Atalanta, Zappacosta: "Rowe come il primo Lookman. Conference? Ce la giochiamo con tutti"
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Daniele Najjar
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autore Daniele Najjar
02.10.2026 21:15Serie A
A Trento è iniziato il Festival dello Sport. Nel corso del panel "Una nuova Dea" - tenutosi presso il Palazzo della Provincia di Trento - ha parlato l'esterno dell'Atalanta, Davide Zappacosta. Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com: "All'inizio abbiamo parlato una mezz'oretta, c'è stima e rispetto reciproco. Con lui abbiamo vinto l'Europa League con il Chelsea, uno dei miei primi trofei".
Come hai ritrovato Sarri?
"L'ho trovato pressoché uguale, se non un po' più elastico su alcune cose. Lui è molto scrupoloso e cerca la perfezione e questo può aiutarti a crescere. Stiamo lavorando molto di più perché all'Atalanta in questi anni abbiamo lavorato più sul seguire l'uomo, ora ci sono concetti completamente diversi che vanno assimilati. È un grandissimo lavoratore e siamo tutti molto positivi".
Fiducioso quindi su Sarri?
"Sì, siamo solo all'inizio di un percorso molto lungo, come in tutti i percorsi all'inizio ci sono ostacoli da superare.
Rowe ricorda il primo Lookman?
"Sono d'accordo. Ricordo Ademola quando è arrivato all'inizio era simile, cercava di saltare 2-3 uomini ogni volta che riceveva la palla. Con il passare del tempo ha impoarato a giocare con la squadra, ad essere decisivo anche con gli assist
Quanto hai trovato cambiata Zingonia al tuo ritorno?
La vera forza dell'Atalanta penso che sia che non è cambiato pur essendo cresciuta. Sono stati bravi a mantenere la stessa mentalità, la stessa umiltà. Questa sensazione di arrivare e sentirsi a casa a Zingonia è rimasta la stessa. La grandezza principale è quella d rimanere con i piedi per terra".
Quanto spinge Bergamo?
"Lo stadio nuovo è veramente bello, hai la sensazione di avere i tifosi in campo e questo è un valore aggiunto. Quando entri in campo ora la spinta si sente tutta. Sentire la voce di qualcuno che sta a 4-5 metri da te e ti dà la spinta sembra poco, ma fa la differenza".
Questa sosta aiuta?
"Ormai queste soste fanno parte del calcio, ci si deve abituare, quando si perde si vuole giocare subito per cambiare l'inerzia e far vedere che ci sei. Ma stiamo sfruttando la sosta per lavorare, conoscerci meglio, c'è bisogno di tanta positività e di riscattarsi".
La Conference ora è un aiuto o mette in difficoltà ora?
"Secondo me sarà un aiuto. Io mi sono sempre sentito meglio quando si giocava ogni tre giorni. Quando si giocava solo la domenica era più lunga, magari si arrivava più scarichi. Ogni tre giorni invece mantieni alta l'adrenalina".
La Conference può diventare un obiettivo da prendere seriamente in considerazione?
"L'importante è essere ambiziosi e puntare al massimo, se non sei competitivo in questo lavoro non vai lontano, il nostro gruppo è molto competitivo. L'obiettivo è di arrivare pù lontano possibile e giocarcela con tutti quanti".
Che importanza ha avuto la vittoria dell'Europa League?
"Dublino ci ha dato una forza e consapevolezza assurde, tanto è vero che per diversi mesi l'anno successivo siamo stati vicino alle prime del campionato. Una vittoria così ti dà la consapevolezza davvero di potertela giocare con tutti".
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