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Juve, Spalletti: "Felice del mercato. Ma i ko di Yildiz e Thuram limitano ciò che abbiamo costruito"TUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 11:36Serie A
di Lorenzo Di Benedetto

Juve, Spalletti: "Felice del mercato. Ma i ko di Yildiz e Thuram limitano ciò che abbiamo costruito"

Il tecnico della Juventus, Luciano Spalletti, ha parlato a Sky Sport dopo la chiusura del calciomercato, affrontando vari argomenti relativi alle tante trattative affrontate dai bianconeri. Il mercato è finalmente chiuso: un suo bilancio? "Non esiste più il mercato perfetto, esiste il mercato possibile. C'è un lavoro di scouting che va a individuare calciatori seguiti, calciatori che piacciono per diverse caratteristiche. Poi c'è la situazione che capita in modo improvviso, a cui devi saperti adattare come in campo: a volte fai un piano di azione e gli altri sono più bravi, devi adattarti a quello che succede nelle dinamiche. I nostri direttori sono stati molto bravi a inserirsi nei contesti giusti e ad adattarsi a quello che offriva il mercato. Abbiamo coperto le nostre necessità di ruolo e portato a casa diversi calciatori. È stato un lavoro lungo, per certi versi difficile, perché non hai la possibilità di scegliere e prendere quello che vuoi fin dall'inizio: devi essere bravo a coprire quei ruoli e a portare calciatori funzionali che alzino il livello della squadra, perché quella è la cosa fondamentale. Avere inserito calciatori dalla Premier League, abituati a un calcio veloce, fisico, dove le possibilità di pensiero si riducono molto, è qualcosa che porterà il livello della nostra squadra più in alto". Tra gli ultimi arrivati c'è Nick Woltemade, lei aveva spesso chiesto un attaccante di peso. Lui è alto un metro e 98, ma non ha proprio le caratteristiche del centravanti d'area. Come ci lavorerà? "Intanto non rimarrà sorpreso dai colori, era già in bianconero al Newcastle, è un vantaggio. Poi lui unisce due mondi nel modo di giocare. Di solito chi ha la sua fisicità e la sua altezza è più finalizzatore e meno relazionale con la squadra, più attaccante di area. Invece lui è molto bravo nel venire a giocare con la squadra, è leggero nella tecnica, conosce il calcio, sa venire a palleggiare sulla trequarti e poi attaccare gli spazi in modo improvviso. Ha fisicità, quindi il colpo di testa e la finalizzazione dentro l'area sono materia che, gli piaccia o no, dovrà imparare a memoria, perché lui ama venire a giocare al calcio. È bravo a reggere botta fisicamente, e da quando l'ho conosciuto sorride continuamente: è felicissimo di essere qui, e questa è già una cosa importante". Sei punti nelle prime due partite, due clean sheet. Cosa le è piaciuto di più e cosa di meno? "Mi sono piaciute molte cose della squadra in queste due partite. Quello che ha fatto il Frosinone dopo la partita con noi chiarisce le idee a chi non era rimasto soddisfatto della nostra prima prestazione. Cerco sempre di essere pignolo per trarre qualcosa in più da quello che fa la squadra, però ha fatto molte cose bene. Non mi sono piaciute un paio di situazioni che abbiamo concesso, perché non siamo stati bravi a mantenere l'equilibrio o a prevenire quei pericoli quando avremmo potuto farlo diversamente. Abbiamo rischiato, però potevamo evitarlo. Per il resto abbiamo tenuto molto la palla, cercato varie soluzioni: giocate orizzontali, cambi di gioco per attaccare dal lato opposto, verticalizzazioni veloci, cross dalla linea di fondo. Su questo dobbiamo migliorare, ci sono molte possibilità che dobbiamo saper cogliere meglio". Tra le cose negative ci sono gli infortuni gravi di Yildız e Thuram. Quanto perde la Juventus? "Vanno messi a fianco del mercato fatto, perché sono perdite importanti che limitano quello che abbiamo costruito. Yildız, inutile girarci intorno, è il calciatore più forte che abbiamo a disposizione. Lo aspettiamo a braccia aperte, ci fa piacere che l'operazione sia andata bene. Khephren ci ha colto un po' di sorpresa, eravamo convinti di averlo messo nelle condizioni di darci tutto con le sue qualità, che sono moltissime e difficili da trovare in altri calciatori. Per questo Sarr potrebbe avere queste caratteristiche: rompe il fraseggio, conosce tutte le zone del campo, lo vedi arrivare