Sotto indagine ci sono tutti. Perché Comolli era solo la punta dell'iceberg
Andrea Losapio
Quando hai un grande potere, solitamente, vieni investito anche di grosse responsabilità. Lo sapeva Damien Comolli, nel momento di insediarsi alla Juventus, lo sa benissimo anche Giovanni Carnevali, seppur sia arrivato da relativamente poco tempo. Anzi, proprio perché gli ultimi due dirigenti sono durati lo spazio di un anno - prima Giuntoli, poi lo stesso Comolli - non c'è l'intenzione di fare altrettanto. Il problema è che oramai l'obiettivo minimo è il quarto posto. E la concorrenza è bella agguerrita.
Comolli punta dell'iceberg
A un certo punto il dirigente francese era già con un piede e mezzo fuori dalla porta, nella scorsa stagione. Anche arrivando in Champions League avrebbe salutato, poi a John Elkann era balenata in testa l'idea che non fosse l'unico capro espiatorio, ma quello più comodo, così da tenerlo. E invece la mancata Champions aveva bisogno di un colpevole. Il più semplice, dopo il rinnovo biennale di Luciano Spalletti a determinate cifre, era l'amministratore delegato... Che guadagna un sesto del tecnico, giustamente.
Tutti sotto indagine
Così ora la patata bollente passa sì a Spalletti, ma anche allo stesso Carnevali e, più in giù, tutto il gruppo dirigente. Ammesso e non concesso che Chiellini ha fatto un passo di lato dopo l'addio di Comolli, non può dirsi al sicuro. Il problema è che la Juve vive di impeto e di entusiasmo, chi dovrebbe valutare e gestire no.


