ESCLUSIVA TJ - Tsitiridis (Al Hilal) sul ruolo di match analyst: "Vi spiego il mio lavoro e come aiuto i club. Gagliardi? Valore aggiunto per la Juventus"
Mirko Di Natale
Nel momento in cui il nome di Antonio Gagliardi, match analyst della nazionale italiana, è stato accostato alla Juventus, molti tifosi si sono iniziati a domandare sul significato di questa figura. Perché mentre tutti sono impegnati ad osservare e giudicare il comportamento di chi è in campo, nessuno può immaginare del grande lavoro che si svolge ogni giorno dietro le quinte. La nostra redazione ha voluto parlare di questa tematica con Kiriakos Tsitiridis, che svolge questa professione nell'Al Hilal di Sebastian Giovinco:
In Italia la figura del match analyst non è ancora così conosciuta. Ci puoi raccontare qualcosa riguardo il tuo lavoro?
"Credo che questo lavoro stia crescendo molto, a discapito degli anni precedenti la tecnologia aiuta davvero molto. Abbiamo la possibilità di vedere molti video, grazie all'ausilio di piattaforme, e questo ci permette di scendere nel dettaglio per analizzare gli avversari, la nostra squadra, i nostri allenamenti e nello stesso tempo possiamo aiutare individualmente i giocatori. Questa figura è in espansione anche in Italia, sono a conoscenza di molti corsi svolti da professionisti di grandissima esperienza che aiutano molto i ragazzi che vogliono cominciare a muovere i primi passi. Il nostro compito è quello di fornire all'allenatore molte situazioni per studiare i rivali e capir meglio le loro qualità".
Come questa figura riesce ad aiutare il club? Quali sono le maggiori indicazioni fornite in questo lavoro?
"Il match analyst viaggia di pari passo con l'allenatore, perché non dobbiamo far altro che esaudire quelle che sono le sue richieste nel momento in cui espone gli obiettivi stagionali. Ci sono diversi aspetti che il mister richiede di curare, come gli aspetti difensivi ed offensivi sia dell'Al Hilal e sia dei nostri avversari. All'interno di questo troviamo differenti ramificazioni come i calci piazzati che coprono una buona fetta del lavoro, anche qui c'è una differenziazione tra quelli d'attacco e di difesa. Un'altra richiesta che spesso ci viene richiesto è la cura nel dettaglio e nell'individuale, così da aver informazioni sui singoli in modo da poter allenare meglio i nostri ragazzi. Le iniziative sono concordate con colui che comanda, noi siamo a disposizione per fornirgli in maniera professionale le situazioni che poi verranno messe in pratica".
Come può esser decisivo il match analyst nella vittoria di un match?
"Per quanto mi riguarda, non mi sento assolutamente il protagonista delle nostre eventuali vittorie. Ma ho proprio la sensazione di essere un componente che può apportare il suo contributo all'interno dello staff. Io, come dicevo, devo fornire le migliori indicazioni possibili e spesso anche più di ciò che mi viene richiesto, si deve sempre avere la sensazione di non essere determinanti. Le tecnologie ci permettono di visionare in diretta ciò che succede, sarà compito del mister se utilizzare o meno queste immagini girate in tribuna. Quando c'è un grande lavoro di coordinamento, ognuno cerca di portare il suo tassello nel miglior modo possibile. E il lavoro di squadra è sempre molto utile per far sì che il tecnico prenda le decisioni migliori".
Antonio Gagliardi, che svolge questo mestiere per la nazionale italiana, potrebbe diventare un nuovo membro dello staff bianconero. Lo conosci?
"Non lo conosco personalmente, nel mio staff ci sono ragazzi italiani che hanno frequentato i corsi a Coverciano e hanno avuto la fortuna di averlo come insegnante in questa materia. Ho presente chi sia Antonio, spesso è comparso nelle mie ricerche e conosco il suo lavoro per la nazionale italiana. Questo è stato motivo di curiosità per me. Mi raccontano di una persona molto preparata, le sue lezioni sono state molto interessanti e credo che potrebbe essere un valore aggiunto per la Juventus. Credo che anche Pirlo avrà avuto modo di conoscerlo e di valutare come lavora. Mi farebbe piacere conoscerlo un giorno, ma nell'immediato credo che la distanza non ci permetta di incontrarci".
Domanda difficile: c'è più difficoltà a lavorare per un club o per una nazionale?
"Possiedo solo esperienza all'interno di squadre di club. Credo che la preparazione della partita sia la stessa anche per le nazionali, la differenza più grossa è nella routine: lì hai la possibilità di entrare all'interno di un'organizzazione fissa giornaliera, dall'altra parte c'è minor tempo - le nazionali sono impegnate in tante partite in brevi periodi - e il lavoro credo sia un po' più veloce nel fornire all'allenatore tutto ciò che ti richiede. Questo, chiaramente, è solo un mio pensiero".
Si ringrazia Kiriakos Tsitiridis per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.


