Juventus, Spalletti ammette la crisi: "Sono preoccupato, stiamo peggiorando". E sulla squadra arriva una risposta che fa discutere
Massimo Pavan
La Juventus sprofonda contro la Lazio e Luciano Spalletti non cerca giustificazioni. Dopo il pesantissimo 0-3 dell'Allianz Stadium, l'allenatore bianconero si presenta davanti ai giornalisti con un'ammissione che fotografa il momento della squadra: non soltanto la prestazione è stata insufficiente, ma il percorso intrapreso sembra aver subito una pericolosa involuzione.
La Lazio di Gennaro Gattuso ha mostrato maggiore intensità, organizzazione e personalità, mentre la Juventus è apparsa lenta, fragile e incapace di reagire alle difficoltà.
Spalletti, costretto a seguire la partita dalla tribuna per squalifica, non si nasconde dietro gli errori individuali. Anzi, punta il dito soprattutto contro l'atteggiamento collettivo e riconosce la necessità di rimettere in discussione anche il proprio lavoro.
Spalletti: "Sono preoccupato, stiamo peggiorando"
Il passaggio più significativo delle dichiarazioni dell'allenatore riguarda la sua valutazione del momento juventino.
"Sono preoccupato. Io devo andarmi a fare delle domande perché stiamo peggiorando e devo fare delle analisi soprattutto su di me. Il livello della partita è insufficiente e siamo tutti qui dentro. Nessuno si può permettere di parlare per altri. Mi fa piacere che il capitano sia venuto a parlare ma dobbiamo fare delle analisi corrette perché le sconfitte non salvano nessuno e nessuno può pensare di non esser dentro ad una sconfitta. Abbiamo tutti un magone dentro e dobbiamo andarlo a sgomitolarlo. Nessuno si salva nelle sconfitte".
Parole importanti, perché Spalletti non prova a ridimensionare la portata della sconfitta. Il tecnico ammette apertamente che la Juventus sta attraversando una fase di peggioramento e individua nella propria gestione uno degli aspetti da analizzare.
Un'autocritica che rappresenta un segnale di responsabilità, ma che dovrà necessariamente essere accompagnata da risposte sul campo.
Juventus inferiore alla Lazio: "Non avevamo il pallino del gioco né idee"
Spalletti riconosce senza esitazioni la superiorità della formazione biancoceleste.
"Sì, allora, sicuramente una Juve inferiore, sicuramente una Juventus che non ha avuto né il pallino del gioco, né né idee su dove portare la partita".
La Juventus ha faticato a costruire occasioni, lasciando alla Lazio la possibilità di sviluppare il proprio gioco con continuità.
Provstgaard ha sbloccato il risultato nel primo tempo, mentre Isaksen e Dele-Bashiru hanno completato il successo biancoceleste nella ripresa.
Il problema, però, non riguarda soltanto le reti subite.
La squadra non è riuscita a imporre il proprio ritmo, mostrando difficoltà sia nella gestione del pallone sia nella lettura delle situazioni.
Spalletti ha sottolineato anche il peso degli impegni ravvicinati, ricordando il rientro notturno dalla precedente trasferta europea.
"È difficile anche darsi spiegazioni, perché noi non abbiamo fatto più niente e dalla partita di di giovedì siamo tornati alle 4:30 di notte e poi abbiamo deciso di farli recuperare con i nostri professionisti anche della della performance, per cui poi ho tentato di cambiare in base a quello che avevamo detto in settimana, ho tentato di cambiare perché oggi sembra ci fossero sei calciatori nuovi, però siamo siamo stati lenti sia di di gambe che di testa".
Una spiegazione che non diventa un alibi: la stanchezza può aver inciso, ma non basta a giustificare una prestazione così negativa.
Spalletti individua il problema: "La fragilità nasce nella testa"
Secondo l'allenatore, la questione centrale non riguarda il modulo o il rendimento di un singolo reparto.
