Il peccato originale
Massimo Reina
Lo avevamo scritto in tempi non sospetti. Non era disfattismo, ma logica. Pura e semplice logica. Eppure, alcuni, hanno finto di non capire e tutt’ora si ostinano a non farlo, scambiando la critica costruttiva, basata su fatti oggettivi, come una mancanza di fede (per cosa poi non è chiaro: verso Marotta? Verso un miracolo?). Si sono voltati dall’altra parte e hanno brindato per la confusionaria rivoluzione dei bianconeri, fomentati da qualche articolo di giornale, soprattutto anti-juventino, che mirava proprio a distrarre e illudere i “nemici” con sviolinate di comodo. Servizi scritti sghignazzando sotto ai baffi, lisciati subdolamente mentre dietro le loro scrivanie assaporavano la tiepida sensazione che qualcosa stesse per cambiare a favore delle squadre per le quali facevano il tifo. Speranza corroborata da un mercato juventino arruffato e caotico, perché non si è mai capito con precisione dove volesse parare, fra trequartisti cercati e mai trovati, campioni promessi e mai arrivati, soldi sprecati su doppioni o giocatori non da Juve. Aspettativa diventata purtroppo certezza in queste prime giornate di campionato.
Il calcio vero non è un videogioco, e si spera che in corso Galfer lo abbiano finalmente capito. Non basta sostituire un campione con un giovane per avere gli stessi risultati, né assemblare un undici di buoni pedalatori per poter competere sempre a certi livelli. Perché al netto delle potenzialità tecniche o della corsa, ci sono fattori che vanno al di là delle mere statistiche, e che “parlano” di esperienza, carisma e personalità. E quelle, signori miei, non le compri al mercato, né le puoi emulare. Ma innegabilmente, quando le hai, ti danno un grosso vantaggio, anche psicologico. Gli avversari tremavano quando Tevez prendeva palla e ne saltava un paio come birilli, si facevano il segno della croce quando c’era una punizione al limite e sulla sfera si avvicinava Pirlo. E sudavano freddo quando Vidal rubava la sfera a centrocampo e dopo un rapido uno-due si fiondava in area di rigore. Ma oggi?
Il peccato originale della Juventus è stato proprio questo: l’aver creduto che il calcio vero fosse un gioco virtuale. Il credere che ormai tutto le fosse dovuto, in automatico, o magari l’aver avuto paura di osare sul mercato, di fare l’ultimo passo, quello definitivo verso i grandi d’Europa, investendo meglio l’enorme molte di danaro che aveva a disposizione. E oggi è facile prendersela con Allegri, l’unico che ha probabilmente meno colpe di tutti in questo disastro. Di fatto si sono spesi 140 milioni di euro, eppure non sono bastati a sostituire i partenti Tevez, Pirlo e Vidal con fuoriclasse di pari valore. E questo nonostante la dirigenza dicesse che avrebbe preso solo giocatori da Juve, che i profili cercati erano uguali a quelli dei partenti. E poco importa che uno come Pirlo non nasce ogni giorno: anche gli Zidane non lo fanno, eppure Moggi riuscì a sostituirlo con un certo Pavel Nedved. Altre caratteristiche, certo, ma classe immensa. E poi l’Andrea nazionale e Carlitos potevano essere trattenuti ancora un anno. Bastava, insomma, continuare il lavoro compiuto fino alla finale di Champions, potando i rami secchi in organico e innestandone di nuovi. Qualche giovane si, ma anche campioni.
In fondo anche il pluri-decorato Barcellona di Neymar e Messi, sempre attento nel dare spazio ai ragazzi, non ha esitato la stagione scorsa a comprare Suarez e, nel rinnovare un paio di elementi a centrocampo, a tenersi ben stretti gli esperti Xavi e Iniesta, per un cambio di consegne morbido e non traumatico. Insomma, è vero che non si può sempre vincere, ma è altrettanto vero che se sei tu stesso a decidere di non farlo (sbagliando investimenti e strategie di mercato), beh, allora fa male. La cosa diventa insensata, immotivata, proprio perché non c’era l’esigenza di stravolgere così tanto e subito la squadra. Purtroppo, che piaccia o no, i fatti oggi dicono che è andata così, e il prossimo anno, se le cosse dovessero andare male come oggi, magari qualcuno verrà a dire ai tifosi che Pogba e Morata devono essere sacrificati per via di un bilancio poco florido dovuto alla stagione non esaltante. Ma nessuno verrà però mai a spiegare perché si è voluto arrivare a questo o non vi si è posto rimedio. Nel frattempo si andrà avanti con il leitmotiv del momento, e cioè che ci vuol tempo visto che ci sono molti giovani in squadra, come se bastasse quello per trasformare un discreto giocatore in Platini o Del Piero.


