stessa persona, tutti sapete cosa mi è successo. Quando arrivi lì e ti senti un vecchio di 80 anni, ma poi dopo pochi giorni ti senti più giovane di 40, ti cambia: mi hanno detto parole tanto belle, mi hanno abbracciato. Io ho un rapporto con tutti, parlo con tutti: hanno tirato fuori certi discorsi, quando poi sei lì e vedi una partita del genere pensi che il destino, se ti comporti bene, ti regala certe emozioni. Per me sono stati come una medicina, e io tante volte per dormire prego: nelle mie preghiere ho sempre pensato ai miei ragazzi dell’Under 21 e loro l’hanno capito”. Cosa le è rimasto di quell’esperienza con la Nazionale maggiore? “È stata bellissima, e sapevo che avrei vinto quelle partite. Sapevo che i ragazzi avevano le qualità. Mi resta la soddisfazione, che resta anche adesso: la Nazionale, che sia maggiore o Under 21, non cambia. La Nazionale sono il mio gruppo, i miei ragazzi”.

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