Antognoni a 360° gradi al Festival di Trento: "Tornare alla Fiorentina? Non dipende da me"
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Daniele Najjar
Daniele Najjar
Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento
Oggi alle 10:48Serie A
autore Daniele Najjar
03.10.2026 10:48Serie A
Il grande ex campione della Fiorentina e della Nazionale si racconta al fianco di Luca Calamai, poi sul futuro: "Ora ho un'età in cui devo stare tranquillo"
Nella città di Trento è in corso il Festival dello Sport, edizione 2026. Al fianco di Luca Calamai (con cui ha scritto la sua autobiografia) e Mimmo Cugini, è tornato a parlare l'ex campione della Fiorentina e della Nazionale Italiana, Giancarlo Antognoni. Lo ha fatto a Palazzo Benvenuti, nel panel "Una vita da dieci" (come dal libro che racconta il suo percorso). Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
Il tuo primo idolo è stato Rivera.
"Sì, seguii i miei genitori e mio fratello simpatizzando per il Milan e per Rivera, da lì nasce anche la prima passione per il numero 10. Da piccolo giocavo in casa con un pallone di carta o di stoffa, forse così ho cominciato a migliorare i miei piedi. Poi mi trasferisco a Perugia e da lì si comincia a parlare di calcio un po' più importante".
Arriva la Fiorentina e ne diventi un'icona. Hai pensato, agli inizi, che non te ne saresti mai andato?
"Intanto va detto che il primo impatto è stato travolgente. Dopo un paio di partite in Primavera ho fatto subito il salto in A, con Liedholm che era propenso a lanciare i giovani: 'Guarda che domenica giochi con il Verona', mi disse dopo tre gare".
Fai l'esordio con l'Olanda di Cruijff.
"L'Olanda in quegli anni spadroneggiava con un gioco moderno. Ci siamo adeguati a un modo di giocare cui non eravamo abituati, abbiamo ceduto ai due gol di Cruijff. Se fu la prima scintilla per l'Italia che stava nascendo? Sì, venivano scelti giocatori che poi divennero la base sia per il Mondiale del '78 che dell''82. Sottolineo che allora non c'erano stranieri: l'allenatore aveva la possibilità di pescare un po' da tutte le parti"
A Firenze nessuno ti metteva in discussione...
"È così. Qualcuno la può pensare diversamente, ma pochi, anzi quasi nessuno. Potevo anche giocare male, ma tutti mi dicevano che avevo fatto bene".
La stagione 1981/82 non fu semplice.
"Un anno difficile, ma altrettanto bello per la vittoria del Mondiale. Ma prima è stata dura con l'infortunio pesante che ho avuto. Le conseguente però sono state positive: dopo 4 mesi sono tornato a giocare con la Fiorentina che si giocava il titolo contro la Juve".
Hai pensato mai di dover smettere nei momenti duri?
"I farmaci mi hanno un po' debilitato, mi rallentavano i riflessi. Di comune accordo con i medici li tolsi tutti e piano piano tornai alla normalità. L'ultima giornata a Cagliari l'abbiamo giocata al di sotto delle nostre possibilità, giocando una partita molle anche se con un gol annullato a Bertoni. Forse eravamo condizionati dal risultato sull'altro campo, dove la Juve ha vinto a Catanzaro. C'è stata un po' di polemica. Lo spareggio ha creato un problema, ci abbiamo rimesso noi".
Anche al Mondiale ci sono state polemiche, poi è scattato qualcosa.
"Tre pareggi che ci hanno permesso di andare avanti a fatica, poi c'erano Argentina e Brasile. Il fatto di aver vinto con l'Argentina campione del Mondo e con un Maradona in più: ci ha galvanizzati. Con il Brasile ci fu l'exploit di Paolo Rossi. Io feci il quarto gol, che mi annullarono: lo metto anche quello. Con il Var forse potevano cambiare le cose sia a Cagliari che con il Brasile (sorride, n.d.r.)".
Hai perso la finale.
"Purtroppo nella foto di Coverciano ci sono, ma in piccolo, non sono fra gli undici. Un piccolo rimpianto".
Nessuno ha tante presenze con la numero 10 in Nazionale.
"Un riconoscimento che difficilmente sarà raggiungibile da qualcun altro. Difficile che possano raggiungere le mie presenze con il numero 10, grazie anche a Bearzot".
