IL NEMICO IMMAGINARIO
Caterina Baffoni
"La Juve ruba!" O meglio: "prima odio la Juve, poi tifo la mia squadra". Eccolo qui, il grande classico italiano che accompagna ogni partita bianconera in territorio nazionale: il grande classico italiano come la pizza e gli spaghetti, i maccaroni e il formaggio perché tenta, seduce e consola. E’ come se fosse una giustificazione sempre firmata e accettata, prima di andare via dalla scuola. Un lasciapassare, che sia violento o immorale non importa, per superare indenni ogni esame di coscienza. Una spiegazione banale e semplice in un mondo in cui di spiegabile c’è sempre meno. Perchè se prima di ogni match bianconero, persino un sindaco di una nota città italiana come Napoli si permette di aizzare la folla buttandola sulla politica con un "Higuain come Salvini", o peggio: "è brutto vedere la 'Ndrangheta nel cuore della Juventus", non ci si può aspettare che il cittadino italiano e il movimento calcistico tutto, vivino in un clima di serenità. La sostanza non muta: la zizzania dell’odio, le caricature degli avversari tutti da corrotti ai nemici per antonomasia, il non dialogare mai o considerare ogni trasferimento di calciatori tradimenti da punire. Tutti interventi precisi e diretti agli estremisti della violenza. Tanti parleranno di «banale rivalità», ma c’è modo e modo di considerare questa "rivalità", magari col metodo feroce del risentimento populista.
Questi slogan di odio bianconero, altro non è che il rifugio di ogni crisi calcistica, la giacca blu che metti con tutto, che non impegna. Nel senso che la può indossare indifferentemente il tifoso per la sua litigata al bar, ma cade bene anche sulle spalle dell'atleta più rinomato, e di quella del politico di turno. O magari di un Taglialatela qualsiasi a cui è concesso tutto, pure di mentire alla luce del sole.
C’è però qualcosa che non quadra. Perché questo odio contro la Juventus? Voglio dire, qual è il movente di questo "killer" bianconero? Una volta si diceva che la società bianconera rappresentava il potere o, anzi, il Potere. C’era di mezzo la Fiat, la politica, i soldi e poi ancora Giraudo, Moggi, la cupola… Ma, a parte il fatto che nessuno sia mai riuscito a dimostrare in un processo addirittura penale che i famigerati campionati oggetto di indagine fossero effettivamente alterati, è innegabile come questo odio sia frutto di tutto un movimento che spinge e avvelena tutta la comunità, consapevole che le violenze isolate diverranno di massa.
Ebbene, messi da parte gli slogan che certificano il consueto «fastidio per chi vince sempre», i fatti di Juve-Milan di venerdì (sommati a quelli di Juve- Napoi e Juve-Inter di un mese fa) hanno avuto l’effetto di marcare una distanza mai registrata tra le due entità del calcio italiano: gli juventini e gli anti-juventini. Ma c'è di più, se si considera che il tutto si amplifichi notevolmente ad ogni vigilia di Napoli-Juventus, per la prima volta gli anti-juventini si sono ritrovati non a combattere singolarmente contro il presunto potentato bianconero, bensì a fare comunella e a compattarsi per condividere il rispettivo «sdegno». Nei migliori bar sport italici si parla dei «favori» o di semplice «sudditanza psicologica degli arbitri», il tutto facendo tirar fuori una brutta aria.
Cosa significa tutto questo pastrocchio? Nulla, se non che, forse, sarebbe il caso per tutti di darsi una calmata, anche solo per non farsi ridere dietro dall’eventuale non italiano che, venuto in Italia per la prima volta, inizia a chiedere: «Ma perché in Italia sono sempre tutti incazzati contro la Juventus? Combattono la fame nel mondo?». «No, ce l’hanno con la Juve». «E chi è la Juve? Un dittatore carnefice?». «No, una squadra di calcio odiata da tutti». «Ah... per questo? ». Il commento che se ne deduce, viene da sè. Vero?
Oggi la Juventus è la più debole fra le grandi in Lega sta all’opposizione dopo aver “perso le elezioni”, in Federazione non ha voce in capitolo e, anzi, è sempre in corso una causa di risarcimento milionario dei bianconeri contro la Figc. Andrea Agnelli, che combatte una battaglia talvolta donchisciottesca per delle sacrosante e indispensabili riforme, viene accusato di fatti insussistenti pur di far "notizia". Insomma, è difficile trovare un momento storico nel quale la Juventus non sia stata così marginale alla gestione del calcio e nel paese in generale. E quindi, alla luce di una simile debolezza, chi è questo fantomatico nemico che tutti chiamano "Juventus"? Che cosa pensa di ottenere facendosi aiutare? E da chi? Addirittura si è mossa l'intera classe politica per muovere accuse inesistenti su un probabile inserimento della mafia per l'acquisizione dei biglietti. Siamo di un altro pianeta.
Quale sudditanza psicologica si può nutrire nei confronti di un re senza corona, scettro e trono? Sapendo, oltretutto, che il linciaggio mediatico di chi sbaglia a favore della Juventus può toccare punte di inaudita ferocia.
Non è che il tutto, sia semplicemente il frutto di un "nemico immaginario" utile per tenere il popolo, per così dire, "a bada"?
Perché la rabbia di chi vede vincere l'avversario è assolutamente comprensibile e accettabile, come naturale complemento di una grande sfida, ma contro la Juventus viene amplificata fino a sfociare nell'assurdità?
L'odio brucia, e spesso con sè brucia anche la ragione.
Siamo alle solite. Rientra tutto nella norma. Siamo italiani, per fortuna o purtroppo, come sosteneva il grande Gaber.


