FCSB, CIsotti si racconta: "Sono passato dalla C rumena all'Europa League in due anni"
Juri Cisotti è passato dalla A maltese alla Serie C rumena nel giro di tre anni. E nel giro di altri tre anni si ha giocato contro Fenerbahce, Bologna e Feyenoord, sempre da titolare. Difficile pensare come qualcosa, più del calcio, ti possa svoltare la vita anche senza saperlo. Ora, invece, è al FCSB di Bucarest, con condizioni meteo complicate, considerato che pochi giorni fa c'è stata una nevicata da 20 centimetri.
Bucarest va bene una nevicata.
Sì, assolutamente (sorride). Fa parte del pacchetto. È un’esperienza positiva: io sono arrivato a gennaio dell’anno scorso e nei primi sei mesi è stato tutto incredibile. Siamo andati avanti in Europa, abbiamo superato i playoff contro il PAOK e siamo usciti contro il Lione. Abbiamo vinto il campionato. Non abbiamo mai perso una partita in quel periodo. È stato quasi un sogno.
Quest’anno invece?
"Abbiamo iniziato male. Nei gironi di Europa League abbiamo fatto il nostro, ma in campionato non siamo partiti benissimo. Ci mancano 4-5 punti rispetto a dove vorremmo essere. Le aspettative erano alte dopo quello che avevamo fatto l’anno scorso ma ogni stagione ha la sua storia e ci siamo ritrovati in una situazione diversa".
Ha mai avuto dubbi sulla scelta FCSB?
"No, è stata sicuramente una scelta giusta. È una piazza bellissima, le condizioni sono ottime e la qualità della vita è molto buona. Non rimpiango nulla".
Che atmosfera si respira allo stadio?
"In Europa League vengono 25-30 mila persone. Contro il Fenerbahce c’erano 28 mila tifosi, l’atmosfera è davvero bella. In campionato magari facciamo 10-12 mila spettatori, anche per il clima: l’ultima partita con la neve non so neanche quanti ce ne fossero. Ma le notti europee sono speciali per tutti".
Partiamo dall’inizio...
"Ho fatto l’Academy al Donatello, a Udine, un buon settore giovanile. Poi il primo anno di Primavera alla Triestina e successivamente al Chievo Verona".
Che ambiente era il Chievo?
"Una società organizzatissima, anche per la Primavera. Centro sportivo di alto livello, ristorante, appartamenti: ci davano condizioni ottime per vivere e giocare bene. I risultati si sono visti: un anno siamo usciti in semifinale, l’anno dopo – quando ero già andato via – hanno vinto lo Scudetto Primavera".
Ha giocato poco in Italia rispetto al tuo percorso estero.
"Sono andato a Latina, neopromossa in Serie B. Ho fatto una ventina di presenze. Non era facile: non c’erano cinque sostituzioni o dieci giocatori in panchina come oggi. Dovevi guadagnarti anche cinque minuti di recupero. La concorrenza era fortissima. Abbiamo perso la finale col Cesena. Poi sono andato a Spezia, stagione simile, con più di 20 presenze".
E il Rijeka?
"Non mi sono adattato allo stile di gioco, non sono riuscito a convincere l’allenatore. Era un’altra nazione, avrei dovuto fare di più e non ci sono riuscito".
Poi l’infortunio a Vicenza.
"Sono arrivato l’ultimo giorno di mercato di gennaio, a marzo mi sono rotto il crociato. Stagione finita senza praticamente giocare. Ho ricominciato a Spezia a ottobre-novembre, tra Coppa Italia e campionato, ma poi per scelte di lista ho dovuto liberare".
Ed è andato a Caserta.
"Partite molto sentite, bei ricordi. Buon campionato, ma nel girone C le trasferte sono davvero impegnative".
Poi la decisione di andare a Malta.
"Non trovavo squadra in B, in Serie C non avevo fatto grandi numeri. Piuttosto che scendere in Serie D in Italia, ho scelto l’estero per aprirmi il mercato. Dopo un crociato era fondamentale tornare a giocare 20 partite da 90 minuti".
La rifarebbe?
"Sì, assolutamente. Doveva essere un anno o massimo due, poi è arrivato il Covid e sono rimasto tre stagioni. Però quell’anno in più mi è servito tantissimo: ho lavorato con Andrea Pisanu, mi ha aperto un mondo nuovo. Sono cresciuto molto. Ho avuto compagni con curriculum importanti, come Denilson (ex Arsenal). Certo, andare a Malta è una scommessa: otto volte su dieci la perdi".
Poi è andato all'Otelul.
"Arrivavo da Malta e ho scelto di andare in Liga 3, la Serie C rumena. Era fine agosto: potevo aspettare una Liga 2 e rischiare di restare senza squadra. Ho scelto l'Otelul Galati, club storico costruito per salire. Abbiamo stravinto e fatto una doppia promozione".
È stato più facile giocare in Liga 1?
"Paradossalmente sì. Il livello è basso, forse due squadre forti per girone. La difficoltà sono le trasferte e i campi complicati. La Liga 2 è un buon campionato per mettersi in mostra e in Superliga alcune squadre sono meglio di una Serie B italiana. Le neopromosse magari hanno stadi piccoli, ma il livello generale è buono".
Si rivede in italia?
"Non è un obiettivo. Sto bene all’estero. In Europa non mi sposterei: ho 32 anni, cambiare Paese e rischiare di non ambientarmi sarebbe un passo falso che non posso permettermi. Mi sono creato il mio ambiente qui. Asia o Arabia? Non ci ho mai pensato, non ho avuto offerte. Preferisco concentrarmi sul presente, senza farmi film".
"Ho chiuso bene il 2024 con quella vittoria in Europa League, due assist nell’ultima mezz’ora contro il Feyenoord. Anche tra Fenerbahce e Csíkszereda ho fatto bene. Speriamo di continuare così".
Che futuro le si para davanti?
"Ho un contratto che copre questa stagione e la prossima. Non conosco le intenzioni del club, possiamo parlarne. Sto molto bene qui, vedremo".
È soddisfatto della sua carriera?
"Sì. Spero di avere ancora anni davanti. È stata una bella esperienza sportiva e umana: ho conosciuto posti e culture diverse. Mi piacerebbe restare nel calcio anche dopo, ma non so ancora in quale ruolo".
Come vede il movimento rumeno?
"Prima del mio arrivo mi raccontavano del dominio del Cluj e delle partecipazioni in Champions. C’è stato un periodo meno brillante tre o quattro anni fa, ma ora il calcio rumeno è in crescita. Si investe negli stadi e nelle strutture, arrivano giocatori importanti. Quest’anno noi e il Craiova siamo andati in Europa. È un movimento in sviluppo positivo".
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