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Abodi cita Mandela e poi: “Sconfitto solo in un caso”. Ma Malagò resterà in Figc, lui probabilmente no

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Ivan Cardia
Oggi alle 18:23Serie A
autore Ivan Cardia
07.10.2026 18:23Serie A
Il ministro per lo Sport e per i Giovani ha sempre detto di ritenere necessario un commissario. È arrivato, ma non è quello che sperava
www.imagephotoagency.it
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“Ho imparato una cosa, che il pensiero e i fatti contano poco, ma conta il modo con i quali si raccontano. E mi fermo qui”. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, misura le parole e i toni, all’indomani del commissariamento della FIGC per l’invalidità dell’elezione di Giovanni Malagò, a cui in compenso la Federcalcio è stata comunque affidata. Una decisione che nella forma è andata incontro a quello che lo stesso Abodi ha sempre sostenuto: da Zenica in poi, ha sempre detto di ritenere necessario l’arrivo di un commissario. Nella sostanza, però, il discorso è ben diverso.

C’è commissario e commissario

Lo stesso Abodi, i cui rapporti con Malagò si sono deteriorati da anni - da quando l’allora presidente del CONI appoggiò Tavecchio, e non lui con cui all’epoca era teoricamente in grande sintonia, per la presidenza della FIGC -, ha detto di essere disposto a lavorare con l’imprenditore romano sulle riforme. I due, anche nei momenti più duri della crisi dell’ultimo mese, hanno continuato a sentirsi e confrontarsi, riaprendo un canale necessario viste le rispettive cariche, con la freddezza di chi avrebbe voluto un altro interlocutore. E lo stesso vale tuttora: se il commissario è arrivato, non è quello che sperava Abodi. E non soltanto per la persona, dato che il mandato molto chiaro affidato a Malagò - celebrare le elezioni federali entro il 31 gennaio - e le intenzioni del diretto interessato (che intende farsi rieleggere anche prima) svuotano il commissariamento, salvo sorprese, di qualsiasi carattere straordinario: Malagò traghetterà la Federcalcio da un presidente (lui) all’altro (lui) senza intaccare le componenti che dovranno votare nuovamente per lui.

“Disponibile per le riforme”, ma…

Così, Malagò andrà avanti: almeno fino al 2029, quando scadrà il quadriennio olimpico. Ma più probabilmente anche fino al 2032, visto che un secondo mandato è nell’ordine delle cose, allo stato attuale. Non altrettanto può dirsi di Abodi nelle vesti di ministro: la legislatura è agli sgoccioli e non è detto che gli elettori confermino la maggioranza di centrodestra attualmente al governo. Anche in questo caso, peraltro, sarebbe da verificare l’intenzione di Giorgia Meloni - e di chi la affianca nella compagine esecutiva - di confermare il mandato allo Sport allo stesso Abodi.

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