Napoli-Juve: il bello del calcio servito per mano dell' ex
Giulia Borletto
Ecco il bello del calcio. Passi una settimana a sentirti secondo, anzi terzo, a sentirti dire che dovresti essere felice di riuscire ad ottenere un pareggio, senza che nessuno si ricordi che sulla maglia hai lo stemma di una delle società più vincenti di tutta Europa. Prima ti si fa male Higuain, viene operato alla mano e rimane in forse fino a 24 ore prima della partita, poi si fa male Mandzukic, che neanche parte per Napoli e su cui avevi fatto affidamento al 100% e devi reinventarti tutto, sperando che proprio il Pipita non ti dica all'ultimo: "La mano mi fa troppo male non ce la faccio". Nonostante tutti questi se e questi ma, il tabellone del San Paolo cosa indica in questo inedito venerdì sera di Serie A? Napoli 0, Juventus 1.
Uno schiaffo morale per i tifosi partenopei difficile da digerire e una iniezione di fiducia incredibile per quelli juventini, ora ad un punto dalla vetta, Inter permettendo. Lo schiaffo poi è ancora più sonoro perchè la rete della vittoria porta il nome proprio del caro vecchio "core ingrato", di quel giocatore che il pubblico del San Paolo ha riempito di fischi dal riscaldamento in avanti, giustificando cosi l'esultanza con tanto di mani sulle orecchie per sentirli meglio. L'Allegrismo batte il Sarrismo, e forse per una volta si potrebbe anche dire un "bravo" al tecnico livornese, messo in discussione più volte da agosto ad oggi e forse sempre troppo sottovalutato.


