SOTTOBOSCO - Var iniqua e oscena, protocollo pensato male. Juve vittima di una casistica non prevista. Questo è un altro sport, l'errore sta nel manico. E C.T. è contento così...
Andrea Bosco
OSCENA VAR
Se anche Paolo Casarin sostiene che “a Bergamo la Var ha corretto gli errori arbitrali“ allora siamo alla frutta. A Bergamo va in scena la seconda casistica non prevista, protagonista - e chi se no? - la Juventus. Come nella prima giornata, con il debutto assoluto del Var allo Stadium. Il problema si scopre, è “il protocollo“, messo a regime da signori pronti per Villa Arzilla.
Di questo passo, assisteremo all'annullamento di un gol regolare, per precedente bestemmia o per un peto sparato in faccia ad un avversario. L'ineffabile Procura Sportiva Federale lo considererebbe certamente un insulto “semi-fecale".
Il protocollo è fatto da uomini. Viene tarato sulla base di principi assodati in cento anni di calcio. Ma è come andare al distributore di benzina e farsi “tarare“ le gomme: poi andare in strada con la gomme tese come una corda di violino o semi-sgonfie.
Il protocollo della Var è stato pensato male. Anzi malissimo. E allora capita che a Bergamo alla Juventus venga fischiato un rigore a favore che non c'è. E che soprassieda, la Var, su un macroscopico penalty ai danni di Higuain.
Sul gol annullato, Damato si attiene - dopo il richiamo - al protocollo Var. Che impone di far concludere l'azione prima di sanzionare un precedente fallo. Ma la casistica emersa a Bergamo non era stata prevista. Lo svizzero - in possesso palla - sgomita su Gomez che lo sta aggredendo alle spalle. Il calcio è uno sport di contatti: in Inghilterra un non fallo del genere non lo fischierebbero. Ma supponiamo che l'azione dell'elvetico (male la sua partita) fosse da sanzionare. Se lo era, era da rosso: fallo da rosso diretto. Non giallo, dopo che l'azione per 20 secondi continua, lo svizzero che crossa e Mandzukic che la mette alle spalle di Berisha.
Questo non è più calcio. Questa è un'altra disciplina sportiva. La Var è iniqua, oscena: con la pretesa, tra l'altro, di essere giusta. La Var che non vede la doppia trattenuta di Spinazzola a Firenze su Astori è una Var mediocre, con un protocollo da magliari. La Var vede quello che vuole, in base ad un protocollo discutibile e pieno di buchi. A Benevento viene pescato un fuorigioco che neppure il righello super-preciso di Adriano Galliani avrebbe saputo cogliere. La Var ad Udine con tre rigori di fila, inscena una farsa alla Feydeau con porte girevoli tra amanti e cornuti. Non è la giustezza della Var ad Udine ad essere in discussione: è il metro di giudizio, differente in altri campi e in altre partite.
In ogni caso la Var intimidisce: il Cagliari che esce asfaltato al San Paolo, torna nella sua isola senza aver commesso un solo fallo da ammonizione. Semplicemente surreale.
L'errore sta nel manico: la Var andava sperimentata almeno per due stagioni. Diciamo il primo nel campionato Primavera. Il secondo in Cappa Italia, prima di arrivare ad attivarlo in serie A .
E poi c'è la discrezionalità della Var che non toglie l'errore arbitrale. Togliere gli errori che pare a lei: secondo - ma neanche tanto - protocollo.
Io non metterò più piede in uno stadio italiano nel campionato di serie A. Mi sento preso in giro dalla Var. Mi sento castrato dalla Var. E immagino che la medesima sensazione abbiano anche i giocatori. Che accidente esultate dopo un gol, magari dopo che la banda arbitrale ha convalidato? Trattenete l'esultanza. E fatela caso mai esplodere dopo un paio di minuti. Dopo avere avuto il permesso della Var. Tutto diventa, finto al limite dell'irreale. Come andare per strada al rallentatore, camminando con la tempistica della Var. Provate a parlare o a scrivere con i tempi della Var: questa ultima riga verrebbe “proo-vaa- teee“ ecc .
A Bergamo ci sono i meriti dell' Atalanta e i demeriti della Juventus. Le cose buone e gli errori. Non mi addentro. Il risultato è equo. Salomone non avrebbe saputo fare di meglio. Anzi: se Dybala avesse insaccato il rigore, l'Atalanta avrebbe avuto di che recriminare. E di molto.
Ma immagino che Carlo Tavecchio sia contento così: per dare contezza della sua inutile presidenza, incapace o impedito di fare le riforme, si è buttato a pesce sulla Var per offrire uno squillo di tromba. Ad un calcio italiano, assopito su se stesso, sui suoi egoismi, sui suoi inguaribili mali .
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