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MARCHISIO A STYLE: "Mi sento 50% principe e 50% fabbro. Il Napoli mi suscita antipatia, quando li incontro scatta qualcosa..."

10.01.2013 18:05 di Marta Fornelli    per tuttojuve.com   articolo letto 8363 volte

Claudio Marchisio ha rilasciato una chilometrica intervista al magazine del Corriere della Sera, "Style". E alcune sue dichiarazioni stanno generando non poche polemiche: il centrocampista juventino, infatti, ha indicato il Napoli come squadra che gli suscita più antipatia.

TuttoJuve.com vi propone i passaggi principali dell'intervista:

"SONO 50% FABBRO, 50% PRINCIPE" - "Mi soprannominano "piccolo Lord" e "principino" per l'eleganza? Ero già così da piccolo - racconta -, crescendo non potevo che perfezionarmi. Ci tengo, mi piace. Anche all’allenamento mi presento in giacca e camicia, mise non così diffusa tra i ragazzi della mia età. Se mi innervosisce essere soprannominato «Piccolo Lord» e «Principino» o «Tardellino»? Non mi seccava il fatto d’essere confrontato con un grande campione come Marco Tardelli. Tengo solo a essere me stesso. «Piccolo Lord» l’ha inventato Federico Balzaretti, mio compagno in Nazionale, ai tempi della Juve di Fabio Capello. «Principino», un po’ per i vestiti, un po’ per il comportamento in campo, è una creazione del giornalista Paolo Ziliani. Nomignolo che comincia a preoccuparmi.... Perché se sul campo sei visto come un principino qualcosa non va, magari sei troppo lezioso... Sono 50 per cento fabbro, 50 per cento principe. A centrocampo si fa anche il lavoro sporco, si mostrano i denti: non sono un raffinato trequartista".

"MI PIACE VESTIRE CON RAFFINATEZZA" - "Cerco però di vestire con raffinatezza. A prescindere che sia in jeans e pullover piuttosto che in giacca. Come mi piaccio di più? Con un bel vestito, scarpe classiche, camicia e anche cravatta quando mi va. Mia moglie Roberta dice che vesto come uno molto più avanti d’età. Già mi vede a 35 anni davanti al caminetto con la pipa. Non mi tenta: però mi piace andare dal sarto, scegliere i tessuti, discutere del taglio e dei dettagli. Bottoni compresi".

"LA CRESTA NON FA PER ME" - "Quando mi vedrete con una bella cresta? Non fa per me. È un fenomeno curioso: certi tagli di capelli creano il personaggio. Penso allo sconcerto che creerebbe il mio amico Mario Balotelli se si presentasse pettinato normalmente. Certo, il look può diventare anche una prigione. Che cosa significa essere un gentleman in campo? Il calciatore gentleman incute rispetto, ti rispetta e ha carisma. Anche se ti stende con un fallo. Mi viene in mente il centrocampista inglese Steven Gerrard, per me un idolo, poi Paolo Maldini, Javier Zanetti e il mio ex compagno Alessandro Del Piero".

"TUTTO IL NAPOLI MI SUSCITA ANTIPATIA" - "Se c'è qualche giocatore che mi suscita una sana vena d’antipatia? Non qualche faccia in particolare, ma una squadra, soprattutto dopo le finali ruvide di Coppa Italia e Supercoppa: il Napoli. Quando me li trovo di fronte scatta qualcosa".

"MI CONSIDERO TRA I POCHI PRIVILEGIATI" - "Quanto mi sento fortunato rispetto ai miei coetanei? Mi considero fra i pochi privilegiati, essendo in una società al top e giocando in Nazionale. Ma ho fatto tanti sacrifici per arrivarci, e ancor di più ne hanno fatti i miei. Mia mamma, per accompagnarmi in macchina agli allenamenti quando ero bambino, ha lasciato il suo tranquillo lavoro di assicuratrice. Avendo anche due sorelle, ciò ha pesato sul bilancio familiare. Di tanti ragazzi con cui ho cominciato, pochi ce l’hanno fatta. E dalla Serie B in giù non è certo che corrano stipendi milionari".

"QUANTO GUADAGNO? NOI PIEMONTESI SIAMO RISERVATI..." - "Quanto guadagno? I miei investimenti? Non mi va di fare cifre, noi piemontesi siamo riservati su tutto, soldi compresi. Per quanto riguarda gli investimenti cerco di diversificare, se non altro per limitare i rischi. Da buon imprenditore mio padre mi ricorda sempre che ci vuole giudizio. Basta poco a bruciare anni di lavoro".