"Diventa inutile parlare di un reparto o di un giocatore perché sono tutte cose che vengono dopo. Qua conta il ritmo, lo spirito e il cuore poi il resto viene dopo. Noi abbiamo dimostrato fragilità perché nasce nella testa non nasce nelle gambe".
Spalletti ritiene che la Juventus abbia perso soprattutto la capacità di leggere le situazioni in anticipo e reagire con lucidità.
Una difficoltà evidente contro una Lazio che ha saputo sfruttare gli spazi e gestire i momenti della partita.
Il tecnico ha aggiunto:
"Il sistema di gioco non modifica niente se non c'è una passione per quello che è lo scorrimento della partita".
È un concetto che sposta l'attenzione dalle discussioni tattiche alla personalità della squadra.
Per Spalletti, prima ancora di trovare il modulo migliore, la Juventus deve recuperare intensità, partecipazione e capacità di interpretare le partite.
La frase che fa discutere: "La squadra mi segue? Fino a ieri sì, oggi non lo so"
Uno dei passaggi più delicati della conferenza riguarda il rapporto tra l'allenatore e lo spogliatoio.
Alla domanda se i giocatori continuino a seguirlo, Spalletti risponde senza nascondere le proprie perplessità.
"Io fino a ieri penso di poter dire di si ma oggi non lo so. Io ho un buon rapporto con loro e voglio condividere tutto con loro".
Una dichiarazione destinata inevitabilmente a far discutere.
Non significa necessariamente che ci sia una rottura tra tecnico e squadra, ma evidenzia quanto la prestazione contro la Lazio abbia sorpreso lo stesso allenatore.
Spalletti pensava di aver costruito un rapporto solido con il gruppo e ora si interroga sull'efficacia del proprio metodo.
"Io devo andare a rivedere quello che ho fatto fino a questo momento e devo approfondire la questione. Siccome pensavo di aver fatto ma stasera ho battuto i denti".
La Juventus, dunque, non deve soltanto migliorare sul piano tattico: deve ritrovare una connessione efficace tra le indicazioni dell'allenatore e il comportamento dei giocatori in campo.
La risposta a Bremer: "Bisogna parlare di noi stessi prima della squadra"
Nel dopopartita è intervenuto anche Bremer, che ha evidenziato come alcuni giocatori tendano a nascondersi quando le cose si complicano.
Spalletti non ha voluto trasformare queste considerazioni in un'accusa rivolta a una parte dello spogliatoio.
"Bremer deve rispondere, è bene che faccia delle analisi ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io dalla tribuna. Individualmente bisogna parlare di noi stessi prima di parlare della squadra".
Un richiamo netto alla responsabilità individuale.
Per il tecnico, nessuno può considerarsi estraneo alla sconfitta, indipendentemente dal ruolo ricoperto o dalla propria esperienza.
È un messaggio rivolto ai giocatori, ma anche a se stesso.
Spalletti vuole evitare che la crisi diventi un confronto tra singoli e preferisce riportare l'attenzione sulle responsabilità condivise.
"Ci sono stati molti atteggiamenti che non mi sono piaciuti"
L'allenatore non nasconde neppure la delusione per la risposta caratteriale della squadra.
Alla domanda sulla differenza di intensità tra Juventus e Lazio, Spalletti ha confermato le difficoltà dei bianconeri.
"Sono d'accordo, sono d'accordo. Sono sono più di una le cose che bisogna andare a prendere in considerazione e che bisogna analizzare, perché perché quello che abbiamo detto tutti e due è quello che hai detto anche tu, cioè senza ritmo, senza idee, senza senza corsa, senza disponibilità fragili anche da un punto di vista di reazioni quando prendevamo i duelli e quando la cosa non andava a buon fine. Ci sono stati molti atteggiamenti che non mi sono piaciuti, ecco".
Una valutazione severa, che riguarda soprattutto la reazione dei giocatori alle difficoltà.
La Juventus ha mostrato poca capacità di reagire agli episodi negativi e ha progressivamente perso sicurezza.
Un problema che Spalletti considera legato anche al carattere e alla volontà di affrontare le situazioni complicate.
