ATTACCO AL POTERE
Caterina Baffoni
Di una cosa, ne siamo ragionevolmente certi e sicuri: Madama sei gol in 90 minuti non li prende da nessuno. Neanche se davanti vi è schierato il tridente più forte della storia recente del calcio: Messi-Neymar-Suarez. I bianconeri dal canto loro hanno un'ottima organizzazione quando e soprattutto gli avversari hanno la palla. Ricordate quando si pensava che il nuovo modulo, il 4-2-3-1, facesse aumentare i pericoli davanti a Buffon? Beh, smentito il tutto. Non è così, infatti la Juve difende con un 4-4-1-1 in pratica, contriuendo a tenere il baricentro abbastanza basso e senza aggredire palla al piede in contropiede. Concede pochissimo e produce folate di talento puro a palla appena riconquistata. Giocarsela a viso aperto coi blaugrana, può significare farsi del male, ma per gli altri e per coloro che non credono abbastanza alla competizione europea. Contro di loro, lo dice la storia, sarebbe più ragionevole presentarsi con un "pullman" davanti alla porta, modello Inter di Mourinho, o Chelsea del 2012 o Athleti di Simeone. Una squadra che non concede spazi al Barça ha risolto parte ma non tutto dell'enorme problema. La situazione tuttavia, appare ben chiara davanti ai nostri occhi: Madama recupera palla e con le verticalizzazioni di Pjanic, le sgroppate di Cuadrado e le transizioni di Dybala è già abbonata alla sicurezza.
Se allo Stadium la Juve dovrà sopperire all'infortunio stagionale di Pjaca, al quale mandiamo un forte in bocca al lupo, sull'altro fronte il Barça dovrà fare a meno di Busquets e Arda Turan. A quel punto Higuain e Mandzukic e soci dovranno avere una percentuale di conversione delle palle gol superiore alla media. Da non sottovalutare le palle inattive: il Barca, tolti Piqué, Busquets, e Umtiti se gioca, non ha grossi saltatori. Chi marca i vari Mandzukic, Bonucci, Chiellini e Khedira? Se per la Juve il problema è contenere soprattutto la "MSN", per il Barcellona la questione sarà tener sott'occhio un'intera imprevedibile formazione. L'attenzione tuttavia, più che al primo round di Torino dovrà focalizzarsi in quello che sarà l'inferno del Camp Nou. E' vero, Luis Enrique ha l'arma del tempio, il Camp Nou, da giocarsi in vista del ritorno. Ma non sottovalutiamo lo Stadium: palcoscenico dei trionfi bianconeri da 5 anni a questa parte. Tutto è possibile lì dentro e in terra catalana, con più di 100.000 persone a cantare e urlare a due passi dal campo. Insomma, se è vero ciò che affermava Nietzsche, quello del "ciò che non ti uccide ti rende più forte". Il più che lecito interrogativo in chiave calcistica non può che non proiettarsi sulla finale di Berlino del 2015, che tanto suona come occasione per "vendicarsi", sportivamente parlando.


