Allegri non c'entra nulla con la strategia Furlani. E viceversa. Tare tra incudine e martello: su quali basi può andare avanti questo progetto Milan?
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale, conduttore per Radio Sportiva
Il Milan rischia di gettare al vento dieci mesi di lavoro. Dopo la sconfitta contro il Sassuolo che ha reso ancor meno scontato il ritorno in Champions League, Allegri ha provato a richiamare all'ordine i suoi calciatori. "Non buttiamo via tutto", ha detto. L'appello era diretto a una squadra che a Reggio Emilia è sembrata sulle gambe e con poche motivazioni, che ad aprile ha segnato un solo gol e nelle ultime cinque giornate ha incassato tre sconfitte. Una lenta e lunga agonia iniziata dopo aver perso la scia dell'Inter, un trend che può avere conseguenze nefaste e imprevedibili dovesse il Milan non centrare un obiettivo che solo poche settimane fa sembrava scontato.
Il calendario ora dice Atalanta, Genoa e poi Cagliari, la prima e la terza in casa. E' un calendario che da qui alla fine dà una mano ad Allegri, ma se tra cinque giorni non arriverà una vittoria altro che calma. Però oggi a prescindere dai 270 minuti finali c'è un ragionamento ancora più ampio da fare: ha senso per Allegri e Furlani andare avanti insieme?
Gli accordi stipulati la scorsa estate vanno in questa direzione: con la qualificazione in Champions per il manager livornese scatterà un contratto anche per la stagione 2027/28. Altri due anni a circa sei milioni di euro l'anno. Sono cifre che lo inchiodano sulla panchina rossonera, che naturalmente porteranno alla conferma perché poi il contratto ribadisce una volta di più che quello era l'obiettivo. "La Champions cambia il mercato per 100 milioni", ha ricordato Allegri. Sacrosanta verità. Ma quale mercato?
Per Giorgio Furlani dev'essere quello più funzionale a un fondo d'investimento. L'acquisto di giocatori di 22-23-24 anni, ingaggi e cartellini alla portata. Calciatori che se all'altezza del Milan poi dopo qualche anno possono essere protagonisti di plusvalenze, altrimenti cedibili anche subito. Perché Jashari anche dopo un'annata complicata può trovare una via d'uscita, eventualmente un altro club pronto a dargli un'altra chance. Perché Estupinan proprio come accaduto con Emerson Royal anche se si è rivelato un mezzo flop avrà comunque modo di riciclarsi. Di reinventarsi. Ha costi e ingaggi alla portata di tante società.
Massimiliano Allegri ragiona invece con tutt'altra testa. La scorsa estate ha spinto per l'ingaggio di Luka Modric e per l'arrivo di Adrien Rabiot. Era molto meno convinto di tutti gli altri e infatti come sta finendo la stagione? Chi sono stati i migliori giocatori e quelli che hanno avuto più spazio tra i volti nuovi? Allegri vuole calciatori pronti e non scommesse. Per la prossima estate ha chiesto Leon Goretzka, 31enne in scadenza col Bayern Monaco. Per l'attacco punta Gabriel Jesus o Dusan Vlahovic. Pochi innesti ma di altissimo valore. Tanta spesa, rendimento immediato, ma anche nessuna prospettiva di plusvalenza.
Come due visioni così differenti possano andare avanti insieme per un progetto a medio-lungo termine è complicato capirlo e non sarà certo l'eventuale qualificazione in Champions a modificare queste dinamiche. Allegri un anno fa fu chiamato dopo il no di Italiano per ridare serenità a un gruppo che sembrava allo sbando: in parte quel lavoro è riuscito, ma oggi a emergere sono soprattutto due concezioni di Milan molto diverse. Con Tare che fa (o prova a fare) il lavoro di mediatore dall'alto di una posizione scomodissima.
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