La Nazionale ti ha dato gratificazione anche negli ultimi anni.
"Con la Fiorentina ho fatto sì 15 anni importanti, ma non ho vinto quasi niente, purtroppo. La Nazionale mi porta sicuramente un riconoscimento maggiore, è importante per tutti".
Un 10 alla Antognoni nell'Under 21?
"Ci sono i giocatori bravi italiani, dovrebbero 'sfruttarli' di più, farli giocare. Capisco anche gli allenatori: non ho mai voluto farlo perché mi sarebbe dispiaciuto lasciar fuori giocatori. Gli allenatori determinano oggi anche la tipologia dei giocatori, oggi il 10 è solo un numero. Andrebbe sfruttato di più il giocatore di fantasia che può cambiare la partita. Sempre con questi passaggi che fanno addormentare qualcuno...".
Antognoni, Baggio, Totti, Del Piero. Tutti hanno fatto la storia del proprio club, nessuno ci lavora oggi.
"Una domanda che mi sono sempre fatto anche io. Io ho lavorato nella Fiorentina. Secondo me giocatori di questo calibro servono anche per calmierare le tifoserie, personaggi così riescono a mediare fra questioni che nascono fra l'ambiente e la società".
Cecchi Gori, Della Valle, Commisso. Rapporti?
"Cecchi Gori è un passionale, tifoso della Fiorentina in primis. Un presidente importante, sono stato 10 anni con lui. Poi ci siamo divisi: a me andava bene Terim, lui scelse di cacciarlo. Ma oggi l'unica persona con cui parla sono io, gli altri amici che aveva intorno li ha allontanati, è un riconoscimento. Su Della Valle: pensavo mi prendesse in considerazione all'inizio, lo ha fatto quando è andato in difficoltà con la gente. L'ho capito, non sono un bischero, ma accettai di andare alla festa dei 90 anni, ad una condizione: che mi prendesse in considerazione come poi ha fatto. Su Commisso: ero già dentro, l'ho presentato io ai fiorentini. Sembrava una persona tranquilla e normale, poi ci sono state delle vicissitudini con il povero Barone. Poi non è che sia stato trattato molto bene, ma di certo non da Commisso".
Da lì nasce la frattura che ha portato alla tua assenza per la festa del Centenario.
"Non è per i tifosi, loro non c'entrano e rimangono i numeri uno. Quando andai in scadenza di contratto andai in contrasto con Barone, mi proponeva un ruolo un po' denigratorio. Ero in prima squadra e mi proponeva un ruolo nel settore giovanile. Mi piace lavorare con i giovani, ma non accettai in quel momento. E mi ero ripromesso: questa gliela faccio pagare e al Centenario non ci vado. Il tifoso non deve mettersi contro di me perché è stata una scelta mia che avevo fatto cinque anni prima. La dignità non me la gioco con nessuno".
Mastantuono: vedi delle somiglianze con te?
"No, più vicino a Baggio, anche se parlo solo di caratteristiche ovviamente. Una ragazzo interessante, che ti punta e cerca il gol".
È già un fuoriclasse?
"Ci vuole tempo, se no il Real non te lo dava, ma ha le caratteristiche per diventare determinante per qualsiasi squadra in prospettiva. Il Real lo manda in giro per farsi le ossa".
L'Argentina ha Nico Paz e Mastantuono dopo il ritiro di Messi. In Italia perché non abbiamo talenti che emergono così?
"Gli italiani oggi giocano poco, quello è l'handicap oggi. Gli allenatori oggi non rischiano mai il giovane a 18-20 anni. I giocatori ci sono, guardate i risultati Dall'Under 17 in poi. Però manca il salto con la Nazionale maggiore. In giro giocano poco. Noi abbiamo Pisilli, Liberali, ma quello un po' è il problema e dobbiamo andare a prendere chi gioca all'estero. Non è molto piacevole".
Vedi un futuro alla Fiorentina?
"Questo non lo so, non dipende da me. Ho raggiunto un'età in cui devo stare tranquillo. Con l'Under 21 sono tranquillo, un ambiente nel quale non incido magari sulle scelte ma dove posso dare consigli ai ragazzi. Anche se non dici nulla, basta la presenza e loro ti rispettano".
Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento
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