La strategia della Juventus con il talento di Adzic è quella più giusta
Prestarlo per farlo crescere. Altrove. Perché a Torino, Vasilije Adzic ha pochissimo spazio. Ha giocato la 'miseria' di 130 minuti in questa Serie A e la sfida dove è sceso maggiormente in campo era durante la gestione Igor Tudor. Quinta di campionato, Juventus-Atalanta 1-1, 59' soltanto. Con Luciano Spalletti, invece, Adzic ha visto praticamente solo la panchina in campionato, i sette minuti contro il Lecce suonano più come un cammeo che come una dimostrazione di fiducia e considerazione come parte integrante delle rotazioni dei titolari.
Pure in Champions, la storia non è cambiata, al massimo un tempo contro il Bodo Glimt a fine novembre nella vittoria esterna in Norvegia. Poco, pochissimo, per un giocatore che ha grandissime doti, qualità e prospettive. Vero che è cresciuto all'ombra di super campioni, di giocatori dalla grande esperienza internazionale con cui misurarsi ogni giorno alla Continassa. Ma i ragazzi, come Adzic, hanno bisogno di giocare.
Per questo la strategia è la più opportuna. Lasciarlo andare in prestito, il pressing del Parma per averlo sembra quello ideale per uno come lui. Perché in panchina c'è Carlos Cuesta che non guarda alla carta d'identità, perché lui come il dg Federico Cherubini condivide con Adzic il passato nella Juventus (e nel settore giovanile bianconero) e perché i ducali hanno un gioco a livello tattico affine alle caratteristiche del montengrino.
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