Morata sul futuro: "Spero di restare al Como, ma capirei se mi lasciassero andare"
L'attaccante Alvaro Morata ha parlato di molti aspetti meno conosciuti che lo riguardano al podcast "El camino de Mario", con Mario Suarez. Ecco alcune delle sue dichiarazioni a partire dal Como: "Fabregas? Cesc passerà alla storia come allenatore. È così intelligente che ha preso il meglio da ogni allenatore che ha avuto, e ne ha avuti di ottimi".
Sul suo futuro: "Spero di restare al Como, ho un contratto, ma tutto può succedere. Magari l'allenatore mi lascerà andare. Magari hanno altre opzioni e lo capirei perfettamente perché non è stata una buona stagione per me. Mi piacerebbe molto giocare per il Getafe, ma pensandoci bene, non credo di essere mentalmente pronto a giocare in Spagna. Dover affrontare i commenti della gente quando si va a giocare negli stadi... quello che dice la gente mi influenza ancora molto. Ma ho capito che non posso cambiare chi sono".
Parlando di sé, spiega: "Com'è Morata come compagno di squadra? So di aver aiutato molto e di aver avuto un ruolo importante all'Europeo. Quando arrivo in una nuova squadra, ci sono sempre due o tre compagni che mi dicono che non si aspettavano che fossi così. Io sono come se avessi ancora 14 anni. Mi piace divertirmi, creare un buon ambiente e fare stare bene le persone che lavorano con me. Non sono mai stato egoista. So che avrei potuto segnare molti più gol e ottenere più successi personali se fossi stato più individualista, ma ho sempre considerato il calcio uno sport di squadra. È stato l'anno più duro della tua carriera? Avevo la possibilità di giocare un Mondiale e tanti obiettivi davanti a me. Poi sono arrivati problemi familiari, situazioni difficili da gestire emotivamente e l'infortunio più grave della mia carriera, che mi ha tenuto fermo per oltre tre mesi. Non ero abituato. Poi torni e senti il tempo che passa, vedi che non giochi, che la squadra va alla grande e tu non puoi dare una mano. Sono entrato contro la Fiorentina e ho segnato. Nella partita successiva ho aiutato molto la squadra. Alla terza gara dal rientro, però, sono stato espulso per doppia ammonizione a causa di una reazione impulsiva. Nonostante tutto, è stato un viaggio meraviglioso. Portare il Como in Champions League è stato qualcosa di incredibile", ha detto ancora Morata.
Sul significato di vincere la Champions League: "È incredibile per ciò che rappresenta e per la sua storia. La finale persa contro il Barcellona con la Juventus mi ha lasciato per sempre la sensazione di chiedermi cosa sarebbe successo se avessimo vinto. Ricordo ancora l'arrivo all'aeroporto e quei 40.000 tifosi bianconeri. Le due Champions vinte con il Real Madrid sono state qualcosa di straordinario, ma al tempo stesso quasi normale per quello che rappresenta quel club. Vincere la Champions ha un significato diverso a seconda del posto in cui la conquisti".
Sull'esperienza alla Juventus: "Se il posto migliore in cui ho giocato sia Torino? Sì, sono stato molto felice lì. Ho avuto la fortuna di giocare in tanti posti. La gente ride quando dico 'Il mio sogno era giocare lì'. Chiedete a un bambino se gli piacerebbe giocare nelle squadre in cui ho giocato io. Perché lasciai il Real per la Juve? Per cercare di costruirmi un nome e una storia tutta mia. In quel periodo giocavo poco nel Real Madrid e arrivò un club come la Juventus, per il quale ero il trasferimento più importante degli ultimi anni. Mi sentii molto apprezzato. Tanta gente mi diceva che avrei dovuto andare in prestito. Le opzioni erano Wolfsburg e Juventus. Un giorno, parlando con mio padre e con Juanma López, mi dissero di andare alla Juve e affidarmi al destino. Quell'anno arrivammo in finale di Champions League e vincemmo tutto in Italia. Fu incredibile", ha detto ancora Morata.
Sul Mondiale: ""Luis mi ha chiamato e ovviamente sapevo che non sarei andato ai Mondiali. Capisco che sia così. Non meritavo di essere nella lista. Ovviamente, sai che è la tua ultima occasione per giocare un Mondiale. È stata dura. Ho passato un periodo davvero difficile con la nazionale ma, allo stesso tempo, è ciò che amo di più nel mondo del calcio e nella mia vita. Quindi, sono triste. Devo tornare a divertirmi, a lavorare con il mio club e spero che un giorno potrò tornare in nazionale. Quando sono stato escluso dalla rosa per i Mondiali del 2018, credo che sia stato quello il momento in cui la mia carriera ha subito una svolta in termini di autostima e di fiducia in me stesso. Lopetegui mi ha chiamato e mi ha detto che non sarei andato. È difficile tornare a casa e pensare: 'Perché non quattro attaccanti e perché quattro terzini destri?' La Spagna è andata a quei Mondiali con Nacho, Azpilicueta, Carvajal e Odriozola. Io ero uno dei giocatori che segnava di testa di più. E poi vedi la partita in Russia, dove hanno eliminato la Spagna con cross che arrivavano da tutte le parti", ha proseguito Morata.
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