Juve, perchè tiri male?
Massimo Pavan
Il problema della Juventus non riguarda soltanto quanti gol segnano gli attaccanti, ma soprattutto quanto riescono realmente a rendersi pericolosi. Perché prima ancora di discutere della precisione sotto porta bisogna porsi una domanda molto semplice: quante volte le punte bianconere riescono effettivamente a concludere?
I numeri raccontano una situazione che Luciano Spalletti deve provare a modificare. La Juventus produce una discreta quantità complessiva di conclusioni, ma troppo spesso sono centrocampisti, esterni e difensori a prendersi la responsabilità del tiro, mentre i centravanti rimangono ai margini dell'azione.
Il dato di Kolo Muani preoccupa
L'esempio più evidente è quello di Randal Kolo Muani. Considerando le prime partite della stagione fino all'amichevole contro la Cremonese, il francese aveva centrato lo specchio appena quattro volte: una conclusione in porta contro Frosinone, Parma, NEC e Atalanta, nessuna contro Milan e Sassuolo.
Allargando il dato a tutte le conclusioni, si aggiungevano quattro tiri fuori e quattro respinti. Significa un tentativo ogni 39 minuti, una frequenza troppo bassa per il centravanti di una squadra che vuole giocare stabilmente nella metà campo avversaria.
Contro la Cremonese ancora zero
Il test con la Cremonese avrebbe potuto rappresentare l'occasione perfetta per aumentare fiducia e pericolosità. Invece Kolo Muani ha chiuso ancora una volta con zero tiri nello specchio, confermando come il problema vada oltre la semplice mancanza del gol.
Un attaccante può attraversare un periodo nel quale il pallone non entra, ma deve comunque costruirsi occasioni. Quando diminuiscono contemporaneamente gol, conclusioni e presenze nell'area avversaria, il problema diventa inevitabilmente più profondo.
Il problema era evidente già nelle prime tre giornate
C'è un altro numero che aiuta a capire la questione. Nelle prime tre partite di Serie A la Juventus aveva effettuato 55 conclusioni segnando appena quattro reti, con una percentuale realizzativa del 7,3%.
Ma il dato ancora più interessante riguarda la provenienza dei tiri: 26 erano arrivati da fuori area e soltanto 29 dall'interno. In pratica quasi metà delle conclusioni juventine veniva tentata dalla distanza, mentre le principali concorrenti riuscivano ad arrivare molto più frequentemente dentro i sedici metri.
La Juve tira, ma non sempre tira bene
La differenza è fondamentale. Dire semplicemente che la Juventus conclude molto rischia di nascondere il vero problema, perché un tiro da venticinque metri e una conclusione del centravanti da otto metri non hanno naturalmente la stessa probabilità di trasformarsi in gol.
La squadra deve quindi lavorare sulla qualità delle occasioni prima ancora che sulla quantità. Servono più palloni giocati dentro l'area, più combinazioni tra trequartisti e centravanti e soprattutto più attacchi della porta da parte delle punte.
Kolo e Woltemade devono occupare meglio l'area
Kolo Muani possiede caratteristiche che lo portano spesso ad allontanarsi dalla zona centrale per cercare spazio. Woltemade, invece, può offrire una presenza fisica differente, ma deve diventare molto più aggressivo nell'attaccare cross, seconde palle e palloni sporchi.
Contro il Sassuolo il tedesco ha avuto una grande opportunità di testa da posizione ravvicinata senza riuscire a sfruttarla, mentre Kolo Muani ha faticato ancora una volta a trasformarsi in una minaccia costante per la porta.
Non può sempre risolverla un esterno
A Reggio Emilia la Juventus è stata salvata due volte da Zhegrova, autore della doppietta che aveva momentaneamente rimesso in piedi la partita. Contro l'Atalanta sono invece arrivati Conceição e Bremer, con il difensore ancora decisivo su calcio piazzato.
Sono risorse preziose, ma non possono diventare la normalità. Se una squadra costruita per giocare stabilmente nella metà campo avversaria deve aspettare sistematicamente il gol di un esterno, di un centrocampista o di un difensore, significa che qualcosa nella produzione offensiva delle punte non sta funzionando.
I centravanti devono diventare il terminale
Spalletti deve quindi trovare il modo di avvicinare maggiormente la squadra alla porta avversaria. Non basta chiedere a Kolo Muani o Woltemade di essere più precisi: bisogna metterli nelle condizioni di calciare cinque volte invece di una.
Il vero salto di qualità arriverà quando gli attaccanti della Juventus cominceranno a vivere dentro l'area e non soltanto intorno all'area. Prima vengono le occasioni, poi arriveranno inevitabilmente anche i gol.
A Cagliari servirà già un segnale. Kolo Muani e Woltemade non devono soltanto sbloccarsi: devono cominciare a tirare molto di più. Perché è difficile chiedere a un centravanti di segnare se durante novanta minuti riesce ad arrivare alla conclusione una o due volte.