a duemila all'ora sulla linea difensiva avversaria, lo vedi in ripiego sulla linea difensiva a fare contrasto. Ha fisicità, copertura di campo ampia, qualità tecnica e sa inserirsi nel gioco di squadra". Nico Gonzalez, Douglas Luiz e Koopmeiners due anni fa erano stati grandissimi colpi di mercato, poi avevano deluso. Adesso sembrano tutti rinati. Che tasto ha toccato? "In tutte le aziende, in tutti i contesti, si parla di gestione delle risorse. Anche noi dobbiamo essere bravi a gestirle, a capire i calciatori e a metterli nelle condizioni di esprimere le loro capacità dentro il gioco di squadra. Nico Gonzalez è un calciatore che sa giocare corto e poi esplodere sul lungo, sa abbinare comportamenti diversi in contesti diversi. Quando siamo venuti addosso ha recuperato la palla del secondo gol con una pressione importantissima, e di solito non è facile trovare negli attaccanti questa disponibilità a fare cose che non danno premio immediato. Quando è entrato domenica sembrava dire: o la vinciamo tutti insieme, o ci penso da me. È caratterialmente fatto così, e ha l'abitudine a partite di alto livello che viene dalla Nazionale e dal Mondiale. Douglas Luiz è uguale: conosce il gioco, si porta dietro competitività, forza e velocità della Premier League, pensavo avesse poco raggio d'azione e invece me lo trovo alla bandierina, continuo a doverlo frenare perché il suo ruolo richiede anche attenzione alle ripartenze avversarie. Koopmeiners va lasciato un po' tranquillo: ha conoscenze di gioco totale, lo hanno usato da trequartista, io da centrocampista basso, sa dare palla e inserirsi, sceglie traiettorie e corridoi con una pulizia e una forza di passaggio che sono la base dei calciatori forti. Domenica ha tirato tra le gambe dell'avversario e la palla è passata di lì. Bisogna aiutarlo a riconoscere le proprie grandi potenzialità". L'Inter è campione in carica. Pensate di poterla impensierire per lo Scudetto o l'obiettivo è solo tornare in Champions? "L'obiettivo per noi riguarda la profondità del nostro percorso. Vogliamo trovare motivazioni quotidiane, giorno dopo giorno, che facciano la differenza nella ricerca dell'obiettivo finale. Da un punto di vista di titoli bisogna creare quella pressione, i bambini quando ti aspettano fuori dal cancello ti dicono quello che dicono tutti: bisogna vincere, quest'anno bisogna vincere. Ho capito che bisogna vincere. Però intanto creiamo un contesto di lavoro corretto, perché si vincerà fra sette, otto mesi se sarà possibile contendere qualcosa a qualcuno. In questi mesi conta il percorso, conta il modo di lavorare, conta come entri la mattina nello spogliatoio e come trasferisci agli altri la voglia di sviluppare cose che ti aiutino a vincere la prossima partita. Senza un lavoro sano e serio non c'è spazio per la superficialità nel nostro club e nella nostra squadra". Tra poco arriva l'Europa League. Siete tra le favorite: sentite questa responsabilità? "Sì, sentiamo la responsabilità di quello che è stato l'entusiasmo dello stadio contro il Parma, pieno, tutti che spingono insieme a te. Vogliamo avere queste responsabilità, non possiamo esimerci dal tenerle. Vestire questa maglia, giocare in questo club significa avere un'attesa, una curiosità. Bisogna però giocare le partite, e come l'anno scorso alcune situazioni ci sono costate molto: dobbiamo lavorarci affinché non risuccedano, essere bravi a respingere i pericoli. L'infortunio di Yildiz alla prima partita ci ha già dato un segnale su quello a cui dobbiamo mirare". Domenica c'è il big match con il Milan, profondamente rinnovato. Cosa l'ha colpita di loro? "Vado sempre a studiare il modo di allenare degli avversari, perché se ne traggono spunti da trasferire ai propri calciatori. Il Milan ha fatto un mercato importantissimo ed è stato bravo a vincere le prime due partite giocando bene: si vede la mano dell'allenatore, il disegno tattico. Anche se giovane, ha già fatto esperienze molto importanti. Mi aspetto una squadra organizzata, sarà fondamentale mantenere l'equilibrio, perché è sempre l'equilibrio che trova le soluzioni. Se lasci spazi o situazioni di disordine diventa difficile, perché i calciatori ce li hanno forti, abituati a partite di livello. E perché è il Milan".

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