LE CICATRICI DA CUI SPUNTANO LE ALI
Caterina Baffoni
Una prova perfetta da parte di una squadra che ha mostrato tutte le doti della propria compattezza e caparbietà con un' unità d'intenti che hanno fatto della Signora un fortino di equilibrio, forza e scaltrezza nel saper attendere e attaccare al momento giusto. Non è stato facile inseguire chi ha usurpato con un pizzico di spavalderia un posto che per Madama, diciamocelo, era quasi diventato scontato, addirittura troppo facile se non noioso da agguantare, e invece no, perchè proprio come affermava il Trap, un tipo che di bianconero se ne intende: "La Juve è come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne rispunta sempre un'altra" . La vittoria della Juve al San Paolo scuote le fondamenta del Napoli e di tutto il campionato, semmai ce ne fosse stato davvero il reale bisogno di sottolinearlo, perchè il messaggio psicologico che arriva da questi tre punti è fortissimo: la Juve può distrarsi fisiologicamente dopo 6 scudetti consecutivi, può concedere finchè non trova il proprio asset organizzativo, può deconcentrarsi, ma quando si alza l'asticella, quando viene stuzzicata nel proprio orgoglio raramente sbaglia. Ma soprattutto ritrova il proprio marchio di fabbrica: una solidità difensiva con zero gol subìti tra Barça, Crotone e Napoli. +Dato da non sottovalutare, visto che il potenziale offensivo di questa squadra ne descrive la propria natura, scardinando la pretesa che soltanto una difesa robusta possa arrivare ad agguantare il tricolore. Caratteristica essenziale, vero, ma anche la capacità di essere letali al momento opportuno sfoderando il meglio del proprio repertorio offensivo non può essere accantonato, e la Juve ce ne sta dando esempio.
Doveva essere la notte del Pipita, sia per il suo trascorso partenopeo che per il suo presente dettato da un insolito infortunio alla mano e così è stato: scatenato, pericoloso e sempre pronto a dare una mano al gruppo con i recuperi seppur non sempre troppo impeccabili. Così come Dybala, utile ed efficacie in fase di interdizione e di sacrificio in una posizione molto arretrata per dare una mano alla manovra. Insomma: il braccio(o meglio, la mano, in questo caso) e la mente. Per chi l'aveva definita in modo abbastanza insolito "La madre di tutte le partite" finisce così: nella miglior sceneggiatura in bianconero e nero, con i campioni d’Italia che in classifica si portano a -1 dai partenopei e che hanno fatto dell'esperienza, della compattezza di squadra e della proprio solidità mentale il vero proprio punto di forza, contro qualsiasi formula estetica del calcio.
La vera novità, per una Juventus che in questo inizio di stagione ha faticato molto a risalire il campo, si è vista nei ribaltamenti di fronte, soprattutto della prima frazione di gioco. Ogni volta che si recuperava palla, vi era la netta sensazione di poter arrivare in porta con una facilità disarmante, grazie alla perseveranza delle tre punte che pure in fase di non possesso hanno seminato il panico, evidenziando i limiti in fase di aggressione da parte di un Napoli che poteva solo inseguire l’azione offensiva, incapace di contrastarne la dinamicità.
Di conseguenza, la fisicità, la velocità e l'attenzione minuziosa ai dettagli hanno reso precisa la retroguardia juventina, con un De Sciglio sempre pulito negli interventi e preciso, ma soprattutto un Benatia in stato di grazia che si è sempre imposto non mostrando mai l’idea di soffrire nonostante larghe fasi del secondo tempo in cui sostanzialmente Madama non è quasi mai riuscita ad allontanarsi dalla propria trequarti, gestendo con grande tranquillità i numerosi cross: una mossa tattica azzeccata da parte del mister Allegri, che impedendo le pericolose percussioni nel centro del campo dei partenopei, ha fatto fluire il gioco sugli esterni impedendo al gioco del Napoli di potersi realmente sviluppare.
Per quanto i molti errori tecnici palla al piede abbiano impedito alla Juve di alzare il baricentro, le strette linee del centrocampo sono state quasi impeccabili. Non è un caso se il giocatore chiave delle azioni offensive bianconere sia stato individuato nell'esterno, in questo caso Douglas Costa: il più bravo ad attaccare in spazi larghi, con una conduzione che gli ha consentito di coprire ampie porzione di campo palla al piede. E da lui sono nate le occasioni più nette del match: chiaro segnale di come sfruttare il proprio potenziale offensivo di queste ali, sia una chiave di lettura tattica fondamentale per Madama, che non solo le permette di penetrare l'area avversaria, ma addirittura di raggiungere equilibrio col supporto dei centrocampisti facendosi protagonista di recuperi "alla Mandzukic" nella propria area giusto per intenderci.
Solida nella pressione sulla palla, la Juve spiega le ali e si apre quando riparte e si stringe quando si difende: impeccabile nella gestione mentale ed emotiva. Questa Signora si sta pian piano ritrovando grazie a quello spirito e quella determinazione nel provare ad "andar oltre" che non si traduce in facile retorica, ma in realtà dei fatti dimostrata dalla prestazione che quando c’è sacrificio collettivo e spirito d’intenti, la Juve non lascia scampo a nessuno, sorretta da quella forza e da quella classe di gruppo, di abnegazione e di volontà di chi non vuol mai essere domo.
Dai Partenopei al Partenone la strada è breve, ma un piccolo passo in avanti in ottica campionato è stato appena compiuto. Ora testa ad un'Atene che mostra in palio quegli ottavi di finale da conquistare con gli stessi occhi, la stessa tenacia e la stessa grinta di chi è consapevole che da quelle cicatrici di Cardiff apportate sulla schiena, possano spuntare solo delle ALI per volare in alto, verso la gloria di chi fa dell'unione, del credo sportivo, della perseveranza e dello spirito di sacrificio e di sofferenza la propria forza e arma letale.
Metaforicamente e tatticamente parlando.