"ECCO PERCHE' NON HO PIU' UN PROCURATORE" - "Ho rinunciato al procuratore? In un calcio così articolato, pieno d’interessi e aspetti collaterali, i procuratori servono. Ho fatto questa scelta perché alla Juve mi sento come a casa e non manca chi mi consiglia. Ho più responsabilità ma aiuta a maturare".

“NON SOLO CALCIO, HO ANCHE ALTRI PROGETTI” – “Una professione alternativa al calciatore? Ho aperto un ristorante due anni fa, il Piazza Trento nella mia Chieri, ma quella non sarà mai una professione. Da ragazzo appassionato di geografia invidiavo gli agenti di viaggio. Poi ho preso un’altra strada. Fuori dal calcio oggi l’unico ruolo in cui mi vedo è da sostenitore della Fondazione Crescere Insieme al Sant’Anna Onlus e l’Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo”.

“FAMIGLIA TRADIZIONALE O SOCIETÀ MULTIETNICA? ENTRAMBE” – Bisognerebbe essere sia conservatori che progressisti. In Italia abbiamo capito tardi l’esigenza di aprirci al mondo dell'immigrazione. È un fatto culturale, e forse anche regionale. Noi piemontesi siamo un po’ ermetici anche tra parenti; al Sud, vedo la famiglia di Roberta, sono molto più solari. In ogni caso, tornando alla società multietnica, sono contento che il calcio sia servito. I cori razzisti? Sono minoranze rumorose, spesso fischiate dal resto dello stadio. Guardiamo la composizione delle attuali nazionali di calcio: sono il migliore spot per una società senza barriere razziali”.

“MONTI O RENZI? DIFFICILE…” – “Per chi voto? Come dicevo, noi piemontesi siamo molto riservati... Due parole sull’esperienza di Mario Monti e sulle ambizioni di Matteo Renzi. Monti s’è fatto un sacco di nemici, però con il casino che c’era prima si poteva davvero fare meglio? Difficile dirlo. Renzi sa comunicare bene, mi piace la ventata d’aria nuova che ha portato. Se lo voterei? Chi lo sa...”

“LA NASCITA DI UN FIGLIO E’ MOLTO PIÙ DI UNA VITTORIA” – “L’adrenalina provocata dalla vittoria è più intensa della nascita d’un figlio? So a che cosa si riferisce. Quando nacque il mio secondogenito Leonardo dissi che niente mi aveva fatto godere come lo scudetto. Ma soltanto perché era una cosa mai provata prima. È evidente che la nascita d’un figlio non ha paragoni”.

“LA SCONFITTA È DIFFICILE DA SMALTIRE” – “Quando le cose vanno male, penare al proprio ingaggio può consolare? All’ingaggio pensi quando firmi il contratto, non quando vai in campo. Dopo la finale agli Europei persa 4-0 con la Spagna ci sentivamo cani bastonati. Nessuno parlava, nessuno ha dormito. Delusione difficile da smaltire. Ero mortificato per come non fossimo riusciti a entrare in partita. Ci stava perdere, ma non in quel modo. Roberta mi ha aiutato molto”.

“LA STORIA CON ROBERTA E’ INIZIATA AL MARE”  - “Colpo di fulmine? Per me sì, la chiamavo, ero pronto a volare ma lei faceva la sostenuta. Poi una sera mi sono presentato su una terrazza al mare, in ginocchio, con anello in una mano e mazzo di fiori dall’altra. Ha detto di sì. Lei è un tipo diretto: non le manda a dire a nessuno. Ed è competitiva essendo stata campionessa italiana a squadre di tennis under 16. Insomma, ragazza tosta. Gelosi? Tutti e due. Io di lei perché è bella e perché sono spesso lontano da casa! Lei di me perché avendo più di 850 mila amici su Facebook... Quelle dimostrazioni, chiamiamole di simpatia, fanno piacere!”

“HO MOLTE PASSIONI, AMO LE AUTO AD ALTA VELOCITÀ” – “Ho una Ferrari GTO, una Lamborghini Aventador nera e una Jeep grigia. Tifo per il migliore, cioè Fernando Alonso. Cambiarlo con Sebastian Vettel? Vorrei vedere ad auto invertite chi vince...”


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