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Milan: l’obiettivo americano e le parole del “Confa”. Napoli: Sarri… insidia Conte. Inter: la tecnica “a togliere” di Chivu e il budget per il mercato. E la carta d’identità contestata di Farioli e FabregasTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Fabrizio Biasin

Milan: l’obiettivo americano e le parole del “Confa”. Napoli: Sarri… insidia Conte. Inter: la tecnica “a togliere” di Chivu e il budget per il mercato. E la carta d’identità contestata di Farioli e Fabregas

Napoli pensa al cambio o almeno così pare: fuori Conte, dentro… Sarri. A quanto risulta, il tecnico della Lazio sarebbe il primo nella lista di De Laurentiis se il programmato incontro tra il patron e l’attuale allenatore dovesse terminare con una fumata nera. Ecco, come andrà questo incontro? Difficile immaginarlo, ma la sensazione è che Conte confermerà di voler restare alle sue condizioni (un altro mercato importante) e il patron gli farà notare che, forse, è giunta l’ora di fare un po’ di player trading. Morale: la via della separazione è più probabile rispetto a quella della prosecuzione insieme, soprattutto se si pensa ai danni collaterali di quest’anno - da Lucca a Lang fino a Beukema - decine e decine di milioni investiti per accontentare a tutti i costi il tecnico senza badare alla logica. Tornerà Sarri? Non c’è alcuna certezza, ma già il fatto che la cosa non sia impossibile… è una notizia. Nella stagione in cui Fabregas è stato a più riprese stuzzicato come “il giochista” che se ne fotte della concretezza, buttiamo là due dati: il Como ha attualmente la miglior difesa della serie A e il secondo miglior attacco. In genere questa cosa vale in scioltezza il primo o il secondo posto, mentre quest’anno “solo” l’attuale sesto che, però, è “solo” fino a un certo punto. La verità è che la divisione tra allenatori giochisti e risultatisti era una cazzata prima e lo è ancor di più ai giorni nostri: esistono solo quelli che sanno o non sanno trasmettere la loro idea di calcio ai giocatori. Fabregas ci riesce alla grande e la stagione del Como è una bellezza a prescindere da come finirà. Farioli, per dire, è un altro fenomeno. Crolla anche l’ultima linea di difesa dietro cui si arroccavano i suoi detrattori: all’età di 37 anni ha già vinto un campionato nazionale di alto livello. Per ciò che ha fatto negli ultimi tre anni con Nizza, Ajax e Porto stiamo (già) parlando di uno dei dieci migliori allenatori d’Europa. Prende il Nizza nono e lo porta in Europa. Prende l’Ajax peggiore degli ultimi anni e lo porta a un punto dal PSV (oggi una corazzata in Olanda). Prende il Porto e domina il campionato. La carta d’identità è un limite solo per chi ce li ha, i limiti. A tal proposito non si può non celebrare la cavalcata nerazzurra griffata Cristian Chivu, oggi osannato a più non posso (“io l’avevo detto che era bravo!”), l’estate scorsa guardato come si guardano i gatti che invadono la tangenziale nell’ora di punta. È stato un gigante perché, pur non avendo esperienza, ha scelto di non scopiazzare nessuno e ha portato avanti le sue idee di gestione, modernissime, quelle che puntano a “togliere” piuttosto che a “mettere”: in certe condizioni meglio un allenamento in meno che un allenamento in più, meglio un abbraccio che un’incazzatura, meglio sorridere che esasperare le tensioni. Il resto lo abbiamo visto sul campo, con una squadra capace di tenere il buono del 3-5-2 inzaghiano e di mescolarlo con un’idea di calcio fatta di verticalità e aggressione alta. Lautaro: “Chi non vuole restare se ne deve andare, il mio messaggio è chiaro”. Era il 30 giugno 2025: quel giorno nessuno avrebbe firmato per lo scudetto dell’Inter, solo dieci mesi dopo il titolo è stravinto. In casa nerazzurra ragionano già sulla rosa 26/27 con tanti nomi che allettano in entrata (da Muharemovic a Vicario, da Palestra al sogno impossibile Paz) e altrettanti che saluteranno (da Darmian ad Acerbi fino a Frattesi e non solo). La (semi) certezza? Il budget per il mercato: circa 40/45 milioni da sommare al grano raccolto con l’imprescindibile e ormai arcinoto player trading. Sul Milan il discorso è sempre lo stesso, anche se non tutti la pensano alla stessa maniera. Allegri si è arenato, ma salvo cataclismi raggiungerà l’obiettivo Champions. Non è sufficiente per fare le capriole, ma visto quel che è accaduto l’anno passato è già molto. Quello che conta, però, lo ha detto ad alta voce Confalonieri l’altra sera: “Cardinale ha una banca che ha una squadra di calcio, che gli frega di vincere?”. È tutto in questa frase e in questa ulteriore domanda: la proprietà del Milan si gode il piazzamento o è infuriata per non aver fatto di più? Se la risposta è “son contenti così” significa che non hanno capito cos’è il Milan. O lo hanno capito e comunque non intendono cambiare impostazione. Che è pure peggio. A proposito di Arsenal-Atletico 1-0 (due tiri in porta a testa in 90 minuti) mi sento di dire solo una cosa: c’è chi ha contestato Psg-Bayern 5-4. E ancora grazie per l’uomo che sei stato, Alex Zanardi.