La UEFA studia la guerra a Infantino: i retroscena dietro la maxi-riunione di Berlino. Ma manca un candidato
TMWChe la UEFA non abbia in simpatia Gianni Infantino non è più neppure una notizia. Il progetto Fifa Forward Enterprise, che avrebbe portato a costruire una media company legata al Mondiale e poi a cederne una quota a imprenditori vicini all’inner circle trumpiano, è già naufragato, ma è stato la classica gocciolina che fa traboccare un vaso già parecchio pieno. Dal caso Balogun alla gestione del calendario internazionale - che poi in realtà è il vero tema - l’Europa del calcio è da tempo scesa sul piede di guerra contro il presidente della FIFA.
Il meeting di Berlino
È in tal senso che va inquadrata l’edizione 2026 del TEP, il Top Executive Programme, un forum che la UEFA organizza a cadenza regolare dal 2005, coinvolgendo i presidenti e i segretari generali delle 55 federazioni nazionali affiliate. Nel maxi-summit, della durata di tre giorni e dai contenuti strettamente vietati ai media (ma è possibile che al termine del forum venga diramato un comunicato stampa, allo studio degli uffici competenti UEFA), si parla in teoria di massimi sistemi. Molte decisioni chiave per la UEFA, nel corso degli anni, sono partite da lì: per dirne qualcuna, la centralizzazione della gestione dei diritti TV delle competizioni europee o la nascita della Conference League sono tutte piante germogliate dal seme piantato in queste mega-riunioni. Quest’anno, in compenso, si parlerà di un solo argomento, o quasi: come spodestare Infantino. E, soprattutto, chi provare a candidargli contro.
Manca solo il cavallo giusto?
A oggi, la UEFA non ha un candidato. Le elezioni sono in programma a Rabat, in Marocco, a marzo 2027. La scadenza per candidarsi è il 18 novembre e per ora il presidente uscente - che ha dalla sua l’appoggio di 90 delle 211 federazioni affiliate alla FIFA - ha un solo sfidante, peraltro al momento soltanto annunciato: l’ex calciatore svizzero Ramon Vega. Meteora della Serie A negli anni ’90 - giocò con il Cagliari -, ci ha provato altre due volte, senza mai andarci nemmeno vicino: è difficile che possa essere lui a spodestare Infantino. La sua nemesi naturale sarebbe Nasser Al Khelaifi, a oggi il politico del pallone più influente in Europa, anche più di Aleksander Ceferin: al momento, però, il presidente del Paris Saint-Germain non sembra avere alcuna intenzione di scendere in campo personalmente. Oltre a un vero candidato - a livello formale basta essere proposti da una federazione e avere il sostegno complessivo di almeno cinque federazioni, accrediti che per ora Vega non ha -, in compenso, mancano anche i voti: Infantino, le cui radici nonostante tutto sono in Europa, sa già di avere il sostegno dell’Azerbaigian e della Lettonia, probabilmente anche quello della Cechia. Sembrerebbero campionati minori, ma sono già tre defezioni su 55. E per ora i numeri della UEFA non sono nemmeno lontanamente vicini a quelli del potente che vorrebbe detronizzare.
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