Undici punti in sette partite: Spalletti pensa a cambiare metodo
La classifica rende ancora più delicata la situazione.
Con 11 punti conquistati nelle prime sette giornate, la Juventus ha raccolto un punto in meno rispetto allo stesso momento della passata stagione.
Un dato che aumenta la pressione sul tecnico e impone una riflessione immediata.
Spalletti riconosce che qualcosa dovrà essere modificato.
"È chiaro che si va a fare delle analisi e abbiamo solo due possibilità, quella di come di come si parla con la squadra e di come ci si comporta in squadra e quella di una metodologia di lavoro. È chiaro che qualcosa che qualcosa bisogna andare a modificare".
Non si tratta quindi soltanto di cambiare formazione o sistema di gioco.
L'allenatore vuole interrogarsi anche sulla comunicazione con il gruppo e sull'organizzazione del lavoro quotidiano.
Un'autocritica che conferma quanto la sconfitta contro la Lazio abbia inciso sulle sue certezze.
Spalletti e il rapporto con lo spogliatoio: "Devo analizzare anche questo"
Spalletti ha spiegato di aver sempre privilegiato il confronto con i propri giocatori, cercando di costruire un rapporto basato sulla condivisione.
"Secondo me sì, non mi riesce fare diversamente. Ho sempre desiderato avere un carattere peggiore, ma non sono quello lì. Quando c'è disponibilità, serietà e professionalità, vado con il ragionamento e si instaura un rapporto".
Il tecnico ha poi ribadito: "Ti posso dire quello che mi pare, perché non ci sono vuoti tra di noi. Ho un buonissimo rapporto con tutti, devo fare un'analisi anche su questo".
È un passaggio importante.
Spalletti non mette in discussione la sincerità del rapporto con i calciatori, ma si domanda se il metodo utilizzato finora sia sufficiente per ottenere le risposte necessarie.
La Juventus ha bisogno di una guida capace di trasmettere fiducia, ma anche di pretendere maggiore attenzione e intensità.
Il messaggio ai tifosi: "Oggi non possono essere orgogliosi"
In chiusura, Spalletti ha rivolto un pensiero ai sostenitori juventini, che hanno manifestato apertamente la propria delusione.
"Le abbiamo fatte vedere, ora c'è da frugarsi dentro e trovare fame e voglia di reagire. Dobbiamo rendere orgogliosi i tifosi e oggi, siccome ero in mezzo ai tifosi, non possono essere orgogliosi".
Parole che fotografano il distacco tra le aspettative del pubblico e quanto mostrato dalla squadra.
La Juventus non è riuscita a offrire una prestazione all'altezza della propria storia e delle proprie ambizioni.
Spalletti lo sa e non prova a nasconderlo.
Juventus, le parole non bastano più: ora Spalletti deve trovare le risposte
La conferenza stampa dell'allenatore lascia emergere un quadro estremamente delicato.
Spalletti è preoccupato, riconosce il peggioramento della squadra e ammette di dover rivedere alcuni aspetti del proprio lavoro.
È un atteggiamento responsabile, ma rappresenta soltanto il primo passo.
La Juventus deve ritrovare un'identità, maggiore equilibrio e soprattutto una capacità di reazione che contro la Lazio è mancata completamente.
Non sarà sufficiente cambiare modulo, né affidarsi esclusivamente alle qualità individuali.
Serviranno scelte precise, un metodo efficace e la disponibilità dei giocatori a seguire concretamente le indicazioni dell'allenatore.
La frase più significativa resta quella sul rapporto con la squadra: "Io fino a ieri penso di poter dire di si ma oggi non lo so".
È il segnale di una crisi che non riguarda soltanto i risultati, ma anche le certezze costruite fino a questo momento.
Spalletti ha ammesso di dover trovare nuove risposte.
Adesso la Juventus ha bisogno di vederle sul campo, perché la sconfitta contro la Lazio non può essere considerata un semplice incidente di percorso.


