A MENTE FREDDA – Disastro al Max. Dybala orgoglio e accuse. Serve la scossa di Agnelli
Quintiliano Giampietro
La parola vergogna rimbomba nella pancia del Bentegodi. La pronuncia lo stesso Allegri dopo la quarta sconfitta in 11 turni di campionato. Roba da brividi. Come la posizione della Juve, ferma a metà classifica con soli 15 punti, come i gol fatti e quelli subiti. Se lo scudetto è andato (non da ieri), ora è concreto il rischio di non qualificarsi per la zona Champions. Che avrebbe conseguenze disastrose, soprattutto sotto il profilo economico. Questa è una squadra in cui latitano gioco, idee, carattere, identità. Serve altro? Che il tecnico non avesse la bacchetta magica si sapeva, peraltro con una rosa certo non di grandissimo livello, ma ci si aspettava di più da chi è stato richiamato per risollevare le sorti della truppa, dopo l'illusione del calcio liquido targato Pirlo. A proposito, l'ex fuoriclasse di questi tempi era imbattuto e aveva 8 punti in più del suo successore. Che di errori ne sta commettendo. In primis l'ostinazione verso un 4-4-2 senza infamia e senza lode, Rabiot largo a sinistra, l'inguardabile Morata in campo per tutta la gara. Poi Locatelli in panchina e il cambio nel finale quando esce Alex Sandro, entra Pellegrini e Kaio Jorge resta in panchina. Le gare vinte per 1-0 prima del doppio ko, erano piccoli raggi di sole in un cielo nuvoloso. Il corto muso resta ormai una teoria filosofica. Bisogna cambiare registro. Max ci sei?
Nella città di Romeo e Giulietta si salva solo Dybala, come del resto era avvenuto contro il Sassuolo. L'argentino vuole ripagare Allegri per averlo nominato nuovo simbolo bianconero e la società con cui sta firmando un contratto da 10 milioni a stagione. Paulo si trova ovunque, contrasta più di chi dovrebbe farlo per mestiere, tenta diverse conclusioni, una delle quali s'infrange sulla traversa. Sono i suoi gli unici lampi di luce in una notte molto buia. Tra le peggiori degli ultimi 10 anni. Le mani sul volto al triplice fischio di Marinelli sono emblematiche. Mentre sono un frullato di amarezza, orgoglio e accuse verso i suoi compagni le sue parole nel post gara: “Nessuno deve dormire senza pensare a questa sconfitta. Servono un bagno di umiltà, silenzio e molto lavoro. Ricordiamoci che siamo la Juve”.
Messaggio forte e chiaro da parte di chi per i prossimi anni dovrà prendere per mano Madama. Praticamente i primi passi del passaggio di testimone rispetto alla leadership di Bonucci e Chiellini. Tutto giusto. A mio avviso, però, la vera scossa emotiva deve arrivare dall'alto e si chiama Andrea Agnelli. Il suo intervento sarebbe opportuno in un momento come questo, di crisi profonda, sotto il profilo dei risultati e non solo. La decisione di andare in ritiro lo certifica. Chi meglio di lui può responsabilizzare la squadra, ricordando ai giocatori i valori della juventinità e del dna bianconero? Presidente, se ci sei batti un colpo.


